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lunedì 24 Gennaio 2022
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Onu: Emissioni gas serra da record, eventi estremi ormai sono la normalità

Il rapporto State of the Globale Climate 2021 dell’Organizzazione meteorologica mondiale è stato presentato in occasione della Cop26 di Glasgow.

Onu: “Eventi meteorologici estremi sono la nuova normalità. Emissioni gas serra da record”

Le concentrazioni record di gas serra nell’atmosfera e l’associato calore accumulato hanno spinto il pianeta “in un territorio inesplorato, con ripercussioni di vasta portata per le generazioni attuali e future”. All’attuale tasso di aumento delle concentrazioni di gas serra “entro la fine di questo secolo assisteremo a un aumento della temperatura di gran lunga superiore agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, che andavano da +1,5 a +2 gradi rispetto ai livelli preindustriali“, puntando a stare “ben al di sotto” dei +2 gradi. La Cop26 “è un’opportunità decisiva per rimetterci in carreggiata”.

Così Petteri Taalas, segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale-Omm (World Meteorological Organization-Wmo), l’agenzia meteorologica delle Nazioni unite, presentando il rapporto State of the Global Climate 2021, pubblicato nel giorno di apertura della Conferenza sul clima a Glasgow.

Gli ultimi sette anni è molto probabile possano risultare i sette più caldi mai registrati, spiega il rapporto. Un temporaneo evento di raffreddamento ‘La Niña’ all’inizio dell’anno “potrebbe far sì che il 2021 si piazzi ‘solo’ dal quinto al settimo posto quale anno più caldo mai registrato”, ma questo “non nega o inverte la tendenza a lungo termine dell’aumento delle temperature”. 

L’innalzamento globale del livello del mare “ha accelerato dal 2013 fino a raggiungere un nuovo massimo nel 2021, insieme al continuo riscaldamento degli oceani e all’acidificazione degli oceani”.

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Lo State of the Global Climate 2021 è un rapporto realizzato da diverse agenzie con informazioni e dati raccolti fino alla fine di settembre 2021. Raccoglie indicatori climatici chiave come temperature, condizioni meteorologiche estreme, calore e acidificazione degli oceani, aumento del livello del mare, ghiaccio marino e ghiacciai. Lo State of the Global Climate 2021 evidenzia inoltre gli impatti socioeconomici, compresi quelli sulla sicurezza alimentare, sui movimenti di popolazioni e gli ecosistemi.

Le concentrazioni record di gas serra nell’atmosfera e l’associato calore accumulato hanno spinto il pianeta “in un territorio inesplorato, con ripercussioni di vasta portata per le generazioni attuali e future”.

All’attuale tasso di aumento delle concentrazioni di gas serra “entro la fine di questo secolo assisteremo a un aumento della temperatura di gran lunga superiore agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, che andavano da +1,5 a +2 gradi rispetto ai livelli preindustriali“, puntando a stare “ben al di sotto” dei +2 gradi.

La Cop26 “è un’opportunità decisiva per rimetterci in carreggiata”. Così Petteri Taalas, segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale-Omm (World Meteorological Organization-Wmo), l’agenzia meteorologica delle Nazioni unite, presentando il rapporto State of the Global Climate 2021, pubblicato nel giorno di apertura della Conferenza sul clima a Glasgow.

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Gli ultimi sette anni è molto probabile possano risultare i sette più caldi mai registrati, spiega il rapporto. Un temporaneo evento di raffreddamento ‘La Niña’ all’inizio dell’anno “potrebbe far sì che il 2021 si piazzi ‘solo’ dal quinto al settimo posto quale anno più caldo mai registrato”, ma questo “non nega o inverte la tendenza a lungo termine dell’aumento delle temperature”.

L’innalzamento globale del livello del mare “ha accelerato dal 2013 fino a raggiungere un nuovo massimo nel 2021, insieme al continuo riscaldamento degli oceani e all’acidificazione degli oceani”.

Lo State of the Global Climate 2021 è un rapporto realizzato da diverse agenzie con informazioni e dati raccolti fino alla fine di settembre 2021. Raccoglie indicatori climatici chiave come temperature, condizioni meteorologiche estreme, calore e acidificazione degli oceani, aumento del livello del mare, ghiaccio marino e ghiacciai.

Lo State of the Global Climate 2021 evidenzia inoltre gli impatti socioeconomici, compresi quelli sulla sicurezza alimentare, sui movimenti di popolazioni e gli ecosistemi.

Circa il 90% del calore accumulato nel sistema Terra è immagazzinato nell’oceano. Nell’Oceano profondità superiori ai 2mila metri nel 2019 hanno continuato a riscaldarsi raggiungendo un nuovo record, ma “un’analisi preliminare basata su sette serie di dati globali suggerisce che il 2020 possa aver superato quel record”, segnala il rapporto.

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Tutti i set di dati, comunque, concordano sul fatto che “i tassi di riscaldamento degli oceani mostrano un aumento particolarmente forte negli ultimi due decenni prevedendo che l’oceano continuerà a riscaldarsi in futuro”.

Gran parte dell’oceano, prosegue lo State of the Global Climate 2021, ha subito almeno una “forte” ondata di caldo marino nel 2021, con l’eccezione dell’Oceano Pacifico equatoriale orientale (a causa di La Niña) e gran parte dell’Oceano Australe.

Il mare di Laptev e Beaufort nell’Artico ha subito ondate di calore marino “gravi” ed “estreme” da gennaio ad aprile 2021.

L’oceano assorbe circa il 23% delle emissioni annue di CO2 di origine antropica nell’atmosfera e quindi sta diventando sempre più acido.

“Il pH della superficie dell’oceano aperto è diminuito a livello globale negli ultimi 40 anni ed è ora il più basso da almeno 26mila anni”, avverte il rapporto, e gli attuali tassi di variazione del pH sono “senza precedenti almeno da allora”.

Inoltre, quando il pH dell’oceano diminuisce, diminuisce anche la sua capacità di assorbire CO2 dall’atmosfera. I cambiamenti globali del livello medio del mare derivano principalmente dal riscaldamento degli oceani, a causa dell’espansione termica dell’acqua di mare e dello scioglimento del ghiaccio terrestre.

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Misurato dall’inizio degli anni ’90 da satelliti altimetrici ad alta precisione, “l’innalzamento medio globale del livello medio del mare è stato di 2,1 millimetri all’anno tra il 1993 e il 2002 e di 4,4 mm all’anno tra il 2013 e il 2021, un aumento di un fattore 2 tra i periodi”, a causa “principalmente alla perdita accelerata di massa di ghiaccio dai ghiacciai e dalle calotte glaciali”.

Il 14 agosto è stata osservata per diverse ore pioggia sulla Summit Station, il punto più alto della calotta glaciale della Groenlandia (3.216 metri), e la temperatura dell’aria è rimasta sopra lo zero per circa nove ore, “non ci sono precedenti segnalazioni di piogge sul Summit“. È la terza volta negli ultimi nove anni che sul vertice della calotta si verificano condizioni di fusione, le carote di ghiaccio indicano che solo uno di questi eventi di fusione si è verificato nel XX secolo.

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Fonte: Agenzia DiRE. «www.dire.it»

 

 

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