La spartizione della grande torta Ucraina

La ricostruzione post-bellica vale 750 miliardi e la torta Ucraina fa gola a tanti. Ecco che già circola sui media la mappa della “spartizione”.

La grande torta Ucraina

Con le cartine della futura “spartizione” dell’Ucraina tra i paesi NATO – la zona canadese, la zona italo-polacca, quelle americane e quelle tedesche e così via – il disgusto per la strategia occidentale anti-russa ha raggiunto un limite difficilmente superabile.
Perché non è come spartirsi la preda o il bottino a guerra finita, sport antico come il mondo: la guerra non è affatto finita, e non sta scritto da nessuna parte che la Russia, già attirata nel conflitto con otto anni di provocazioni, si piegherà al punto di cedere anche il Donbass e la Crimea.

È solo uno scenario ipotetico, una proiezione del desiderio, che però la stampa occidentale – squallida serva dei colossi finanziari – si affretta a pubblicare nella fregola dell’impazienza.

Li ha nominati il “burattino” di Kiev, i suoi colossi-datori di lavoro: Blackrock e JPMorgan e Goldman Sachs, più gli altri a seguire. Sempre gli stessi, ma ora in grado di «fare» direttamente le guerre usando i governi come comitati operativi, e sul punto di scoppiare di salute finanziaria e di megalomania progettuale.

Foto “il sole 24ore”

Blackrock ha già acquistato da Kiev enormi territori agricoli, e il suo «dominus» Larry Fink si augura che la crisi ucraina possa dare un contributo alla «de-carbonizzazione» delle economie: un processo virtuoso, si capisce, verdissimo e sostenibile.

La grande torta degli appalti civili e militari trasformerebbe in una colonia, sulle rive del Dnepr, un paese che il distacco forzato da Mosca ha condannato al fallimento economico e politico, e quindi alla distruzione. Creativa, beninteso, secondo la logica mefistofelica dei nuovi Padroni, ormai così potenti da non avere più nemmeno bisogno della maschera democratica.

Si esibiscono, in Svizzera, come i pupazzi dei potenti al Carnevale di Viareggio. Un carnevale tragico, in cui i pupazzi starebbero in tribuna, e a sfilare in catene sarebbero i nuovi schiavi, come nei trionfi dei generali vittoriosi. Un sogno osceno. Non finirà così.

* Ripreso da Flavio Piero Cuniberto

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