Toni Capuozzo: “I dubbi sono preziosi e l’unanimismo pericolosissimo. Credo che questo modo di trattare il tema derivi innanzitutto dalla non conoscenza di cos’è la guerra”
Toni Capuozzo e la necessità del dubbio
Undici storici corrispondenti di grandi media, Massimo Alberizzi, Remigio Benni, Toni Capuozzo, Renzo Cianfanelli, Cristiano Laruffa, Alberto Negri, Giovanni Porzio, Amedeo Ricucci, Claudia Svampa, Vanna Vannuccini e Angela Virdò, la scorsa primavera lanciarono l’allarme sui rischi della narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto: “Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin”. Una tendenza che con alti e bassi non è mai mutata in questi mesi.
Toni Capuozzo, per argomentare l’urgenza della questione, scriveva della necessità del dubbio davanti a una tragedia come la guerra.
“Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertor. Invece è proprio in queste circostanze che i dubbi sono preziosi e l’unanimismo pericolosissimo. Credo che questo modo di trattare il tema derivi innanzitutto dalla non conoscenza di cos’è la guerra: la guerra schizza fango dappertutto e nessuno resta innocente, se non i bambini. E ogni guerra è in sè un crimine, come dimostrano la Bosnia, l’Iraq e l’Afghanistan, rassegne di crimini compiute da tutte le parti”.
Il giornalista, conosce ovviamente le dinamiche delle tv: “È ovvio che non si può fare un telegiornale soltanto con domande senza risposta. Però c’è un minimo sindacale di onestà dovuta agli spettatori: sapere che in guerra tutti fanno propaganda dalla propria parte, e metterlo in chiaro. In situazioni del genere è difficilissimo attenersi ai fatti, perché i fatti non sono quasi mai univoci. Così ad avere la meglio sono simpatie e interpretazioni ideologiche”.
E tutto questo ha finito per annullare le sfumature anche nel dibattito politico: “La mia sensazione è che una classe dirigente che sente di avere i mesi contati abbia colto l’occasione di scattare sull’attenti nell’ora fatale, tentando di nascondere la propria inadeguatezza. Siamo diventati tutti tifosi di una parte o dell’altra, mentre dovremmo essere solo tifosi della pace”.
E dunque, lo ribadiamo anche noi, la difesa del dubbio è necessaria perchè solo distanziandosi dall’urgenza di un’attualità che ci travolge e sembra spingerci ad agire irrazionalmente è possibile porre la distinzione, fondamentale, tra “schierarsi” e “prendere posizione”.
L’insistere sul contesto che ha portato all’attuale scenario di guerra, dunque, non significa menare il can per l’aia: è la necessaria premessa perché dalla crisi dell’ordine mondiale attuale possa sorgerne uno più giusto.

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