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venerdì 30 Luglio 2021
PolisCome liberarsi della Liberazione?

Come liberarsi della Liberazione?

Come ormai da anni a questa parte, una delle date fondanti dell’identità di questo Paese, il giorno della Liberazione, il 25 aprile, tra gli unici simboli costituenti, come la Costituzione e la Legislazione sul lavoro, che ci hanno dato dignità come terra e popolo,  è oggetto di mistificazioni storiche, accostamenti impropri, e della presunta accusa di data divisiva. Ma siamo sicuri che l’essere divisivi sia veramente un torto?

C’è un opera di revisionismo costante operata a più livelli. Si è cominciato con il rifiuto di riconoscere alla parola fascista una qualsiasi rilevanza politica e quindi – va da sé – la constatazione dell’inutilità dell’antifascismo.

Poi si è passati al tentativo di rivedere il calendario nazionale, non proprio abolendo il 25 aprile, ma neutralizzandolo, ultimo esempio Ignazio La Russa che ha proposto di dedicare la giornata ai morti di Coronavirus.

E così, oltre alla circostanza di passati premier che snobbavano clamorosamente le cerimonie, man mano se ne sono affiancate altre, dalle foibe al giorno della caduta del muro. Vi è il tentativo dell’azzeramento della memoria storica, sostituito da un generico senso di appartenenza nazionale, che cancella le differenze e non è in grado di valutare le origini e le fondamenta di uno stato, di una democrazia.

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Si fa tutto un minestrone che mette assieme il Risorgimento e la Resistenza, Curtatone, Montanara e Salvo D’acquisto, El Alamein e l’8 settembre.

Vi è stata poi un’esaltazione della zona grigia del paese negli anni della guerra, cioè la maggioranza che assistette neutrale alla guerra civile tra rossi e neri, e lì che si vorrebbe far iniziare la teoria degli opposti estremismi, con la monumentalizzazione delle vittime civili dei massacri, che conterrebbe in sé la tendenza a parificare tutte le vittime, e a sostituirle nel ruolo degli eroi inermi, a chi scelse invece di combattere dalla parte giusta.

Non può esserci democrazia con l’azzeramento della memoria.  Sono i regimi totalitari che impongono una visione unica del passato, una memoria condivisa da tutti e imposta dall’alto.

Le memorie sono sempre conflittuali in una società aperta. Un’identità si fonda in contrapposizione ad altre e quella di una nazione si è sempre forgiata nei conflitti. La fine dell’antifascismo significa solo aprire le porte a un passato che credevamo relegato alle pagine buie della storia.

     

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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