Toni Capuozzo: “Avete sentito parlare di pace, di negoziati, di trattative in cui, inevitabilmente, ognuno rinuncia a qualcosa ? No: armi, armi, armi.”
Toni capuozzo: “C’è una strategia per far cessare la guerra?”
Toni Capuozzo, giornalista ed ex inviato di guerra, in questi mesi è stato spesso al centro delle polemiche mediatiche in quanto le sue osservazioni non sono state ritenute “confacenti” alla narrazione mainstream, guadagnandosi anche lui l’appellativo di “putiniano”. Ecco le sue ultime riflessioni all’avvicinarsi del primo anno di guerra in Ucraina.
Undici mesi di guerra. E poi?
Il calendario dice 339 giorni di guerra. Manca meno di un mese all’anno di guerra. Sembra ieri che ci parlavano di armi difensive per riequilibrare i rapporti di forza, per affrettare un tavolo dei negoziati. E invece siamo qui, a sfogliare i cataloghi di carrarmati, missili, aerei.
La strategia di Zelensky – reagire all’invasione fino a riconquistare i territori del Donbass e la Crimea persi già nove anni fa – ha una sua logica: coinvolgere passo passo la Nato nel conflitto.
La strategia di Putin ha una sua logica: fallita la presa di Kiev, considerare i territori secessionisti prima e occupati poi come territorio russo, e difenderne i confini come se fossero confini russi.
E la strategia dell’Occidente, per non parlare dell’Italia? Diciamo che la strategia ruota attorno a una sola opzione: vincere, costringere Putin alla ritirata, all’esodo gli ucraini secessionisti, e magari provocare, con una fragorosa sconfitta militare, la fine del putinismo. O no? Avete sentito parlare di pace, di negoziati, di trattative in cui, inevitabilmente, ognuno rinuncia a qualcosa? No: armi, armi, armi.
Se le cose stanno così, bisogna realisticamente porsi una domanda: è in grado l’Ucraina di rigettare i russi oltre i confini storici, e regolati i conti con i secessionisti, ristabilire una sovranità persa nel 2014? Francamente, non mi pare.
Per quanti ucraini siano disposti a morire e per quante armi invii l’Occidente, mi pare difficile piegare un paese che ha un arsenale nucleare senza sfidare una catastrofica escalation. Trattare vuol dire premiare l’aggressione? L’alternativa è sotto i nostri occhi: giorno per giorno, non sappiamo dove andare.
In questi giorni abbiamo ricordato l’orrore dell’Olocausto, adattandolo al momento, se ad Auschwitz sono stati esclusi quelli che l’avevano liberata. Non una riga su quello che avvenne in Ucraina: un milione e seicentomila ebrei uccisi, in un paese in cui le SS contavano, nel 1941, 15.000 tedeschi e 238.000 ucraini.
A onore del vero, bisogna dire che l’Ucraina conta anche un alto numero di Giusti – 2515 – che salvarono vite ebree. Ogni paese ha le sue macchie. Anche noi, dove il 10 giugno del 1940 qualcuno disse Vincere, e vinceremo.

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