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venerdì 30 Luglio 2021
PolisEtiopia, la guerra civile del Tigrai arriva fino in Eritrea

Etiopia, la guerra civile del Tigrai arriva fino in Eritrea

Etiopia, la guerra civile nel Tigrai arriva in Eritrea: bombardato l’aeroporto di Asmara. Bilancio pesantissimo tra i civili. Crisi umanitaria in tutta l’area.

Etiopia, la guerra civile del Tigrai divampa.

Il premier Abiy Ahmed, Nobel per la pace 2019, l’aveva presentata come una operazione di polizia contro una banda di terroristi, il Fronte di liberazione del popolo tigrino (Tplf), il partito che domina la regione settentrionale etiope, ma in realtà siamo già ad un conflitto su vasta scala che sta facendo strage di civili  e sta  rischiando ora di balcanizzare tutto il Corno d’Africa.

Venerdì sera tre missili a lunga gittata lanciati dal Tplf hanno colpito l’aeroporto di Asmara vicino; altri razzi  hanno danneggiato gli aeroporti di Gondar e Bahir. Il presidente del Tigrai, Debretsion Gebremichael, ha dichiarato in più occasioni di considerare gli scali bersagli legittimi.

Una situazione molto grave con rischi di destabilizzazione anche in Somalia e Sudan, dove si vanno riversando migliaia di profughi, compresi soldati federali., con la possibilità che lo scontro politico si trasformi in conflitto interetnico con conseguenze anche in altri parti dell’Etiopia stessa.

Si tratta di uno scenario annunciato, visto le tensioni crescenti fra il governo federale del premier Abyi Ahmed e e il Fronte Popolare di Liberazione del Tigré.

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Etiopia, l’inizio del conflitto

La notte tra il 3 e il 4 novembre il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha annunciato l’inizio delle operazioni militari nello stato settentrionale del Tigrai in risposta, secondo la versione governativa, a un presunto attacco delle forze armate legate al partito al potere nel Tigrai, il Fronte popolare di liberazione del Tigrai (Tplf), contro la base del Comando settentrionale dell’esercito federale a Mekelle, la capitale di questo stato.

Il Tigrai (o Tigrè) ospita più di cinque milioni di abitanti, in maggioranza tigrini, e di cui era originario l’ex presidente e primo ministro Meles Zenawi (al potere dal 1995 al 2012), così come molte delle personalità che hanno dominato la scena politica del paese dal 1991, l’anno in cui cadde la dittatura di Menghistu Haile Mariam.

Le forze di difesa etiopi, aveva dichiarato il premier etiope Abiy lanciando l’offensiva del 4 novembre, avevano il compito di salvare il paese dal tradimento dei leader del Tplf, il cui leader, il presidente del Tigrai, Debretsion Gebremichael, aveva  già annunciato: Se la guerra è imminente, siamo pronti non solo a resistere, ma a vincere.

Etiopia, la guerra civile del Tigrai arriva fino in Eritrea.2

Guerra di propaganda e massacri di civili

L’11 novembre Abiy aveva annunciato che l’esercito nazionale aveva riportato una vittoria totale ma la notizia è impossibile da verificare, ancor di più dopo la notizia dei missili su Asmara, anche perché la regione del Tigrai è tagliata fuori dal mondo. Le comunicazioni sono interrotte e i giornalisti non riescono a raggiungere l’area.

Una conferma della situazione esplosiva arriva però dal bilancio pesantissimo tra i civili.

Secondo Amnesty international nella notte tra il 9 e il 10 novembre centinaia di civili sono stati massacrati a colpi di machete nella località di May Kadra, nella regione del Tigrai. Le vittime però non apparterrebbero all’etnia locale, ma ad altre etnie etiopi, e molto probabilmente sarebbero state uccise dai miliziani tigrini.

Etiopia, la guerra civile del Tigrai arriva fino in Eritrea.3

Tigrai

L’Etiopia è un antico impero. Tutti conoscono il nome dell’ultimo imperatore, Hailé Selassié, rovesciato dalla rivoluzione del 1974. Oggi la Repubblica federale etiope è un mosaico di popoli e religioni in cui spesso emergono forti tensioni. Il Tigrai è un territorio arido, con una economia agricola, provata dalle incursioni nei campi degli sciami di locuste; prima del conflitto aveva problemi di approvvigionamento alimentare e 600mila persone, il 10 per cento della popolazione regionale, sotto la soglia della povertà.

L’Onu ha dichiarato che il conflitto impedisce l’arrivo di forniture alimentari e che si rischia una fuga di massa dal campo di Shimelba che ospita 6.500 rifugiati eritrei. Una situazione che sta aumentando la disperazione creando le condizioni per coloro che trafficano gli esseri umani. La situazione più critica è quella dei bambini e delle bambine, come sempre, prime vittime di ogni conflitto.

 

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