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mercoledì 28 Luglio 2021
NewsVenezia, 3 militari italiani denunciati per rapina a un ambulante bengalese

Venezia, 3 militari italiani denunciati per rapina a un ambulante bengalese

Spesso un piccolo fatto di cronaca ci fa capire molte più cose di quante ne possiamo ricavare da ponderose analisi politiche e sociologiche. Ecco una notizia alla quale gli organi di informazione hanno dato pochissimo risalto: veniamo a saper che a Venezia, tre lagunari denunciati per rapina a un ambulante bengalese nel dicembre del 2019, sono stati interdetti all’attività per un anno. Il nostro A.C. Whistle l’ha scovata e la commenta con amaro sarcasmo.

Operazione “Strade sicure”: rapina a un ambulante bengalese

Dal 2008 le strade italiane sono presidiate anche dall’Esercito in funzione di prevenzione e contrasto della criminalità e del terrorismo. Il 23/12/2019 a Venezia in piazzale Roma un solerte cittadino segnala ai militari colà in presidio il grave pericolo costituito dalla presenza di un bengalese venditore abusivo di soprascarpe impermeabili per l’acqua alta.

Tre lagunari lo portano negli adiacenti giardini pubblici al riparo da occhi indiscreti, gli chiedono di esibire i documenti e appena l’uomo estrae il portafoglio gli rubano il denaro ivi contenuto (40 euro); alle proteste del malcapitato i soldati lo percuotono provocandogli lesioni guaribili in 8 giorni. Ah, e gli buttano la mercanzia in un cespuglio.

Questo secondo la denuncia, i cui contenuti devono avere convinto il PM e poi anche il GIP, che dopo quasi un anno e mezzo di indagini ha intanto emesso un’ordinanza di sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio per i tre: nelle intercettazioni (autorizzate dagli inquirenti perché il reato ipotizzato è la rapina, ricordatevelo quando sentite qualche esponente politico tuonare contro questo strumento investigativo) parlerebbero fra loro di altri episodi analoghi nei quali avrebbero usato anche maggiore violenza.

Venezia, 3 militari italiani denunciati per rapina a un ambulante bengalese

Il reggimento lagunari “Serenissima”

Per chi non fosse pratico di cose militari, il reggimento lagunari “Serenissima” è un’unità anfibia dell’Esercito, da non confondersi con il “San Marco” che sono i fanti della Marina (l’equivalente dei marines USA). Ora, è noto che nelle forze armate è diffuso -non sempre e non ovunque- uno spirito che potremmo benevolmente definire “un po’ di destra”, e nei corpi speciali questa tendenza è spesso accentuata: insomma, i lagunari di Venezia non sono famosi come i parà della brigata Folgore di Pisa ma siamo lì, basco verde per i primi (dal 2011, prima era nero) e amaranto per i secondi.

Non si può dubitare che uno Stato, qualunque sia la tipologia di governo, debba essere dotato di forze armate (non risulta infatti che i Paesi socialisti se ne privino). Altrettanto incontestabile è il fatto che, per imbracciare le armi e sparare contro altri esseri umani, sia pure “nemici”, e all’occorrenza sbudellarli, si deve arruolare gente che lo voglia fare o che almeno se la senta di farlo alla bisogna. Questa gente sarà necessariamente dotata di un’aggressività maggiore rispetto a un frate cappuccino, e tant’è.

Venezia, 3 militari italiani denunciati per rapina a un ambulante bengalese

Come lo scoglio infrango, come l’onda travolgo…

..è il motto dei lagunari, lo potete leggere su questo foulard che da anni tengo esposto nel mio studio (come io ne sia venuto in possesso, o fratelli, ve lo racconterò un’altra volta). E certamente trasmette tutto l’ardimento di cui devono essere dotati tre giovani, presumibilmente di complessione assai gagliarda, per compiere un’operazione rischiosissima: affrontare un omino (le popolazioni asiatiche sono di corporatura minuta, e secoli di sottoalimentazione non aiutano) che stava attentando alla sicurezza economica del Paese vendendo mercanzia di dubbia provenienza e sfuggendo all’imposizione fiscale (per queste attività deve valere il “prima gli italiani”, anzi “solo gli italiani”).

Si propone pertanto la promozione sul campo per merito di guerra con la seguente motivazione:

“La pattuglia, modestamente armata ma sorretta dallo spontaneo e fattivo sostegno dei cittadini, sebbene non comandata intercettava l’incursore nemico. Portatolo in luogo isolato al fine di prevenire conseguenze sulla popolazione civile in caso di esplosione di ordigno occulto, provvedeva alla confisca del bottino di guerra e alla distruzione del materiale bellico. Avendo la meglio anche sull’ultima reazione del nemico, tenne alta la fiaccola della fede nel destino di una Patria finalmente liberata”.

P.S. A Venezia fra i civili il motto viene scherzosamente completato con una terza similitudine: “come lo str…o galleggio”. Chissà se avremo la notizia di come andrà a finire la vicenda giudiziaria, e se verrà confermato il detto vox populi, vox Dei.

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A.C. Whistle
Giurista e poeta

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