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martedì 18 Gennaio 2022
In EvidenzaBrasile: il Movimento senza terra, gigante produttivo degli esclusi

Brasile: il Movimento senza terra, gigante produttivo degli esclusi

Il Movimento Senza Terra in Brasile è ormai un’organizzazione sociale  di massa, in cui la lotta per la terra e per la costruzione di una società più giusta, è il pilastro della sua identità.

Il Movimento senza terra e la riforma agraria: una lotta per tutti

Il Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra, noto anche come Movimento Senza Terra (MST), è un’organizzazione sociale brasiliana di massa, in cui la lotta per la terra e per la costruzione di una società più giusta, senza sfruttati o sfruttatori, è il pilastro della sua identità. Il MST da sempre combatte per una questione agraria strutturale e storica in Brasile: la riforma agraria.

Il movimento nasce dall’articolazione delle lotte per la terra, riprese a partire dalla fine degli anni ’70. Poco a poco, il MST si espanse in tutto il Brasile, proprio durante il periodo della dittatura militare, un regime che acuiva ulteriormente le disuguaglianze sociali, nonostante verso i movimenti sociali l’unica politica fosse quella della dura repressione.

Brasile: il Movimento senza terra, gigante produttivo degli esclusi

Il motto “Riforma Agraria, una lotta per tutti”, a cui ha lavorato il MST, a partire dal suo III Congresso Nazionale nel 1995, sintetizza un passo molto importante nella definizione stessa dell’identità del movimento, che è cercare di educare la società a riconoscere la riforma agraria come lotta non solo per gli uomini e le donne della terra, ma anche invitando tutti ad assumere bandiere di lotta sempre più ampie.

Il processo di costruzione di queste caratteristiche ha portato ad una crescente identificazione delle maggioranze escluse, così come di altri soggetti che si identificano politicamente con esse, come riferisce la ricercatrice brasiliana Roseli Salete Caldart.

Il MST ha alcune caratteristiche che lo contraddistinguono nel suo percorso all’interno del movimento sociale dei lavoratori rurali. In un processo storico più ampio, Caldart evidenzia alcuni punti notevoli: il primo è la radicalità del suo modo di fare “lotta”. Il MST ha riaffermato l’occupazione del latifondo come la principale forma di contestazione per la terra e la mobilitazione di massa dei senza terra e anche il modo per farlo. Un’altra caratteristica che colpisce è la molteplicità delle dimensioni in cui opera.

Il MST ha l’asse centrale nella lotta per la terra, ma le stesse scelte che ha storicamente fatto su come condurre la sua lotta specifica hanno finito per portare il movimento a sviluppare una serie di altre lotte sociali combinate. Queste battaglie, così come il lavoro quotidiano attorno a quali sono i loro obiettivi, coinvolgono questioni legate alla produzione, istruzione, salute, cultura e diritti umani.

Una terza caratteristica è la combinazione di diversi formati organizzativi. Per rendere conto dei suoi obiettivi e delle varie dimensioni della sua lotta, il MST ha finito per costruire un tipo di organizzazione che mescola la versatilità di un movimento sociale, dove entrano continuamente un gran numero di persone, con una struttura di relazioni sociali e caratteristiche organizzative esemplare. Inoltre, la capacità che ha costruito di universalizzare, o di fare della società nel suo insieme, una bandiera di lotta che nasce da uno specifico gruppo sociale e dai suoi immediati interessi sociali.

Brasile: il Movimento senza terra, gigante produttivo degli esclusi

MST, il più grande produttore di riso biologico in America Latina nel 2020

Nonostante il fatto che, lo scorso anno, il governo di Jair Bolsonaro abbia rilasciato la commercializzazione di oltre 500 prodotti dannosi per l’ambiente, il MST investendo in agroecologia, ha messo il Brasile nella posizione di uno dei maggiori produttori di riso biologico.

La coltivazione di riso biologico, che va avanti da più di 20 anni, è iniziata quando un gruppo di coloni della riforma agraria ha deciso di realizzare un nuovo modo di produrre: il cibo su base agroecologica.

Come spiega Emerson Giacomelli, presidente della cooperativa Cootap, quello che guida le azioni del “Gruppo Agroecologico per la Gestione del Riso” è la mobilitazione, organizzazione e la formazione dei contadini. Intorno queste idee, i contadini si riuniscono e sono incoraggiati a condividere esperienze. Questo processo ha portato a progressi nella catena di produzione del riso biologico del MST.

Giacomelli difende l’importanza dell’organizzazione collettiva per consolidare le alternative dell’agribusiness. Lui spiega che lavorare con l’agroecologia significa instaurare rapporti rispettosi con le risorse naturali, attraverso una produzione realizzata con tecniche che stimolano la fertilità e la coltivazione di cibi sani, generando più qualità di vita per produttori e consumatori e più reddito per le famiglie.

Secondo Celso Alves, coordinatore di Cootap, nel raccolto 2019/2020 i contadini hanno raccolto 312mila sacchi di riso biologico in 3.215 ettari. Una produzione fatta da 364 famiglie, provenienti da 14 insediamenti, dislocati in 11 comuni, distribuiti in un solo stato nel sud del Brasile. Questo numero rende il MST il più grande produttore di riso biologico nel Sud America.

Questo modello agroalimentare del MST non solo dimostra l’efficienza del buon uso della terra, fatto da questo movimento popolare, ma anche quanto sia efficace e produttiva una gestione rispettosa dell’ambiente, oltre ad essere socialmente coinvolgente e assertiva.

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L’articolo originale di Marcela Magalhaes potete leggerlo su The Black Post, sito gemellato e in partnership con Kulturjam.

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