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mercoledì, Agosto 17, 2022

Perché diversi malati di covid rimangono positivi per mesi?

Secondo uno studio del King’s College di Londra essere positivi per mesi al covid può dipendere da età, peso e sesso. Vediamo come.

Malati di covid positivi per mesi

Uno studio pubblicato su Nature e condotto dai ricercatori del King’s College di Londra dell’University College di Londra,  ha analizzato i dati di oltre quattromila persone risultate positive alla malattia e affetti dai sintomi a lungo termine di Covid-19.

I sintomi potrebbero essere legati a diversi fattori come l’età, l’indice di massa corporea (BMI) e il genere del paziente, oltre che al numero di sintomi comparsi durante la prima settimana.

Carole H. Sudre del King’s College di Londra ha dichirato che  il 2,3 per cento dei pazienti considerati nello studio ha mostrato sintomi a distanza di ben 12 settimane dalla diagnosi.

I ricercatori hanno considerato 4.182 casi di Long Covid, definito così per la manifestazione della malattia oltre 28 giorni, valutando le informazioni raccolte dai pazienti tramite l’app Covid Symptom Study nel periodo compreso tra il 24 marzo e il 2 settembre 2020, durante il quale oltre quattro milioni di persone si sono registrate sull’applicazione. Successivamente sono stati selezionati solo gli individui che soddisfacevano i criteri di inclusione per studiare la durata dei sintomi persistenti di Covid-19.

Lo studio ha evidenziato che il 13,3 per cento dei partecipanti ha riportato sintomi dopo 28 giorni, mentre circa il 2,3 per cento manifestava ancora difficoltà a distanza di 12 settimane dalla diagnosi, tra cui affaticamento, mal di testa, dispnea e anosmia.

La presenza di sintomi a lungo termine è stata osservata in maggioranza  nei casi di obesità, tra gli anziani e nei pazienti di genere femminile.

I sintomi più comunemente riportati oltre i 28 giorni erano stanchezza (97,7 per cento dei casi) e mal di testa (91,2 per cento), ma non mancavano casi di problemi cardiaci (6,1 per cento), difficoltà di memoria o concentrazione (4,1 per cento).

A che punto è la ricerca sui vaccini anti-Covid di seconda generazione?

Carole H. Sudre ha così commentato:

Il nostro modello potrebbe essere utilizzato per identificare gli individui che presentano un rischio più elevato di sperimentare Long Covid. Sappiamo che l’infezione può manifestarsi con un ampio spettro di gravità, che spazia dalle forme asintomatiche fino alla possibilità di decesso del paziente.

Il nostro studio prospettico potrebbe contribuire a definire delle condizioni che rendono più elevato il rischio di sperimentare una forma grave di Covid-19 e individuare i metodi più efficaci per intervenire in questo senso.

Il limite della ricerca, al momento, come sottolineato dagli stessi autori, è il campione non del tutto rappresentativo dei partecipanti, costituito prevalentemente da donne e adulti, e caratterizzato dalla sottorappresentazione della popolazione anziana tra i pazienti positivi per mesi.

Qualunque generalizzazione dovrebbe essere ben ponderata  saranno, infatti, necessari ulteriori studi per comprovare i nostri risultati. È fondamentale quantificare il pericolo di Long Covid per distribuire in maniera ottimale le risorse sanitarie disponibili e adottare misure adeguate al recupero tempestivo dalla malattia ed evitare il più possibile il diffondersi di casi tra i pazienti positivi per mesi.

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