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lunedì 11 Ottobre 2021
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Arresti a Taranto. Nelle intercettazioni spunta la Casellati

Arresti a Taranto: il procuratore Carlo Maria Capristo finisce ai domiciliari. Le accuse: ha cercato di indurre una pm di Trani ad aggiustare un processo. L’intercettazione sulla presidente del Senato: la Casellati è amica nostra.

Arresti a Taranto: in manette il procuratore. Nelle intercettazioni spunta la Casellati.

La storia è inquietante per le figure coinvolte: un procuratore, un ispettore di polizia e tre imprenditori. Purtroppo è anche abituale per le cronache del nostro paese. E il peggio potrebbe ancora venire, perché l’inchiesta è appena agli inizi.

Il primo coup de theatre è arrivato dalla letture degli atti: in una pagina la presidente del Senato è citata all’interno di un intercettazione dove viene indicata come amica del gruppo di pressione.

Ovviamente potrebbe essere un artificio della gang per aumentare il proprio peso in queste attività. La Casellati potrebbe essere in realtà vittima inconsapevole. Questo lo chiarirà l’inchiesta. Ma quest’occasione ci da modo di tornare a parlare della presidentissima.

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Maria Elisabetta Alberti, coniugata Casellati, avvocatessa e Presidente del Senato della Repubblica, è tornata fugacemente al centro delle cronache politiche e dei meme social, vero termometro dell’attualità liquida, quella che si consuma nel giro di 24 ore,  quasi mai per posizioni politiche assunte durante la sua reggenza.

Generalmente è accaduto per piccoli qui pro quo, interpretati erroneamente dai più per lapsus. Per esempio durante la discussione in Senato sul calendario della la crisi balneare del governo SalviniDi Maio, quando Conte era lontano ancora dall’apparire un novello Kim il Jung nostrano.

La presidente si rivolse a Matteo Salvini chiamandolo più volte presidente e nessuno capiva il perché. Eppure il leader leghista, nonostante ricoprisse molte cariche, non era presidente di nulla: era  vicepresidente del Consiglio, ministro dell’Interno e segretario della Lega.

Crisi di governo, il lapsus di Casellati: “Presidente Salvini”. Il Pd: “Presidente di cosa?”

 

Ma il punto è che non si trattava affatto di un lapsus poiché la presidentissima si rivolge a chiunque sia a contatto con lei dandogli del Presidente. È impensabile che qualcuno che le rivolga la parola, che le si avvicini, che entri nel suo campo visivo, non sia Presidente di qualcosa (rigorosamente con la maiuscola): di uno Stato, di una regione, azienda, un marchio, un circolo, un’associazione, una filodrammatica.

È una coazione a ripetere data dal suo alto lignaggio, prestato all’indegno parterre politico contemporaneo che la costringe spesso a stringere mani sudaticce.

Presidentissima Maria Elisabetta Alberti Casellati

Lei, Maria Elisabetta Alberti Casellati, seconda donna nella storia della Repubblica ad assumere un mandato esplorativo dopo quello Nilde Jotti nel 1987; moglie del principe del foro Giambattista Casellati, già autrice di due testi fondamentali come: Indissolubilità e unità dell’istituto naturale del matrimonio canonico e L’educazione dei figli nell’ordinamento canonico.

Lei che per diritto divino, ai tempi di Meno male che Silvio c’è, da sottosegretario alla Salute, ingaggiò la figlia come capo della segreteria ministeriale. Va capita, è una questione di understatement.

Per dire, ai tempi dello scandalo di Ruby Rubacuori, la giovane lolita che fece tremare il Cavaliere, suo massimo anfitrione politico, non poteva che trattarsi della nipote di Mubarak, ne era certa. Come avrebbe potuto avvicinarsi al cerchio magico una banalissima prostituta minorenne plebea?

Ma poiché il ruolo istituzionale gli impone dei doveri d’apertura anche verso il mondo circostante, fatto di ragionieri, uscieri, impiegati semplici, ecco che la sindrome Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare inevitabilmente prende il sopravvento ed allora è costretta a confrontarsi con gli inferiori.

Forse sarà stato questo il problema nel caso  degli arresti a Taranto, e se l’inchiesta confermasse la conoscenza diretta della presidentessa con i soggetti dell’intercettazione.

Nonostante le divise, le toghe dei magistrati, per non parlare del poliziotto, non potendo avere un albero genealogico di tutti quelli a cui stringe le mani, si sarà fidata ignorando la probabile discendenza di rango inferiore dei soggetti.

Siamo tra cronaca e satira. Vedremo in seguitò se ci si potrà ridere sopra o meno.

 

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Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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