Violento terremoto tra Turchia e Siria, oltre 1500 morti

Un forte terremoto ha colpito questa mattina Turchia e Siria provocando più di 1.500 morti. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato l’ultimo bilancio di morti e feriti in Turchia, ma poiché i soccorsi sono ancora in corso, ha rifiutato di fornire un numero totale di possibili vittime: “È il secondo più forte dal terremoto di Erzincan del 1939. Secondo le ultime valutazioni è pari a 7,7. Ci sono gravi danni anche nelle zone limitrofe della Siria”.

Oltre 1.500 i morti in Turchia e Siria al momento

Il terremoto di questa mattina presto in Turchia non è solo uno dei più forti ma anche uno dei più grandi degli ultimi decenni.

L’epicentro della scossa di magnitudo 7,4 è a Pazarcik, nella provincia di Kahramanmaras, secondo il servizio di emergenza turco Afad.

La città di Gaziantep, capoluogo di una delle due province più colpite, con due milioni di abitanti e nona città del Paese, ospita un terzo degli 1,5 milioni di rifugiati siriani che vivono nelle province colpite dal sisma ed è il principale punto di passaggio per il commercio con la Siria.

Anche Adana, la settima città più grande del Paese e uno dei suoi principali centri industriali, situata a 170 chilometri a ovest sulla pianura costiera mediterranea, ha subito danni, con il crollo di un condominio di 14 piani.

Le conseguenze sono state più gravi nella provincia montuosa di Kahramanmaras, con una popolazione di un milione di abitanti, e a Malatya, situata ad un’altitudine di 1.000 metri ai piedi di una catena montuosa che raggiunge i 2.500 metri.

Le forti nevicate in questa zona, con temperature sotto lo zero, complicano i soccorsi e aggravano la situazione dei sopravvissuti. Anche a Diyarbakir, considerata la “capitale” delle regioni a popolazione curda dell’Anatolia sud-orientale, sono crollati diversi edifici, sebbene la città, che conta più di un milione di abitanti, si trovi a 250 chilometri a est dell’epicentro. Ma è qui che passa la faglia geologica dell’Anatolia orientale, che separa le placche tettoniche dell’altopiano anatolico dalle pianure arabe e si estende fino ad Adana, nel Mediterraneo.

Lungo questa faglia, nell’ultimo secolo sono state registrate decine di terremoti di magnitudo fino a 6 sulla scala Richter e sette di magnitudo 6-7, ma nessuno con la forza distruttiva del terremoto di oggi.

(Fonte – AGI)

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