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La Russia raddoppia l’export agricolo in Africa e punta a diventare perno della sicurezza alimentare del continente: non solo grano, ma olio, prodotti trasformati, zootecnia e pesce. Una strategia commerciale che diventa leva politica e ridisegna gli equilibri globali.
Russia-Africa: la nuova geografia del grano e del potere
Negli ultimi cinque anni, la mappa alimentare del continente africano si è ridisegnata sotto l’impulso di un attore che, pur lontano migliaia di chilometri, ha trovato nel settore agroalimentare uno strumento di influenza sempre più efficace. La Russia ha infatti più che raddoppiato le proprie esportazioni di prodotti agricoli verso l’Africa, raggiungendo nel 2024 un valore complessivo vicino ai sette miliardi di dollari. E il trend è in crescita anche quest’anno.
È quanto emerso nel corso di un tavolo Russia-Africa ad Addis Abeba, dove funzionari e rappresentanti istituzionali hanno delineato la portata di un’espansione che non riguarda soltanto il grano, ma un arco sempre più vasto di prodotti.
Secondo Ilya Ilyushin, responsabile del Centro federale russo per lo sviluppo dell’export agricolo, l’interscambio con i Paesi africani ha registrato nel solo 2023 una crescita del 18%, confermando un trend di lungo periodo che si intreccia con le strategie di Mosca per consolidare alleanze commerciali e politiche alternative all’Occidente.
Il cereale resta comunque il fulcro dell’operazione: con 26 milioni di tonnellate esportate, il grano russo continua a essere una delle risorse più richieste dalle economie africane, molte delle quali dipendono in modo strutturale dal mercato esterno per garantire la sicurezza alimentare.
Oltre i cereali: la diversificazione come leva geopolitica
Ma il dato più significativo riguarda la capacità di diversificazione messa in campo da Mosca. A fianco del grano, nel 2023 sono approdati in Africa 1,3 milioni di tonnellate di orzo, oltre 200.000 tonnellate di mais e circa 35.000 tonnellate di lenticchie, secondo il vice ministro dell’Agricoltura Andrey Razin.
Tuttavia il salto qualitativo emerge soprattutto nelle filiere non tradizionali: l’export di olio vegetale è quasi raddoppiato, raggiungendo un valore superiore ai 720 milioni di dollari; le forniture di prodotti trasformati hanno segnato un incremento del 51%, mentre il settore zootecnico ha visto addirittura una quadruplicazione dei volumi.
Questa espansione multiforme non è casuale. Dietro vi è un piano di penetrazione commerciale che punta a consolidare la Russia come partner strategico alimentare per un continente in rapida crescita demografica. Le autorità russe stanno inoltre tentando di riportare i livelli dell’export ittico agli standard precedenti, pari a circa 200.000 tonnellate annue. Per sostenere tale infrastruttura commerciale, Mosca ha inviato attaché agricoli in dieci Paesi africani, con il compito di facilitare le relazioni istituzionali e rafforzare i canali distributivi.
Un asse alimentare che ridisegna gli equilibri
La crescente interdipendenza agroalimentare tra Russia e Africa si inserisce in un quadro internazionale segnato da crisi globali, competizione per le risorse e tentativi di ridefinizione degli equilibri commerciali. L’espansione dell’export agricolo russo non è soltanto una risposta economica alla domanda africana, ma un tassello di un disegno più ampio: rafforzare un asse alternativo ai mercati dominati dall’Occidente e ritagliarsi un ruolo centrale nei dossier sulla sicurezza alimentare. Un terreno dove, come dimostrano i dati, Mosca è decisa a restare protagonista.

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