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domenica 6 Giugno 2021
BiblosL'inutile mattanza: il massacro dei cinghiali nel racconto di Elena Bibolotti

L’inutile mattanza: il massacro dei cinghiali nel racconto di Elena Bibolotti

Un breve racconto di Elena Bibolotti, un frammento emotivo scritto sulla spinta dell’assurda vicenda romana dell’abbattimento di un’intera famiglia di cinghiali.

Manco li lupi

Alla fine ci avete fatto fuori. Ci avete soppresso. Soppresso, così dite voi quanno se tratta de quarcosa de crudele veramente che dovete pé forza, perché nun avete altra soluzione o perché nun ve va de trovalla.

La disgrazia è accaduta al parco dell’Aurelio, nonostante l’accorata protesta di un veterinario, un brav’uomo che aveva a cuore la nostra sorte e offriva soluzioni alternative e concrete alla mattanza. La tragedia si è consumata sotto lo sguardo attonito e le urla della cittadinanza del quartiere che, sebbene di notte e al freddo, si era riversata in strada, davanti ai cancelli del parco pé salvacce dalla Polizia provinciale, a me e ai miei piccoli, perché un po’ de pietà se trova ancora tra voi umani, soprattutto quanno se tratta de cuccioli.

Va be’, cuccioli co’ le zanne, co’ l’unghie, cuccioli dar pelo ispido, è vero, ma pur sempre cuccioli inoffensivi, che mangiavano pane secco dalle mani degli umani e ringraziavano pure, sebbene noi semo gente semplice e ci accontentiamo de frutti, semi, radici e tuberi. E poi, se sa, pure pé noi vale il proverbio che ogni scarafone è bello a mamma sua.

È successo di notte. La polizia provinciale ha fatto irruzione come quanno va ad arrestà pericolosi latitanti, mafiosi, spacciatori di morte.

Però, prima di sopprimerci, me e i miei sei figli, ci hanno addormentati, forse perché a guardarci dentro l’occhi nun erano boni ad ammazzacce. ‘Sti vigliacchi.

A ripensarci, io non ci volevo neppure venì a Roma, sul duro asfalto, in città, mezzo tramortiti dai fumi dei gas di scarico e dal rumore incessante delle vostre automobili.

Fu mio marito, che poi ci abbandonò, a condurci qui, tra i cassonetti ricolmi di monnezza che trovi ovunque, a ogni angolo di questa immensa capitale, dove però la raccolta differenziata è ancora una chimera, perché i problemi qui non si risolvono, si rimuovono. Si sopprimono.

Che cosa ci stiamo a fare qui in campagna, dopo tre anni di siccità. Si nun ce sta cibo, come le cresci ‘ste pore creature che hai messo al monno? disse mentre allattavo i piccoli appena nati.

E aveva ragione.

La mattanza dei cinghiali l'inutile crudeltà nel racconto di Elena Bibolotti2

Pure i fiumicelli se so’ asciugati colpa della vostra sovrapproduzione alimentare, dei campi stressati dalla coltivazione perpetua che non rispetta il naturale ciclo riproduttivo. Che poi, mi sono sempre domandata, a che cosa vi serve tutta ‘sta roba da magnà se poi dovete gettarla in strada. E poi, si semo così tanti noi cinghiali è solo colpa vostra che avete ammazzato li lupi. Pardon: soppressi. Perché non ce la fate proprio a capire che la natura la dovete lascià perdere, che non è roba voi, perché ogni volta che vi mettete in mezzo fate peggio.

Così, di malavoglia raccattai le quattro cose che avevo e ci mettemmo in viaggio. Lui, i nostri sei figli e io dietro, a protezione.

Ma come sono questi umani? gli domandavo di tanto in tanto, mentre incoraggiando i piccoli macinavano strada e le luci della città si facevano più vicine e minacciose.

Come sono come sono, ce ne stanno di buoni e ce ne stanno di crudeli. Ci sono umani che nun ce magnano pé scelta, ce ne sono altri che vanno in gita fuori porta pé magnasse noi dentro al sugo co’ le pappardelle. Ce stanno li cacciatori, i bulli. La brava gente. Ma basta che tu nun dai confidenza a nessuno. Basta che te fai l’affari tua e vedi che campi cent’anni.

Io camminavo, un po’ speranzosa in questa nuova vita, un po’ disperata per aver abbandonato la mia casa, il bosco, i miei ricordi d’infanzia.

L’altra notte stavamo a giocà alle giostre. Da ingenua che sono m’ero creduta ce volessero mette al sicuro dal traffico, dentro a quel parco, dacce un po’ de quiete dopo tanto penare in questo monno ostile, ‘sto monno che noi nun volevamo.

Non ho fatto neppure a tempo a bacialli a dije addio, che me so sentita venì meno dar sonno e poi so’ morta.

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Tutti i racconti di Elena Bibolotti per Kulturjam.

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Elena Bibolottihttps://bibolotty.wixsite.com/ilmiosito
Si è diplomata alla Silvio d’Amico. Ha pubblicato diversi romanzi e racconti. È autrice di "Justine 2.0" (2013, Ink Edizioni), "Pioggia dorata" (2015, Giazira Scritture), "Conversazioni sentimentali in metropolitana" (2017, Castelvecchi), "Io e il Minotauro" ( 2020, Giazira Scritture) ->

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