Elena Bibolotti: Parlano di lei

L’ufficio di un commissariato, forse di un piccolo paese. Una violenza sessuale sullo sfondo e lo scherno di chi dovrebbe sostenere la vittima, in questo breve racconto di Elena Bibolotti.

Parlano di lei

Bruciava tanto da non poterlo dire. Bruciava dentro, bruciava di sole e nella carne, bruciava di terrore. Livia si passò la lingua sulle labbra e ispezionò le ferite che bruciavano di sale.

Tieni, bevi. Il poliziotto riempì il bicchiere e lo spinse fino al bordo della scrivania. Bevi le intimò, accompagnando la voce con un gesto della mano.

Cicciolina sorrideva dal calendario dietro di lui, la coroncina di fiori sulla testa bionda, i seni orgogliosi.

Però tu lo conosci a Massimino, o no?

Senza guardarlo Livia fece di sì con la testa. Bevve. Posò il bicchiere vuoto sul bordo della scrivania, esattamente dove lo aveva preso. Guardò l’orologio sopra la testa incoronata di Cicciolina.

Per la denuncia dobbiamo aspettare a tua madre. Sei minorenne. O no?

Il poliziotto in borghese non attese risposta. Sbuffò un paio di volte per lasciarla nell’imbarazzo, manco fosse lei la perdita di tempo.

Livia guardò la porta. Voleva soltanto scappare da Marzia, gettarsi sul letto della sua cameretta ordinata e rosa, tra le reliquie dell’infanzia appena trascorsa e raccontarle quello che non avrebbe mai detto a sua madre né al poliziotto: che bruciava da non poterlo neppure piangere, tantomeno urlare, che tutto era successo in un attimo senza che lei potesse reagire, che era stato come se un cattivo presentimento si fosse incarnato in realtà, infilato a forza nella sua carne.

Guardò di nuovo la porta. No, non aveva voglia di andare da Marzia. Livia voleva soltanto lavarsi.


Il poliziotto aveva aperto il giornale. Di tanto in tanto sollevava lo sguardo divertito dalla pagina di cronaca nera e lo poggiava su Livia.

Eh, quante se ne leggono qua sopra ogni giorno. Quante ne devo vedere io, qua dentro, ogni giorno. Scrollò un paio di volte la testa da bravo ragazzo.  Quindi pure le amichette tue fanno l’autostop sulla provinciale? Eh? Per andare al mare… cantò.

Livia fece spallucce. E che male c’era a chiedere passaggi per il mare. Ma non disse niente. Non voleva mettere nei guai nessuna di loro.

Quindi stamattina sei salita sopra alla Volvo di Massimino perché lo conoscevi già?

La porta della stanza si aprì ma non era sua madre. L’altro poliziotto, anche lui troppo giovane per essere padre, andò a sedersi sulla scrivania accanto a quella del collega. Si accese una Muratti. Anche sua madre fumava Muratti. Grazie a quel tabacco bruno, Livia sniffava sua madre a chilometri di distanza. Ma non era sua madre a fumare. Era il poliziotto, che fumava e la guardava.

Ma la scuola è già finita o te la sei zompata? Il poliziotto che la guardava fumando si voltò verso il collega. Tutti e due guardarono Livia. Poi nessuno dei due parlò più. Preferirono scambiarsi occhiate d’intesa.

Livia guardava il cavallo dei suoi short, le cosce arrossate dal sole, dai graffi dei rami durante la corsa, dalle unghie di Massimino.

Lo vedi come fanno queste? Infilano il costume nello zaino, s’incontrano con le amichette davanti alla scuola e partono. Fanno un paio di fermate d’autobus e prendono per i campi. Da lì è un attimo per la provinciale. Si mettono proprio allo svincolo e chiedono passaggi per il mare. Eh, eh

Parlavano di loro. Parlavano di lei.

Poi parlarono con lei. E dove lo hai conosciuto a Massimino Falasca, eh? Per strada? Alla villa comunale?, chiese quello che fumava.

Alla discoteca?  L’altro, il poliziotto dalla testa da bravo ragazzo. Poi si rivolse di nuovo al collega: A questa gli piace andare a ballare.

Parlarono di lui: Che quello, Massimino, il buttafuori fa. Quel brav’uomo del padre altra sistemazione non ha potuto trovargli. Con quel curriculum che tiene, disse il poliziotto che fumava seduto sulla scrivania.

Eh? In discoteca lo hai conosciuto? Magari ti ha offerto pure qualche birra?

Che queste così fanno. Vanno a ballare, uno gli offre da bere, quelle accettano, disse il poliziotto dalla testa di bravo ragazzo parlando di loro, di lei.

Livia non rispose. Guardò Cicciolina, poi guardò l’orologio e poi la porta.

Te ne vuoi andare?  Lei non rispose. Voleva soltanto sparire, smaterializzarsi, non essere più. Voleva soltanto buttarsi sotto la doccia e lenire il bruciore. Alzare al massimo il volume della radio di Marzia e lavare via quella roba che le colava tra le cosce, che Livia non sapeva se fosse sangue, sperma, o la prova evidente, per quei due, che in quello stupro avesse goduto anche lei.

Elena Bibolotti: Parlano di lei

 

Teledurruti – Elena Bibolotti, “Pioggia dorata”

 

 


About Elena Bibolotti

Si è diplomata alla Silvio d’Amico. Ha pubblicato diversi romanzi e racconti. È autrice di "Justine 2.0" (2013, Ink Edizioni), "Pioggia dorata" (2015, Giazira Scritture), "Conversazioni sentimentali in metropolitana" (2017, Castelvecchi), "Io e il Minotauro" ( 2020, Giazira Scritture) ->
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