La formula omeopatica di Elly Schlein

La formula con cui si presenta al mondo Elly Schlein è molto semplice: far finta che tutto si può risolvere ma restando con i piedi ben impiantati nel sistema istituzionale attuale.

Il piglio di Elly Schlein

Forse la sinistra del Pd, quell’arcipelago di personalità dal cipiglio perbene che puoi incontrare in bicicletta con andatura riposata e decadente, è anche più ipocrita della sua destra. Lì almeno che si tifa per i padroni lo si dice senza troppi giri di parole.

Invece tra i progressisti più puri la mistificazione può addirittura risolversi in autoinganno. Così è per Elly Schlein, nuova condottiera che, qualche sera addietro, in un campionario di altezzosità aristocratica ha invaso la prima serata televisiva in quel di La7 (Piazza pulita)

La Schlein dai buoni propositi: “Occorre in primo luogo tassare i grandi capitali“. Così all’improvviso. Senza sapere in che mondo si vive. Affermare questa petizione di principio, omettendo che i grandi capitali possono viaggiare indisturbati da un luogo all’altro del mondo, appare proprio ciò che risulta insopportabile alla popolazione, quando una Schlein parla. Far finta insomma che tutto si può risolvere ma restando con i piedi ben impiantati nel sistema istituzionale attuale.

E in secondo luogo risolvere il problema abitativo”. Formigli, il conduttore, che appare molto più consapevole dell’assetto ideologico contemporaneo ribatte: “ovviamente lei parla di incentivi sugli affitti per le giovani donne o di sgravi fiscali per chi vuole costruire?”. “No parlo di edilizia popolare”. Certo. E i vincoli di spesa? E il PNRR che stabilisce a monte dove si devono spendere i soldi e in che modo? Tutto dimenticato.

Perché poi la Schlein è ovviamente europeista, fedele al patto atlantico e per la libertà dei mercati. Che le case popolari sognano di depredarle.

D’altronde lei è intrisa di cultura neo-liberale. Anche se finge di combatterla. “Cosa pensa della questione inceneritore a Roma?” “Non ho letto ancora il dossier”. Il dossier! Con il piglio di una manager distratta da altre priorità. Di questo se ne possono occupare i miei dirigenti, io curo i grandi investimenti; questo il non detto.

Come se ci fosse bisogno di dossier nei partiti. Come se non ci fossero luoghi, le sezioni o le federazioni, nei quali di queste cose si parla, si discute. Come se quelle comunità servissero esclusivamente per comporre lunghe file davanti ai gazebo. Per votare la Schlein, ovviamente.

La Schlein ha il suo staff. Un responsabile per ogni inezia. La mattina caffellatte e portatile pieno di mail, con resoconti, tabelle excel, rapidi riassunti sulle priorità da non dimenticare per essere incisivi nella prossima uscita pubblica. E dossier. Tanti dossier. Dura la vita del CEO.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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