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domenica 28 Febbraio 2021
News Reveng porn, maestra di Torino licenziata: condannate preside e madre di un’alunna
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Reveng porn, maestra di Torino licenziata: condannate preside e madre di un’alunna

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Ricorderete il caso della maestra di Torino licenziata dopo la diffusione di foto intime da parte dell’ex fidanzato, è arrivata la sentenza: condannate la preside e la madre di un’alunna.

Maestra di Torino licenziata: condannate preside e madre di un’alunna

Il Tribunale di Torino  ha emesso due condanne per il caso della maestra d’asilo, vittima di revenge porn, che, nel 2018, nel Torinese, perse il lavoro dopo la diffusione non voluta, ad opera del suo ex ragazzo, di alcune sue foto intime.

L’insegnante sarebbe stata costretta a firmare una lettera di dimissioni e per questo motivo la direttrice dell’istituto in cui lavorava è stata condannata a 1 anno e 1 mese di reclusione, con la condizionale, mentre per una delle mamme coinvolte nell’azione di linciaggio morale che portò al licenziamento, la pena inflitta è stata di 12 mesi.

Secondo quanto ricostruito dalla pm Chiara Canepa, la maestra fu vittima di una vera e propria gogna scolastica con tanto di riunione in cui venne additata e umiliata per poi essere costretta alle dimissioni.

Cassazione lavoratore deve dimostrare di essere stato licenziato oralmente

Sullo stesso caso  c’è stata anche una seconda sentenza, al termine di un processo parallelo celebrato con il rito abbreviato. Il tribunale ha emesso una condanna a 8 mesi a una collega dell’insegnante, quello che inoltrò le foto intime alla direttrice dell’istituto; assoluzione invece per il marito di una delle mamme che girò quelle immagini alla moglie.

La maestra si è costituita parte civile all’interno del procedimento ottenendo anche un risarcimento. Il suo commento al termine della sentenza: Quel che è fatto è fatto e il danno non si cancella. Ma almeno con questa sentenza è emersa la verità.

Amaro il commento della direttrice dell’asilo torinese: Siamo tutti lupi cattivi di una storia raccontata male.


 

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