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domenica 7 Marzo 2021
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La fine del cinema muto: Fontana e Gallera si separano

La seconda ondata della pandemia ha separato una delle coppie più promettenti del cabaret mondiale, gli ormai mitici Fontana e Gallera.

Fontana e Gallera: la fine del cinema muto

Alla fine del cinema muto
si riempirono le osterie
di vecchi attori poco fonogenici
e dalle tante malinconie

(La fine del cinema muto – C. Lolli)

Tra i suoi mille regali, la seconda ondata della pandemia ci ha donato il dissolvimento di una delle coppie più promettenti del panorama cabarettistico mondiale, gli ormai mitici Fontana e Gallera.

Irresistibile binomio, che coniugava sapientemente la crash comedy alla Buster Keaton con la profondità intellettuale dei cinepanettoni. Capace di donare al grande pubblico, anche nei tristi giorni del lockdown, attimi di irrefrenabile umorismo.

Come dimenticare l’ormai celebre gag di Fontana, mentre tenta di indossare la mascherina in diretta tv? Talmente realistica da sembrare autentico disagio psico-motorio, stante le virtù recitative del governatore, degno epigono di Stanislawsky.

La fine del cinema muto: Fontana e Gallera si separano

O di quando il grande Gallera, nel tentativo di spiegare alle masse l’indice epidemiologico Rt, disse che con un valore di 0,5 ci sarebbero voluti due infetti per contagiarlo, ma lui non era così pirla da intrattenersi contemporaneamente con due positivi.

Piccoli esempi tra i millanta sketch di un sodalizio così felice e fortunato, da far apparire inspiegabile e delittuoso il proposito di scioglierlo, soltanto per gli oscuri bizantinismi di certa politica.

Eppure, da domani, tutto questo non sarà più. Motti irresistibili, battute fulminanti, contorsionismi sintattici e facciali. Ogni cosa è destinata a scomparire come lacrime nella pioggia.

Depauperando in modo irrimediabile, e senza motivo alcuno, il pur ricco patrimonio cabarettistico italiano.

Il grande Gallera è stato giubilato dalla carica di assessore al Welfare. La scusa ufficiale è la stessa di Forrest Gump dopo aver attraversato l’America a piedi, sarei un po’ stanchino.

E si capisce che è stanco, poraccio!

Dopo mesi passati a donarci, perfino nei momenti più bui, una scintilla di umorismo. Ad immaginarsi l’inimmaginabile, pur di far comparire sui nostri logori volti l’ombra di un sorriso.

Uno così, in altri paesi sarebbe stato nominato almeno baronetto. Da noi, paese gretto e irriconoscente, lo si liquida senza nemmeno un grazie, una commendatura, una Gran Croce del Sacro Ordine Mentulizio.

Nisba, nulla, niente.

Una tragedia come non se ne vedevano da quando gli Studios licenziarono Gianni e Pinotto.

Resta Attilio Fontana, certo. Un gigante della commedia dell’arte, ma abbiamo ragione di temere che il suo estro verrà più che dimezzato dall’assenza di Gallera.

Solo, ma non da solo, of course, che in soccorso arriva a stretto giro di posta Letizia Moratti. Personaggio decisamente meno comico, incapace di suscitare nel pubblico carnascialesche risate, essendo afflitta da una recitazione algida e compassata, con toni a metà strada tra la freddura da Settimana Enigmistica e i romanzi di J.K. Rowling (Assessori fantastici e dove trovarli, n.d.r.)

La fine del cinema muto: Fontana e Gallera si separano

La cara Letizia, pur sotto la mascherina, non è precisamente un volto nuovo. La ricordiamo alla Pubblica Istruzione, quando introdusse l’epocale provvedimento passato ai posteri come Riforma Moratti e destinato a occupare, insieme al Codice di Hammurabi e alla Magna Charta, un posto al sole tra gli scritti che hanno determinato l’evoluzione dell’umanità.

In esso, tra le molte mirabilia, spiccava l’introduzione di un dossier formativo, contenente tutte le esperienze maturate dall’alunno, scolastiche e non, definito Portfolio.

Chic & glamour.

Che chiamarlo banalmente portafoglio suonava volgare e fin troppo evocativo delle mani bisunte e sudaticcie dell’orrida classe media.

Terminata la dorata esperienza ministeriale, Letizia Maria Brichetto Arnaboldi in Moratti è diventata sindaco di Milano, ricavando dal prestigioso incarico la condanna, dalla Corte dei Conti, a risarcire il comune di Milano con 591.000 euro avendo adottato, a dire dei giudici, uno scriteriato agire, improntato ad assoluto disinteresse dell’interesse pubblico alla legalità e alla economicità dell’espletamento della funzione di indirizzo politico-amministrativo spettante all’organo di vertice comunale.

Inoltre, pare che il Piano del Territorio varato dalla sua giunta abbia conferito al di lei figlio Gabriele vantaggi economici per circa un milione di euro, grazie alla modifica del vincolo industriale previsto per un immobile, poi trasformato in abitazione di lusso inspirata, nello stile architettonico e nell’arredamento, alla residenza di Batman (sic).

Insomma, a non voler essere troppo pignoli, i numeri per sostituire Gallera sembrerebbero esserci, seppur involontari o prodotti dall’ambito familiare.

Ma che genere di sanità avranno i lombardi, sotto l’assessorato Moratti?

Efficiente, ma patinata, senza ombra di dubbio.

Preservativi senza punta approvati dalla Cei, fecondazione eterologa solo tra coniugi e distribuzione nelle corsie di apposito decalogo di imprecazioni lecite. Ove si consiglierà, ai fortunati possessori di coliche et similia, di proferire un asciutto perbacco o poffarbacco, in luogo delle usuali madonne.

Avremo poi, presumibilmente, un servizio basic per utenti normal che si ferma alla diagnosi, con terapia inclusa nel pacchetto premium, per utenti Vip. Forse la gold card, per saltare le file e un portefeuille de maladies al posto della vecchia cartella clinica. Dulcis in fundo, operatori del 118 vestiti da Batman e Robin.

Una sanità per molti, ma non per tutti.

Quanto a Gallera, l’unica speranza è che lo recuperi la cinematografia indipendente, restituendogli quel posto nell’Olimpo della comicità che indubbiamente merita.

 

 

 



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