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martedì 7 Settembre 2021
PolisLa Bielorussia e l'ennesima rivoluzione colorata

La Bielorussia e l’ennesima rivoluzione colorata

Nonostante la mancanza di fonti attendibili, la narrazione occidentale è la stessa di sempre e già si parla di rivoluzione colorata per la Bielorussia.

Bielorussia, rivoluzione colorata?

La premessa a queste riflessioni è che non vogliono essere una levata di scudi a favore di nessuno ma semplicemente l’osservazione di alcune dinamiche narrative che avvengono con regolarità nel nostro emisfero.

E dunque, nell’ordine:

1) I numeri

Di che numeri parliamo? Manifestanti, arresti, morti, feriti, è tutto molto incerto perché nessuno si trova sul posto, neanche i giornalisti occidentali che vi raccontano gli scontri in piazza da Milano e Roma.

Il caos che si legge è lo stesso generato dai Gilet Gialli in Francia e la risposta del governo bielorusso incredibilmente simile a quella francese: ad oggi 1 morto, peraltro nelle forze dell’ordine, centinaia di feriti e migliaia di arresti.

Questa è una giustificazione? No, è uno schifo, non ci piove. Ma il solo primo giorno di repressione a Parigi, il 17 novembre 2018, è valso 1 morto ma tra i manifestanti, 409 feriti e 117 arresti.

2) I dittatori

– I dittatori sono sempre gli altri e i brogli sono le nuove armi di distruzioni di massa: lo scenario, sovente d’invenzione, necessario per muovere una guerra. Nel caso bielorusso, è notevole che neppure la sfidante Tikhanovskaya osi reclamare la vittoria.

La Bielorussia è l’ex repubblica sovietica dove ci sono le migliori condizioni di vita e ottiene risultati in termini disuguaglianza superiore a quelli ogni stato europeo, incluse le nazioni scandinave. Non solo: la percentuale di persone che vivono in povertà è inferiore a quella di metà delle nazioni europee e anche degli Stati Uniti.

Non è la Pravda ma Esquire.it a scriverlo. Lukashenko governa ininterrottamente da 25 anni, vero. Questi sono i risultati? Verificati o meno ma resta il fatto che non vengono mai menzionati.

Aljaksandr Lukašėnka

3) Bielorussia, petrolio e alleanze

La Bielorussia è l’unica nazione nata dal dissolvimento dell’URSS a non aver svenduto il paese al libero mercato, mantenendo economia e servizi statali. Altrove sono arrivati la svalutazione e la crisi, raccolta da nuove generazioni di oligarchi. La Bielorussia raffina il petrolio di Mosca e lo rivende in Europa. Il petrolio c’entra sempre, soprattutto dopo la più grande crisi petrolifera del XX secolo.

Dunque il problema di Lukashenko non è interno, ma esterno. Di alleanze. La Bielorussia ha sempre oscillato tra l’adesione alla UE e il reintegro nella Grande Madre Russia.

Noi italiani sappiamo meglio di chiunque altro quanto il gioco tra i due blocchi sia redditizio e pericoloso. La Bielorussia è l’ultimo paese occidentale confinante con la Russia ad avere i missili puntati verso ovest, invece che verso est. E un flusso di import-export opposto.

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4) L’ultimo dittatore

Lukashenko è chiamato dalla stampa occidentale l’ultimo dittatore in Europa. Ci sono due errori: la Bielorussia non fa parte della UE, a differenza dell’Ungheria del sincero democratico Orban. Inoltre, non si tiene conto delle differenze abissali nelle logiche di potere di un paese che di democrazia non ne hanno mai vista. E continueranno a non vederla, con o senza l’imposizione di un governo democratico, il che è un paradosso di per sé.

5) Le rivoluzioni colorate

Egitto, Siria, Tunisia, Libia, Ucraina… Abbiamo già visto l’esito delle rivoluzioni colorate del XX secolo, bluff per imporre cambiamenti nell’ordine geopolitico mondiale, che hanno portato alla rimozione di leader con appoggio popolare mettendo al loro posto figure quantomeno opinabili che rispondono direttamente, il più delle volte, direttamente a Washington.

Anche a non voler pensar male, c’è la realtà visibile a tutti: tutti quegli stati erano in pace e ora, da anni e per chissà quanto ancora, sono in guerra. Nessuno di loro ha migliorato la propria condizione, in compenso in tutti questi paesi sono transitati mezzi militari e diplomatici occidentali.

6) Il mondo che cambia

Questa non vuole essere l’apologia di Lukashenko, semmai sono altri prima a criticare giustamente Trump e poi a sostenerne i fantocci alla Guaidò in Venezuela o i golpisti boliviani. Ma il mondo sta cambiando in fretta.

Come Maduro e Assad anche Lukashenko riceve l’appoggio cinese: il primo leader internazionale a congratularsi con Lukashenko per l’improbabile 80% dei voti è stato il presidente cinese Xi Jinping.

Motivo per cui potete rasserenarvi: anche se tutto questo fosse fatto per il popolo bielorusso, davanti al rischio di una contrapposizione diretta con la Cina, nessuno muoverà un dito. Il popolo bielorusso verrà lasciato ad arrangiarsi.  Persino con un governo Joker a Minsk.

 

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Luca Buonaguidi
Scrittore e psicologo, ha pubblicato libri di viaggio, di musica e di poesia.

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