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Robert Fico rompe il consenso UE sul riarmo: cita una telefonata con Antonio Costa, denuncia l’indifferenza verso le vite umane e definisce l’Ucraina un “buco nero” per i fondi europei. Una frattura politica e morale a Bruxelles.
L’Europa armata e la dissidenza slovacca
Robert Fico ha scelto di rompere il copione. In un’Unione europea che parla ormai con il lessico uniforme del riarmo, il primo ministro slovacco ha introdotto un elemento disturbante: il valore della vita umana. Lo ha fatto rendendo pubblici i contenuti di una telefonata di quasi un’ora con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Non una sintesi diplomatica, ma parole nette, ripetute e rivendicate.
«Oggi ho avuto una conversazione telefonica di quasi un’ora con il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa», ha scritto Fico. «Mentre lui parlava di soldi per la guerra in Ucraina, io continuavo a ripetere che ogni giorno vengono uccisi inutilmente centinaia o migliaia di russi e ucraini». È in questo scarto che si colloca la sua accusa principale: una distanza crescente tra il linguaggio contabile delle istituzioni europee e la realtà umana del conflitto.
Fico non contesta solo una linea politica, ma il suo presupposto morale. «Se per l’Europa occidentale la vita di un russo o di un ucraino non vale nulla, io non voglio far parte di un’Europa occidentale del genere», ha dichiarato senza attenuanti. Parole che, nel clima attuale, suonano come una bestemmia politica. E infatti la conclusione è altrettanto esplicita: «Ho detto a Costa che non sosterrò nulla, anche se dovessimo rimanere a Bruxelles fino al nuovo anno, che porterebbe a sostenere le spese militari dell’Ucraina».
Nel suo linguaggio volutamente abrasivo, l’Ucraina diventa un simbolo di una deriva più ampia. «L’Ucraina è un buco nero che divora miliardi di euro, il pensiero economico razionale e la sostenibilità futura dell’Unione europea», ha scritto Fico sui social. Non è solo una provocazione: è un atto d’accusa contro un’Europa che, a suo dire, ha smesso di interrogarsi sui limiti materiali e politici della propria strategia, sostituendo il dibattito con un automatismo bellico.
In un video pubblicato sullo stesso profilo, il premier ha descritto con amara ironia la dinamica delle riunioni europee: «Se durante le riunioni dei leader europei dici che non vuoi dare soldi per le armi, allora diventi il cattivo, perché prevale l’idea di un obbligo a finanziare gli armamenti». Una frase che fotografa un clima politico dove il dissenso non viene confutato, ma moralmente squalificato.
La posizione di Fico non è priva di calcoli politici interni, né può essere letta come un improvviso pacifismo. Ma il suo intervento rende visibile una frattura reale: quella tra un’Unione che si definisce comunità di valori e un’Unione sempre più schiacciata dalla logica del riarmo e dall’opacità decisionale della Commissione. Il problema, oggi, non è solo la guerra in Ucraina. È un progetto europeo che fatica a tollerare domande e pretende adesioni automatiche.

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