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mercoledì 14 Aprile 2021
PanIl valore dell'acqua forse non ci è ancora chiaro

Il valore dell’acqua forse non ci è ancora chiaro

È il simbolo stesso della vita, la risorsa naturale per eccellenza che, tra scarsità e contaminazione, resta la più minacciata. Forse non ci è ancora chiaro il valore dell’acqua.

Il valore dell’acqua

Siamo nel 2021, con la pandemia in corso che ci ha ricordato la forza della natura incontrollabile, ancora fatichiamo a renderci coscienti dl nostro ruolo nell’ecosistema, della nostra dipendenza dalle risorse naturali e non il contrario.

La questione dell’acqua in questo è essenziale, centrale: il 30% della popolazione mondiale oggi non ha accesso all’acqua potabile, il 55% non dispone di servizi igienici adeguati ed oltre 3 miliardi di persone fanno uso di acqua altamente inquinata, con gravi conseguenze per la salute. Questi dati diffusi dalle Nazioni Unite sono la fotografia allarmante delle disuguaglianze connesse ancora oggi all’accesso all’acqua: nonostante sia un bene essenziale per la sopravvivenza degli esseri viventi e per la salute pubblica, scarseggia per oltre 2,2 miliardi di persone nel mondo, che  fanno i conti quotidianamente con gravi carenze idriche.

E dunque occorre continuare a ricordare all’opinione e alla coscienza pubblica che mai come oggi è necessario promuovere un consumo idrico più responsabile e consapevole, lanciando un monito ai decisori politici sull’urgenza di garantire la disponibilità di acqua potabile e sicura ad ogni essere vivente, indipendentemente dalla sua provenienza geografica e sociale.

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Le minacce all’acqua

Produzione alimentare

L’acqua è pesantemente minacciata dall’incremento demografico, dal crescente consumo ed inquinamento dell’agricoltura su larga scala e della grande industria, in particolare quella mineraria. Secondo il rapporto faro della FAO “The State of Food and Agriculture 2020”  la produzione alimentare consuma da sola il 70% delle risorse mondiali di acqua dolce, non solo nella coltivazione e nell’allevamento degli animali ma anche per la trasformazione degli alimenti, che ne richiedono un grande impiego. Questa situazione mette a repentaglio la sicurezza alimentare in aree del mondo già caratterizzate da stress idrico a causa dei cambiamenti climatici.

Siccità

Tre miliardi di persone vivono in zone agricole colpite da livelli estremamente alti di scarsità di risorse idriche; di questi, il 44% è distribuito in zone rurali e il resto in piccoli centri urbani delle regioni rurali, prevalentemente in Asia orientale e sudorientale, nell’Africa settentrionale e sub-sahariana. La scarsità d’acqua non deve però essere considerata una minaccia a noi lontana. Anche l’’Europa meridionale, compresa l’Italia o la California negli Stati Uniti ne soffrono in misura sempre maggiore a causa della siccità e di una cattiva gestione della rete acquedottistica.

 

Conflitti

Alla base di alcuni movimenti migratori e di molti conflitti sociali c’è la crisi idrica. È, infatti, attorno a questa risorsa, considerata il nuovo oro, che si combattono e si combatteranno sempre più guerre. Le condizioni climatiche estreme di certi territori sono acuite dal fenomeno del water grabbing, ovvero l’accaparramento illegittimo delle risorse idriche da parte di attori politici (Stati, autorità) o economici (come le multinazionali dell’agroindustria), che conduce a situazioni di grave instabilità sociale e quindi all’innesco di conflitti feroci.

Controllo forzato di laghi, fiumi, mari, sottratti alle comunità locali o a intere nazioni, per progetti di agrobusiness di larga scala con conseguente inquinamento delle acque, privatizzazione dei canali di distribuzione che molto spesso si traduce in una vera e propria occupazione militare del territorio.

Attualmente, i principali focolai di tensione sono individuabili intorno a fiumi interstatali, come il Nilo (riserva idrica per molti Paesi africani), l’Indo in Pakistan (i cui affluenti nascono in India), il Tigri e l’Eufrate, da cui dipendono Siria e Iraq, che si trova sotto il controllo della Turchia, il Mekong in Asia che bagna ben sei stati (Cina, Myanmar, Thailandia, Cambogia, Laos e Vietnam). Storico è invece il contenzioso tra Israele e Palestina per la gestione delle risorse idriche.

Infrastrutture obsolete

Un  fattore di inasprimento dei problemi idrici è l’inadeguatezza della gestione delle infrastrutture idriche e della protezione dei bacini idrografici.

In Europa orientale, nell’Asia centrale, in America Latina, in Cina, India e Indonesia troviamo le situazioni peggiori sotto questo punto di vista, a causa di un massiccio sottoinvestimento nell’ammodernamento e nell’efficientamento delle infrastrutture idriche, con gravi rischi per la salute e l’ambiente.

Le conseguenze negative si riflettono anche sul piano economico visto che la mancanza di sistemi di distribuzione idrici moderni, comporta un prezzo molto più alto che l’utente finale deve pagare per l’acqua rispetto a quanto accade nei paesi in cui tali sistemi esistono.

Anche l’Italia vanta un tasso di dispersione delle proprie reti idriche di oltre il 41%, secondo quanto riporta l’ultimo report Istat sul Censimento delle acque per uso civile, riferito al2018. In poche parole  sprechiamo sempre  più acqua a causa di una rete idrica sempre più obsoleta.

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Acqua mercificata

Sottoporre l’acqua alla speculazione finanziaria, rendendola a tutti gli effetti una merce, come sta avvenendo, apre a scenari che inevitabilmente porteranno all’emarginazione di territori, popolazioni, piccoli agricoltori e piccole imprese, più di quanto non abbia già fatto la gestione privata di questa risorsa, che ha contribuito in modo massiccio alla crisi idrica mondiale.

Molto resta ancora da fare per la salvaguardia delle risorse idriche e dei diritti delle comunità locali, per ottenere che l’acqua sia riconosciuta e tutelata come bene comune, ad esempio attraverso la costruzione di strumenti giuridici internazionali che garantiscano effettività al diritto umano universale all’acqua, mettendo definitivamente fine alla sua mercificazione.

A Sud

 



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