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lunedì 10 Maggio 2021
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Perchè ora tutti vogliono il vaccino russo?

Dopo i dati positivi pubblicati su Lancet ora tutti sembrano volere il vaccino russo. La penuria di dosi fa superare gli scetticismi etici e i timori geopolitici di mezza Europa.

Tutti vogliono il vaccino russo

Tutto nasce dopo che la prestigiosa rivista scientifica inglese Lancet ha pubblicato i dati positivi sul vaccino russo: la sperimentazione di fase 3 dello Sputnik ha riportato una percentuale di efficacia del 91,6% di difesa contro il virus, una percentuale ben lontana dall’efficacia al 60% garantita da Astrazeneca.

Più nello specifico, si legge nello studio che, dalle analisi condotte, il livello di anticorpi neutralizzanti dei volontari vaccinati con Sputnik V è risultato 1,3-1,5 volte superiore al livello di anticorpi dei pazienti che sono guariti da Covid. Inoltre i casi di peggioramento dopo il trattamento, cioè che hanno richiesto il ricovero ospedaliero, sono stati rari sia nel gruppo placebo che in quello del vaccino (0,2%) e nessuno è stato ritenuto associato alla vaccinazione. E comunque si è trattato di sintomi lievi, inclusi sintomi simil-influenzali, dolore al sito di iniezione e debolezza.

Lancet ha segnalato 4 decessi, nessuno dei quali è stato considerato correlato al vaccino. I dati sugli over 60 sono ricavati da una analisi secondaria di 2.144 persone (età massima 87 anni), secondo cui l’efficacia per gli anziani è stata del 91,8%.

Dopo questa lettura è arrivata la clamorosa giravolta dei governi europei, con le aperture di Germania, Francia e Spagna. L’Ungheria di Orbàn lo ha già approvato e l’Ue sta aspettando l’ok da Ema.

Si tratta di un netto cambiamento di prospettiva, con la Russia che strategicamente si mostra disponibile e promette di elargire 100 milioni di dosi per 50 milioni di vaccinazioni, in un momento di grosse difficoltà nell’accaparrarsi dosi.

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Il vaccino russo come strumento politico

Eravamo ad agosto quando il presidente russo Vladimir Putin annunciò l’approvazione normativa del vaccino Sputnik V, e i commenti degli esperti erano stati molto cauti: erano troppo sospetti i tempi e i modi di valutazione dl nuovo farmaco.  L’Organizzazione Mondiale della Sanità fu abbastanza netta: Tra avere idea di aver messo a punto un vaccino che forse funziona e aver completato il percorso, c’è una grande differenza.

A questo si univa la questione politica: l’egemonia dei paesi non allineati nella lotta mondiale al virus era vista non solo come un’arma sanitaria ma anche e soprattutto politica, segnali di mire espansionistiche in settori strategici. Le stesse perplessità infatti erano sollevati sui percorsi dei vaccini cinesi e cubani.

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Ma ora la penuria di dosi piega gli scetticismi etici e i timori geopolitici di mezza Europa: Angela Merkel è già pronta a stringere accordi sulla produzione e sull’uso e, in nome della real politik, dichiara la necessità in tempo di pandemia di superare le differenze politiche che pure rimangono ampie.

L’apertura dell’Italia

Anche in Italia la questione è aperta. Sei mesi fa la posizione italiana era identica a quella dei partners europei e, uno dei temi più discussi, era stato quello della trasparenza, che aveva disegnato l’annuncio di Putin come un semplice quanto pericoloso annuncio giornalistico. Oggi invece è il presidente del Consiglio superiore di sanità stesso, Franco Locatelli, a parlare di approccio laico al siero russo definendo i dati pubblicati da Lancet come significativamente interessanti.

E dunque si muove anche la politica, per ora in ordine sparso. il Piemonte sta provando a muoversi da solo guardando proprio alla Russia. Alla Regione Lombardia Letizia Moratti,  durante la conferenza Stato-Regioni, ha avanzato al commissario Domenico Arcuri la richiesta di poter valutare l’utilizzo del vaccino prodotto dalla Russia.

Ma prima di muoversi ufficialmente bisognerà comunque attendere le valutazioni dell’ente regolatore europeo, secondo gli stessi standard finora seguiti per il vaglio dei vaccini già approvati. I dati sono effettivamente promettenti ma devono ancora tradursi in una richiesta ufficiale di autorizzazione a Ema da parte dell’azienda produttrice.

 

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Sira De Vanna
Sira De Vanna
Speaker radiofonica, redattrice, storico dell'arte. Caporedattore per Kulturjam.it

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