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giovedì 4 Marzo 2021
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Chiara Lico, Cioccolato e pistacchio. La storia di Rossella

Cioccolato e pistacchio. La storia di Rossella scritto da Chiara Lico è disponibile gratuitamente in pdf su Strade Bianche di Stampa Alternativa.

Sconfinati

Chiara Lico

Nasce a Roma nel 1975 e si laurea in Lettere all’Università La Sapienza. Nel 2000 diventa giornalista professionale e al TG2 conduce il telegiornale e si occupa di cronaca.

La sua carriera come scrittrice inizia ufficialmente nel 2007 quando Stampa Alternativa pubblica Zitto e scrivi dove racconta del precariato nel campo del giornalismo, successivamente lo stesso editore pubblica l’inchiesta Anni di cemento sull’abusivismo edilizio.

Il romanzo Cioccolato e pistacchio. La storia di Rossella la vita dopo lo stupro viene pubblicato del 2011 ottenendo il Premio Letterario Ridpico (Rivista parlata di diritto concorsuale) – Scrittori della giustizia. In questo libro pone l’attenzione sulla violenza sulle donne.

Cioccolato e pistacchio. La storia di Rossella

Cioccolato e pistacchio è stato definito un romanzo violento, doloroso, massacrante, lancinante, un pugno allo stomaco, che restituisce la violenza, che non lascia nulla all’immaginazione… È stato considerato una sceneggiatura già pronta da registi validi e famosi, ma troppo duro per poter trovare mercato in Italia.

Quando sono tornata in possesso dei diritti, è stato a lungo sulle scrivanie di editori importanti che lo hanno apprezzato ma di fronte all’idea di ripubblicarlo si sono tirati indietro perché la gente è attratta dalla violenza, sì, ma fino a un certo punto.

Questo romanzo è nato per provare a capire e poi raccontare che cosa significa vivere dopo una violenza subita. Certo è doloroso, indubbiamente è un pugno nello stomaco, ovviamente è curdo.

Ma perché dovrebbe essere delicato?

Cioccolato e pistacchio rinasce oggi. Più libero di girare, di essere letto, apprezzato o biasimato. Ma rivede la luce esattamente com’era nato, non una virgola in più né una in meno. Romanzo crudo e violento, sì, lo confermo. Perché la violenza non è mai delicata e per raccontarla devi adeguarti.

Per farla sentire, devi coinvolgere. Per farla capire, devi far soffrire.

Tratto dalla prefazione del libro.

 

 



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