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Rasmussen spinge per coinvolgere l’Europa nella guerra all’Iran e rilancia il riarmo contro la Russia. Intanto si consolida un asse militare nordico guidato dal Regno Unito. Si profila un’Europa subordinata e trascinata in conflitti altrui.
Europa al guinzaglio, le parole di Rasmussen
– Fausto Anderlini*
Rasmussen, già segretario Nato, prima di Stoltenberg e Rutte, oggi (ieri ndr.) sul Corriere: «È giunta l’ora che l’Europa batta un colpo: prendere parte alla guerra all’Iran (che ci riguarda), dando una mano agli Usa», cioè a Trump, in cambio di un rinnovato impegno nella guerra in Ucraina. E poi: accelerazione al riarmo in vista dell’attacco della Russia all’Europa previsto per il 2030, istituzionalizzando l’Ucraina, ormai potenza armata di rilievo, nel gruppo dei volenterosi.
Non è solo un delirio. È una linea che procede vieppiù spedita. Re Carlo, di ritorno dai bagordi della famiglia reale, arringa il Congresso, chiamando alle armi contro la Russia, neanche fosse ancora padrone del New England. Nel frattempo, gli Stati baltici e scandinavi stringono una stretta alleanza militare con il Regno Unito nel controllo del Mare del Nord.
Qui non è l’Europa che è all’opera, e neppure l’anglosfera, ma il mondo germanico globalmente inteso, con i vassalli al seguito. La conferma di un delirante suprematismo che segue le tracce di una barbarica affinità linguistica. Il sogno di Hitler realizzato.
Viene da chiedersi cosa abbiamo da spartire, noi romanzi del ceppo latino, cattolico apostolico romano, senza dimenticare anche i cugini greco-ortodossi e i popoli slavi civilizzati da Cirillo e Metodio, con questo mondo nordico e alieno di riformati, perfino antropologicamente disgustoso nelle rozze, per quanto coronate, congreghe dirigenti.
Dovremo forse ripetere l’errore capitale di Mussolini quando mise l’Armir al seguito della Wehrmacht? Macché Stati Uniti d’Europa! Una follia, una chimera senza costrutto, nella quale siamo destinati alla parte degli utili idioti e dalla quale bisogna assolutamente secedere, cercando nuovi allineamenti secondo antiche affinità, prima che sia troppo tardi.
Non è questione di un ritorno di sciovinismo da opporre al cosmopolitismo. Oltre le Alpi e il mare ci sono innumerevoli patrie ben più interessanti e promettenti che il Nord Europa.

* Dalle riflessioni social di Fausto Anderlini
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