NATO, a Vilnius un vertice col freno a mano. Zelensky furioso

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Pieno sostegno a Kiev, ancora armi, sempre più armi, si all’ingresso nella NATO ma non si sa quando. Di certo non durante il conflitto. Questa la sintesi del primo giorno del vertice a Vilnius. Zelensky nervoso per ritardi e ambiguità.

Zelensky lasciato fuori, deve accontentarsi

L’atteso vertice NATO a Vilnius è iniziato in tono minore rispetto alle tesi mediatiche (e messianiche) delle settimane precedenti, ma già da qualche giorno erano state fatte trapelare indiscrezioni che avevano di molto ridimensionato la portata dell’evento.

Si, c’è l’adesione della Svezia, che sarebbe comunque avvenuta, ma che ancora deve superare l’ultimo miglio sotto la vigilanza di Erdogan, che non è cosa da poco.

A condizionare il tono dell’incontro sono i rischi sempre più evidenti di un allargamento del conflitto e la capacità effettiva del fronte europeo di poterlo sopportare sotto tutti i punti di vista: militare, economico e di sostegno popolare. A corollario le notizie dal fronte che vedono scarsi risultati da parte delle forze armate ucraine nella cosiddetta controffensiva.

Fiutato il clima, Zelensky si era già lasciato andare a una polemica attraverso i suoi social: “Assurdo non ci sia una data certa per l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza”, bacchettando gli alleati, nonostante il sostegno occidentale finora ottenuto.

Dopo la prima giornata di incontri è stato poi il turno di il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, in un’intervista a Bloomberg Television: “La Nato non dovrebbe tenere “l’intera situazione e l’Ucraina in un limbo quando si tratta di adesione” ha detto.

Il commento seguiva la dichiarazione del Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, secondo cui la Nato estenderà all’Ucraina l’invito ad entrare nell’Alleanza quando gli alleati saranno d’accordo e “le condizioni saranno soddisfatte”.
Kuleba ha anche sottolineato che c’erano già tutte le condizioni per far sì che l’Ucraina ricevesse un invito formale dagli alleati della Nato durante il vertice di Vilnius.

La grande stampa internazionale, avendo anticipato il “No” di Biden agli oltranzismi baltici che rischiavano la guerra diretta con la Russia, ha commentato la reazione un po’ troppo ‘decisa’ del presidente ucraino Zelesky

Il Washington Post si chiede, se l’accusa via tweet del presidente ucraina è di non aver mantenuto la parola. La parola data da chi e su cosa? “Kiev vuole impegni specifici su quando e come potrà aderire all’alleanza di difesa. Ma con l’amministrazione Biden tra coloro che sono riluttanti a stabilire condizioni preliminari chiare per l’Ucraina mentre è in corso la guerra con la Russia, la questione chiave per l’alleanza potrebbe essere cos’altro può negoziare durante il vertice di due giorni per rassicurare Kiev e inviare un messaggio inequivocabile a Mosca. Gli Stati membri sono pronti a discutere di ulteriori aiuti militari e sostegno politico all’Ucraina”, ma senza rischiare un allargamento catastrofico del conflitto.

Ancora più duro Foreign Affairs: “Don’t Let Ukraine join Nato”, ‘Non lasciare che l’Ucraina entri nella Nato’, il titolo dell’articolo apparso sulla prestigiosa rivista. Autori dell’articolo, Justin Logan e Joshua Shifrinson, due ricercatori del ‘Cato Institute’, uno dei principali think tank della destra conservatrice americana. Che sintetizzano un concetto elementare di costi-benefici: “La resistenza di Kiev all’aggressione russa è stata eroica, ma alla fine gli stati fanno ciò che è nel loro interesse. E qui, i benefici per la sicurezza degli Stati Uniti dell’adesione dell’Ucraina impallidiscono in confronto ai rischi che potrebbero emergere se si concretizzasse l’idea di portare Kiev nell’alleanza”.

Lavrov, guerra finirà se Occidente smetterà di volerci sconfiggere

La guerra in Ucraina “continuerà fino a quando l’Occidente non abbandonerà i suoi piani per mantenere il dominio e la sua ossessione di provocare la sconfitta strategica della Russia attraverso il suo fantoccio Kiev”. Lo ha detto il ministro russo degli Esteri, Serghey Lavrov, nel corso di un’intervista al quotidiano indonesiano Kompas, pubblicata in occasione della sua visita a Giacarta. Sinora, ha aggiunto, “non c’è stato alcun segno di cambiamento nella posizione” occidentale. “Vediamo come l’America e i suoi alleati continuano a correre per rifornire di armi l’Ucraina e spingere Volodymyr Zelensky a continuare la guerra”.

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