7.6 C
Rome
giovedì 4 Marzo 2021
News La reazione di Telefono Azzurro all'emergenza Coronavirus

La reazione di Telefono Azzurro all’emergenza Coronavirus

“Meglio morire di Coronavirus che restare qui in casa” e “Se mia figlia muore, preferisco morire anch’io”

Confini, Isolamento, Attesa, Famiglia: questi sono alcuni temi intorno ai quali, in questo stato di emergenza Coronavirus, ruotano le domande che bambini, adolescenti ed i loro adulti di riferimento pongono alle nostre Linee di Ascolto 1.96.96 e di Emergenza 114.

“Sentirsi spaventato, agitato e non riuscire a dormire sono fra le tante preoccupazioni che avvertiamo nelle domande che i bambini sottopongono alle nostre linee – sottolinea il Professor Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro – Stiamo affrontando una situazione nuova e difficile per tante persone: è normale a volte fare fatica a trovare le parole per spiegare come ci si sente, soprattutto per i bambini. La cosa più importante però è condividere le sensazioni con le persone che si hanno vicino. Noi di Telefono Azzurro ci siamo, mettendo in campo nuove idee e strumenti per essere vicini a bambini e adolescenti, alle scuole e alle famiglie”.

Telefono Azzurro, da oltre 30 anni impegnato accanto a bambini e adolescenti, garantisce anche oggi, h/24 e tutti i giorni, la piena operatività dei propri servizi, sempre nel pieno rispetto dei massimi standard qualitativi grazie alla solida esperienza maturata negli anni, non solo! Oggi Telefono Azzurro si rafforza e lancia una soluzione a portata di click, è online la nuova sezione dedicata al Coronavirus: Clicca qui

Nel portale ci sono tutti i servizi dedicati messi a disposizione in questo stato di emergenza:  operatori esperti e altamente specializzati sia nella Linea di Ascolto 1.96.96 che in quella di Emergenza 114; consigli pratici da noi sviluppati che, sotto forma di vademecum e decaloghi, indichino dettagliatamente a bambini, adolescenti e anche adulti come affrontare le difficoltà di questo periodo; un percorso attraverso 8 pillole formative Sfide che, declinate sui Social e via Webinar su più piattaforme, coinvolge gli studenti in attività di peer education in modalità digitale.

Children

Telefono Azzurro

Per affrontare le difficoltà domestiche di questi giorni e le paure del futuro, Telefono Azzurro ha individuato, grazie alle indicazioni dei propri operatori, alcuni temi che racchiudono le richieste di aiuto che riceve in questo periodo.

“Chiamo per me ma anche per mia mamma perché papà ci picchia e io non mi sento più al sicuro in casa. Dobbiamo sempre più di frequente chiuderci in bagno o in altre stanze ed io sono terrorizzata”. Questa convivenza coatta può esasperare situazioni di fragilità pregressa; nei casi di violenza domestica, ai quali purtroppo assistono spesso i più piccoli, strategie seppur momentanee che prima venivano adottate possono essere venute meno. L’attuale contesto di restrizione, anche fisica, ha eliminato ogni confine e può contribuire a generare nuovi conflitti, aumentando il rischio che la comunicazione in casa sia più tesa e che i toni si alterino con più facilità.

“Semplice, voglio ammazzarmi, ci ho già provato il mese scorso buttandomi dalla finestra del centro diurno. Si muore prima del virus o di suicidio?” La situazione attuale ha sconvolto i ritmi di tutti: ha unito in spazi ristretti, ma paradossalmente ha anche isolato alcuni dalle forme di aiuto di prima. Un isolamento dovuto alla sospensione, soprattutto in alcune zone particolarmente colpite, delle attività o dei percorsi che i ragazzi stavano facendo; stare a casa significa vivere una nuova quotidianità, che può mettere in difficoltà sia i ragazzi sia i loro adulti. Anche chiedere aiuto può diventare più difficile, per paura di essere sentiti, per paura che le cose precipitino: ecco perché gli strumenti di aiuto digitale come chat, whatsapp ed APP possono fare la differenza nel consentire la richiesta di aiuto in qualsiasi contesto, per dar voce senza bisogno della voce. Possono infatti agevolare l’emersione di situazioni che altrimenti rimarrebbero sommerse.

“Non ce la faccio più stare a casa, voglio vedere i miei amici, voglio la mia libertà! Ho paura di mio padre, lui è violento e ci insulta, sono 12 anni che va avanti così, sono preoccupato per mia sorella, lei non vuole più vivere. Meglio morire di coronavirus che stare qui…” Viviamo, tutti, giorni sospesi, giorni dell’attesa. Giorni in cui non vediamo l’ora che tutto questo finisca e che si possa tornare alle nostre quotidianità, subito. Ma poi ci sono ragazzi per i quali questo tempo di attesa amplifica il loro disagio rendendo ancor più insostenibile la sofferenza che vivono.

“Non mi sento a mio agio con la mia famiglia. Mi sento spesso un errore e sono costretta a fare cose che non voglio, soprattutto ora. Vorrei poter fare le mie scelte, ma loro non mi ascoltano, ho sempre avuto un brutto rapporto con mio padre e poca comunicazione con mia madre e i miei fratelli. Non ce la faccio più a stare così, voglio stare bene nel poco che mi rimane dell’infanzia, voglio essere felice, non voglio fare questa vita. Con mia mamma ho un buon rapporto, ma non riesco a parlare delle mie cose, del fatto che io adesso sto malissimo, che mi guardo allo specchio e vorrei essere un’altra”. La famiglia e le relazioni familiari fanno da cornice alle richieste di aiuto dei bambini e dei ragazzi, in questo momento ancor di più. Genitori violenti ma anche genitori poco attenti, poco disponibili all’ascolto, poco capaci di sintonizzarsi con i bisogni dei figli o di vedere il loro dolore. I figli sono bisognosi di punti di riferimento solidi e capaci di ascolto, e il tempo del coronavirus può diventare l’opportunità per trovare il coraggio di riscoprire i genitori come adulti davvero significativi per la propria crescita e per guardare i figli con occhi nuovi.

TELEFONO AZZURRO, Comunicato stampa

   



Ti potrebbe anche interessare

Ultimi articoli