A Raffaele Morelli risponde involontariamente l’Ispettorato del Lavoro

Lo psichiatra Raffaele Morelli nell’occhio del ciclone per alcune sue dichiarazioni ritenute sessiste.

Raffaele Morelli va alla guerra social

Durante una diretta radiofonica su Rtl si è parlato dell’aforisma della drammaturga francese François Sagan: Un vestito non ha senso a meno che ispiri gli uomini a volertelo togliere di dosso.

Il caso è scoppiato quando è intervenuto al telefono lo psichiatra Raffaele Morelli:

Se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso deve preoccuparsi perché vuol dire che il suo femminile in qualche modo non è presente in primo piano. Il femminile in una donna è la base su cui si siede il processo. Prima di tutto sei femminile e il femminile è il luogo che suscita desiderio. Le donne lo sanno bene perché quando escono di casa con un vestito con cui non si sentono a loro agio corrono a casa a cambiarlo. Noi uomini non lo facciamo perché non diamo così importanza alla forma. La donna è la regina della forma e suscita desiderio. Guai se non fosse così”.

Le sue parole hanno scatenato una bufera sui social.

Sullo stesso tema, incalzato su Radio Capital da Michela Murgia, il confronto è degenerato fino al battibecco finale tra lo psichiatra e la conduttrice: Zitta, sto parlando, altrimenti me ne vado. E la scrittrice sarda: Se ne vada. Non sta facendo un comizio io le faccio delle domande.

A quel punto Morelli sbatte giù il telefono e la diretta si conclude.

Un vero capolavoro di becerume maschilista, la definizione dell’accaduto da parte dell’ex Presidente della Camera Laura Boldini.

Morelli: la potenza e la bellezza della seduzione femminile

 


A Morelli risponde involontariamente l’INL

Senza entrare nel merito dei contenuti, ci pare che una risposta arrivi indirettamente con i dati emessi in queste ore dall’ispettorato del lavoro, relativi allo studio annuale sulle convalide di dimissioni e risoluzioni consensuali di madri e padri, con  tutte le problematiche relative immaginabili.

I dati sono emblematici

A Morelli risponde involontariamente l'Ispettorato del Lavoro

Sono 37.611 le lavoratrici neo-mamme che si sono dimesse nel corso del 2019. I padri che hanno lasciato il posto sono invece stati 13.947.

Al riguardo sono stati emessi 51.558 provvedimenti, con un  incremento sull’anno prima pari al +4%

Si legge  testualmente: come di consueto la maggior parte ha riguardato le madri. Infatti il dato riguarda nel 73% dei casi.

Solo il 21% delle richieste di part time o flessibilità lavorativa, presentate da lavoratori con figli piccoli, è stato accolto. Su 2.085 richieste ne sono state infatti accolte 436.

In soli due casi su dieci c’è quindi il via libera, una quota assolutamente minoritaria e insufficiente, che ci pone in termini assoluti tra i paesi più in ritardo in europa verso le esigenze di conciliazione tra il ruolo che i genitori hanno in famiglia e la prosecuzione dell’attività lavorativa. E il dato diventa drammatico se rapportato alle sole donne.

In pratica il 70% delle donne in neo-genitorialità è costretta ad abbandonare il lavoro. Le riduzioni del lavoro per esse sono accolte nel 20% dei casi.

La psichiatria, più che ragionare sull’implicito della forma, nel femminile, dovrebbero ragionare su un società produttiva che richiede un coinvolgimento delle donne sempre maggiore, senza mutare l’organizzazione patriarcale che c’è alla base.

 


 

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