La diffusione di pratiche moraleggianti nei giudizi politici ha creato distacco dalla stessa facendola apparire come tutta uguale ed “inquinatrice” della convivenza civile, aprendo la strada alla semplicità del “pensiero forte”.
Sociologia di una politica quotidiana e la deriva del “pensiero forte” …
1 – Relazione tra “giudizio morale”, “giudizio estetico”, “giudizio dialettico”.
Es. A)
Vado a comprare le mele da un fruttivendolo che mi è antipatico (giudizio morale).
Egli non mi piace come gestisce il negozio, come si rapporta ai clienti, come considera l’igiene, etc. (giudizio estetico).
Perché’ allora continuo ad andare da lui? Perché’ non voglio che chiuda per mancanza di clientela! Infatti se lui chiudesse, l’unico altro fruttivendolo disponibile tenderebbe ad alzare i prezzi per mancanza di concorrenza (giudizio dialettico).
Es. B)
Migranti arrivano sulle nostre spiagge su mezzi di navigazione arrangiati.
Dobbiamo accoglierli o respingerli? (giudizio morale)
Se li accogliamo come gestiamo il loro arrivo?
Li accogliamo tutti? Dove li ospitiamo? Quanto siamo disposti ad investire per accoglierli?
Suscita ciò reazioni nella popolazione nostrana? (giudizio dialettico)
Es. C)
La città e sommersa dai rifiuti perché una discarica non è sufficiente a raccoglierli.
Va aperta un’altra discarica? Si costruisce un inceneritore? Si trasferiscono in un altro paese con aggravio di costi? (giudizio morale)
Si aumenta la tassa sui rifiuti? Si accetta di costruire una discarica con un comune limitrofo? Qual è il reale impatto ambientale ed economico? Si avvia un servizio di raccolta differenziata? (giudizio dialettico)
Es. D)
Una installazione tecnologica è proposta nel territorio del nostro comune.
Va respinta perché’ giudicata inquinante e va di “moda” essere ecologisti? (giudizio morale/estetico)
Qual è il suo reale impatto? Si può mitigare? Quale è il rapporto vantaggi/svantaggi? (giudizio dialettico)
Insomma il “giudizio morale/estetico “attiene ai perché’ delle cose, ai sogni, ai desideri, alle aspirazioni, agli aspetti “esteriori”, etc.
Il “giudizio dialettico” attiene alla valutazione delle opportunità, dei vantaggi/svantaggi, dei programmi, delle azioni, della scelta dei tempi e delle alleanze, alla prassi realizzativa, concreta fattibilità, etc.
La politica matura non può e non deve trascurare nessuno dei giudizi. Non può compiere l’errore di applicare i giudizi stessi in modo errato, per esempio scambiando i tempi di applicazione o mancandone uno.
Nel senso sopra descritto si evidenzia una “autonomia” della politica dalla morale. Cioè non sempre il desiderio o l’aspirazione possono essere soddisfatti. Infatti nel passaggio alla dialettica si può evidenziare una chiusura verso la loro realizzazione.
A questo tipo di ragionamento fanno riferimento espressioni del tipo: “la politica è l’arte del possibile”, “la politica è l’arte della scelta del male minore”, “non vanno confuse sociologia e politica perché’ essi sono strumenti complementari“, etc.
Nello stesso tempo non sempre in nome della “concretezza” o del “realismo politico” si può accettare di soprassedere al giudizio morale. Cioè a tutto c’è un limite!
2- La pratica del pensiero “forte”
Come si stabilisce il confine tra i vari giudizi “morale”, “estetico”, “dialettico”? Non credo ci siano criteri generali. Spesso ciò dipende dalla sensibilità di ognuno. Sarebbe auspicabile che dipendesse da una sensibilità collettiva.
Importante però è valutare con il complesso del ragionamento, senza praticare scorciatoie. Purtroppo oggigiorno in mancanza di sedi dove elaborare le idee in forma collettiva, e dove maturare una pratica della politica nelle forme più complete e condivise, si assiste sempre di più ad una politica tutta sbilanciata sul giudizio morale.
Essa è ingannevole, crea illusioni verso “facili” soluzioni! La politica “moraleggiante” ancorché’ stimolata da giusti bisogni e indignazione, se non si dota di una appropriata dialettica è destinata a facile strumentalizzazione. Ciò favorisce quello che viene definito “populismo”.
Diverse personalità politiche infatti ne fanno ampio ricorso con facili parole d’ordine e slogan demagogici di facile presa. L’uso spregiudicato e “furbo” dei media perciò è ampiamente praticato. Essi non richiedono interlocuzione, cioè dialettica.
Il messaggio è sempre unidirezionale perciò manipolatorio. Nuovo “Oppio dei Popoli”. Di questo passo si frantuma il tessuto democratico di una collettività. È molto consono con questa situazione un atteggiamento del tipo: “Voi datemi il consenso (carpito con la demagogia), per il resto lasciate fare a me, voi inebriatevi di moralismo, alle cose “serie” ci penso io”. Questo sembra il timbro esatto eseguito dal governo attuale della iconica Meloni.
Bisogna dire che i media praticano molto questo modo di fare. Essi affermano una tesi e supportano la stessa con dati di fatto spesso non verificati o verificabili. Soprattutto non verificabili dallo spettatore o lettore il quale li ritiene veri solo grazie alla “credibilità dell’Anchor Man o Anchor Woman.
La contro tesi non ha lo stesso spazio per controbattere e quindi un giudizio morale viene diffuso senza il necessario passaggio al giusto ragionamento dialettico. Sotto la veste di inchiesta giornalistica si nasconde un giudizio politico moraleggiante.
Esempio ne sono nei nostri giorni quelli sulla guerra Russia-Ucraina per cui è evidente l’accodamento ad una narrativa unilaterale di buoni da un lato e cattivissimi dall’altra tesa a giustificare costi e rischi associati alla fornitura di armi all’Ucraina. Tale è pure il senso del previsto intervento a Sanremo del presidente/showmen Zelensky.
La diffusione di queste pratiche moraleggianti ha creato distacco dalla politica facendola apparire come tutta uguale ed “inquinatrice” della convivenza civile. Di qui il passo verso “l’antipolitica” è breve! Insomma ad una “politica dell’etica” è preferibile “un’etica ragionata (meglio se condivisa) della politica”!

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