Effetto fentanyl: l’America tra zombie urbani e guerra globale

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La crisi del fentanyl devasta gli USA: 80mila morti nel 2024, città con “zone zombie” e un costo sociale da miliardi. Trump la usa come arma politica e geopolitica, puntando il dito su Canada e Venezuela. Un dramma sanitario che diventa minaccia globale.

Crisi del fentanyl negli USA: tra zombie urbani, danni da miliardi e minacce globali.

Negli Stati Uniti, la parola “droga” evoca immagini apocalittiche: file di persone piegate in avanti, immobili come zombie, nelle vie di San Francisco, Los Angeles o Philadelphia. Video virali su YouTube e TikTok mostrano interi quartieri trasformati in mercati a cielo aperto di fentanyl, un oppioide sintetico 50-100 volte più potente dell’eroina.

Ma quanto c’è di vero in queste scene da film horror? È solo sensazionalismo per clic, o l’America sta davvero perdendo il controllo di pezzi delle sue città? E soprattutto, quanto costa questa crisi alla società, e come la retorica politica la sta trasformando in un’arma geopolitica? I numeri reali: non 300 milioni, ma ancora troppi.

Recentemente, Donald Trump ha fatto parlare di sé sostenendo che nel 2024 le droghe abbiano ucciso “300 milioni di persone” negli USA, un dato assurdo considerando la popolazione totale del paese (circa 340 milioni). Un errore clamoroso, smentito da fact-check e esperti come Daniel Ciccarone, professore di medicina delle dipendenze, che ha definito la cifra “un’esagerazione grottesca”.

I dati reali, pur meno assurdi, sono comunque allarmanti. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), nel 2024 le morti per overdose da droga sono state circa 80.000-87.000, un calo del 24-27% rispetto al picco di 111.000 nel 2022. Di queste, il 70-80% sono legate al fentanyl, spesso mescolato con xilazina, un sedativo per animali che amplifica gli effetti devastanti.

Nonostante il calo, il primo significativo da anni, grazie a naloxone, trattamenti e programmi di prevenzione, la crisi rimane una piaga. Ogni giorno, circa 220 americani muoiono per overdose, e il fentanyl, importato principalmente da Messico e Cina, è il principale colpevole. È la prima causa di morte per gli under 50, più di incidenti stradali o armi da fuoco.

Il costo economico: un salasso per la società.

Oltre alle vite perse, l’abuso di droga drena l’economia americagna. Secondo il National Institute on Drug Abuse (NIDA), il costo totale delle sostanze illecite (e dell’alcol) supera i 600 miliardi di dollari all’anno, pari a circa il 3% del PIL.

Solo per le droghe illecite, si stimano 193-249 miliardi di dollari in perdite, di cui la metà dovuta alla ridotta produttività: i circa 48 milioni di americani con dipendenze hanno tassi di disoccupazione doppi o tripli rispetto alla media, assenteismo cronico e un’aspettativa di vita ridotta di 15-20 anni. Questo significa meno tasse, meno innovazione, meno crescita.

Aggiungiamo poi i 100-150 miliardi spesi in prigioni e polizia, e i 100 miliardi per cure mediche, con ospedali che affrontano un’overdose ogni 10 ore in città come San Francisco. Il budget federale per contrastare la droga nel 2024 è stato di 44,5 miliardi, ma è solo una goccia nel mare rispetto al danno. Come ha detto un ex-dipendente, Tom Wolf, “il fentanyl ha cambiato le regole”: serve più enforcement e trattamenti obbligatori, non solo prevenzione.

Le “zone zombie”: realtà o esagerazione?

I video che spopolano online, strade piene di tossicodipendenti piegati dal “fentanyl fold”, un effetto fisico che li rende statue viventi, non sono invenzioni. Aree come il Tenderloin di San Francisco, Skid Row a Los Angeles o Kensington a Philadelphia sono epicentri della crisi.

Qui, migliaia di senzatetto e dipendenti vivono in un ciclo di overdose e disperazione, con mercati di droga aperti sotto gli occhi di tutti. A San Francisco, nel 2023, si contavano 700 morti e un’overdose ogni 10 ore. A Philadelphia, la xilazina mista al fentanyl crea ferite necrotiche e un aspetto “zombie” che ha attirato il fenomeno del “tranq tourism”: creator che filmano la miseria per milioni di views. Questi video, però, non raccontano tutta la storia. Non sono fake, ma spesso editati con musiche drammatiche o titoli come “Zombie Apocalypse” per fare clic.

Le zone colpite sono circoscritte, un chilometro quadrato a San Francisco, non l’intera città, e lo Stato non è del tutto assente: ci sono raid della DEA, distribuzione di Narcan e programmi di trattamento. Ma la visibilità del caos, con dealer che operano indisturbati e polizia sotto pressione, dà l’impressione di “zone senza legge”. Come scrive il San Francisco Chronicle, “non è l’apocalisse, ma è una crisi che sembra tale”.

Le minacce di Trump: dal Canada al Venezuela, una guerra globale contro il fentanyl?

La crisi del fentanyl non è solo un dramma interno: Trump la sta usando come pretesto per una campagna internazionale aggressiva. Ha accusato il Canada di “massicce” importazioni di fentanyl attraverso il confine settentrionale, imponendo dazi del 25-35% sulle importazioni canadesi, nonostante i dati della DEA mostrino sequestri minimi (meno di 20 kg nel 2024) rispetto al Messico (oltre 9.600 kg). Ma il Venezuela è diventato il bersaglio principale, pur non essendo un protagonista nel traffico di fentanyl (dominato da cartelli messicani e precursori cinesi).

Nel febbraio 2025, Trump ha designato il cartello venezuelano Tren de Aragua come “organizzazione terroristica straniera”, accusando il regime di Nicolás Maduro di collusione con i narcos per far entrare fentanyl e cocaina negli USA. Questo ha portato a un’escalation militare: il 2 settembre 2025, le forze USA hanno colpito una barca venezuelana in acque internazionali, uccidendo 11 presunti ( molto presunti) “narcoterroristi” legati a Tren de Aragua, che Trump ha descritto come carichi di “droga diretta agli USA”.

Il 15 settembre, un secondo strike ha ucciso 3 persone su un’altra imbarcazione, con Trump che ha postato video su Truth Social mostrando “sacche di cocaina e fentanyl sparse nell’oceano”. Ha dispiegato navi da guerra, droni e marines nella regione, minacciando ulteriori attacchi “dentro il Venezuela” per indebolire Maduro, che ha risposto accusando gli USA di “crimine efferato” e preparando truppe costiere.

Esperti criticano queste azioni come illegali e rischiose: il Senatore democratico Jack Reed le ha definite “violazioni della legge” che potrebbero scatenare una guerra. Il Venezuela è più coinvolto nella cocaina che nel fentanyl puro, e questi strikes, pur reali, esagerano il suo ruolo, simile alle iperboli sui numeri delle morti.

È una strategia per regime change o solo retorica anti-droga? Una crisi che chiede soluzioni La crisi del fentanyl non è solo un problema di numeri o immagini scioccanti: è una ferita sociale che colpisce famiglie, comunità e l’economia, amplificata da minacce globali che rischiano di complicare tutto. I video virali, pur sensazionalistici, sono uno specchio di una realtà che non si può ignorare.

Il calo delle morti nel 2024 è un segnale positivo, ma senza interventi più decisi, dal contrasto ai cartelli al trattamento obbligatorio, senza distrazioni geopolitiche, le strade continueranno a raccontare una storia di degrado. L’America può permettersi di perdere altre vite, altri miliardi, altra speranza?

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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