L’Unione Europea in mano a von der Leyen e Kallas? Continuiamo così, facciamoci del male…

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Secondo le indiscrezioni i negoziatori del Partito popolare europeo (PPE), dei socialdemocratici e dei liberali si sono accordati. Giovedì il Consiglio europeo nominerà Ursula von der Leyen come presidente della Commissione e l’ex premier estone Kaja Kallas come Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri. Una scelta indicativa: due guerrafondaie intransigenti. Ci attendono tempi duri.

L’Unione Europea in mano a von der Leyen e Kallas?

Sembrerebbe, stando a quanto titolano alcuni giornali (l’autorevole magazine americano Politico, ad esempio, di solito ben informato, ma anche la Frankfurter Allgemeine Zeitung  ), che i negoziatori abbiano finalmente trovato un accordo sulle prossime nomine ai vertici dell’UE: Ursula von der Leyen confermata nella carica di Presidente della Commissione Europea e Kaja Kallas nominata Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza al posto di Josep Borrell.

Se queste indiscrezioni fossero confermate, e non fossero invece quei rumors che si mettono in circolazione per uccidere una candidatura, vorrebbe dire che a breve ci troveremo davvero nei guai, e che il conflitto con la Russia (e con tre quarti del pianeta) lungi dal raffreddarsi si inasprirà sempre di più.

Di entrambe sappiamo già più o meno tutto quello che ci serve sapere, purtroppo. Von der Leyen ha clamorosamente sbagliato ogni previsione sulla tenuta economica, produttiva e militare della Russia, e questo a volere essere generosi: perché a voler essere malpensanti, ha diffuso deliberatamente informazioni false per condizionare l’opinione pubblica europea. Kallas peggio che andar di notte: russofoba ai limiti del razzismo biologico, anticomunista (e sì che suo padre proprio nell’URSS che tanto lo opprimeva ha cominciato la sua folgorante carriera di economista), militarmente un falco che ‟non esclude” l’impiego di truppe NATO in Russia e sostiene che la Russia vada ‟decolonizzata”, ossia frantumata in un certo numero di etnostati i cui confini ovviamente starebbe a noi decidere.

Ma al di là dei sogni di Kallas questa doppia nomina, e le notizie che continuano a giungere da oltreoceano, ci fanno essere abbastanza pessimisti sulle sorti del continente. Il corso d’azione sembra essere tracciato: sganciamento (nei limiti) degli USA, gestione del conflitto demandata all’Unione Europea destinata a trasformarsi, ancor più di quanto già non sia adesso, nel braccio legislativo della NATO e a varare provvedimenti al solo vantaggio della contrapposizione militare e politica con la Russia e con chiunque ci stia antipatico, e ovviamente sostegno totale alle politiche statunitensi nel resto del mondo.

Da cui compressione dei diritti, riduzione della spesa sociale, spese militari senza vincoli di bilancio, e insomma tutte quelle cose che, quando le fanno gli altri, giustamente critichiamo.

* Ripreso da Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).

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