Un quantitativo ingente di vaccini scaduti e inutilizzati è destinato al macero, con un conseguente spreco di denaro (pubblico) che si aggira intorno ai 2 miliardi di euro.
Covid, 122 milioni di vaccini scaduti: l’Italia ha regalato 2 miliardi a Big Pharma
di Valeria Casolaro*
Con il retrocedere dell’emergenza legata alla pandemia da Covid-19, esplosa nel 2020, sono sempre meno gli italiani che decidono di farsi somministrare il vaccino contro il virus. Così, a fronte delle centinaia di milioni di dosi ordinate dall’Italia, un quantitativo ingente di queste è rimasto inutilizzato ed è destinato con tutta probabilità al macero, vista l’imminente scadenza, con un conseguente spreco di denaro (pubblico) che si aggira perlomeno intorno ai 2 miliardi di euro.
La campagna di vaccinazione ha infatti subito una prepotente battuta d’arresto: solamente 5,8 milioni di persone (il 30,7%) delle 19,1 milioni che potrebbero avere accesso immediato alla quarta dose hanno richiesto la somministrazione del vaccino, dato che scende al 13,5% per coloro che hanno richiesto la quinta dose (dati della Fondazione GIMBE).
Secondo un conteggio effettuato la La Stampa, sono quindi 19 milioni le dosi di vaccino contro la variante Omicron 1 che andranno gettate, insieme alle 15 milioni contro le varianti Omicron 4 e 5.
A queste vanno poi aggiunte 28 milioni andate in scadenza alla fine dell’anno, oltre a 60 milioni donate all’Africa ma in larga parte (se non del tutto) andate inutilizzate per problemi legati alla logistica o al fatto che gran parte di queste venissero donate quando già in scadenza (come abbiamo spiegato in un approfondimento dedicato al sistema COVAX). Il totale delle dosi destinate a rimanere inutilizzate e quindi da gettare ammonterebbe così a ben 122 milioni.
Considerando un prezzo medio tra i 16 e i 19,5 euro a dose (come ipotizzato da una nostra inchiesta, dal momento che il contenuto dei contratti con le case farmaceutiche è rimasto per lo più segreto), lo spreco si aggira tra gli 1,9 e i 2,3 miliardi di euro.
Il problema era già noto nell’autunno dell’anno scorso, quando era evidente che la campagna vaccinale stesse subendo un rapido rallentamento. Già allora le Regioni avevano tentato di mettere in guardia il governo del potenziale immane spreco cui si stava andando incontro, ma nonostante ciò si è deciso comunque di procedere con l’acquisto di nuove dosi e con l’insistere sulla campagna per la somministrazione di una quinta vaccinazione ai soggetti fragili.

* Grazie a AFV
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