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Alain Elkann, costretto a viaggiare in treno, nonostante la prima classe, si ritrova davanti agli occhi nobili e avvezzi al bello e alla cultura, una umanità rozza intollerabile.
Alain Elkann smarrito tra i lanzichenecchi
Mai un jet privato quando serve! Il povero Alain Elkann costretto a viaggiare in treno, tra orde di giovani lanzichenecchi, sulla tratta Roma-Foggia. Un racconto in prima persona di questa terribile esperienza, uno spaccato crudo sul degrado sociale e culturale della nostra società.
Esperienza narrata sulle pagine “culturali” di Repubblica, casualmente l’editore è il figlio dello sventurato Alain, ma nessuno faccia della facile ironia su questa inspiegabile coincidenza. Se l’amico Alain avesse inviato lo scritto a Kulturjam l’avremmo sicuramente pubblicato.
Cosa racconta Alain ai lettori di Repubblica e non solo a loro? Diverse cose che personalmente mi hanno lasciato a bocca aperta. Ad esempio che il treno Italo da Roma a Foggia passa da Caserta e poi da Benevento e non da Busalla Isola come tutti pensavamo.
Almeno io lo pensavo. Il nostro Alain vestiva un vestito di lino blu con una camicia leggera. Invece di vestire con un berretto dei Boston Celtic ed una maglietta bianca con scritto “Mollo tutto e vado a vivere a Casorate Primo”. Il nostro Alain legge Il Financial Time, il New York Times e Robinson, il supplemento culturale di Repubblica: “E sti c***i” direbbe Rocco Schiavone. Legge il secondo volume di “Recherche du temp pedu” di Proust in francese, invece dell’edizione in genovese con la prefazione del Gabibbo. E scrive con la penna stilografica, la penna d’oca provoca fastidiose allergie, probabilmente anche su fogli della Fabriano a grana grossa.
Tutte queste informazioni, che i malpensanti troveranno sicuramente inutili e velatamente classiste, sono utilissime per rimarcare la differenza tra Alain e i suoi compagni di viaggio. I famosi lanzichenecchi che in realtà sono dei ragazzi, poco meno che maggiorenni che, udite udite, vestono con cappelli di tela con la visiera da giocatori di Baseball, quelle da giocatori di Burraco erano finite, t-shirt bianca con la scritta colorata, perché bianca con la scritta bianca non sembra una genialata, pantaloncini corti neri, e speriamo azzurri, scarpe da ginnastica Nike, al contrario di Alain che probabilmente gira scalzo, tutti con l’Iphone, invece del gettone per la cabina telefonica, tutti con i tatuaggi, come un tizio che si chiama Lapo di nome ed Elkann di cognome, e parlavano di calcio, di partite, di squadre, se parli di calcio il collegamento sembra ovvio, usando parolacce ed un linguaggio privo di inibizioni.
Che vergogna! E non contenti volevano organizzare la serata con il rivoluzionario progetto di copulare in ogni dove con fanciulle di pari età. Pensiero che a vent’anni non dovresti avere se avessi per le mani l’edizione di “Nonna Carla” di A. Elkann oppure “Una giornata” di A. Elkann. Purtroppo l’ignoranza dilaga, non leggi, e di conseguenza pensi solo ad accoppiarti.
Questa terribile conversazione fatta ad alta voce, senza alcun riguardo per lui, come se fosse trasparente. Una volta arrivato a Foggia si è alzato, ha preso la sua cartella e nessuno l’ha salutato. Veramente strano, io quando scendo dal treno lo faccio tra ali festanti di folla che mi salutano, mi baciano e mi lasciano anche numeri di telefono che nei momenti di necessità possono tornare utili. Idraulico, elettricista, cosa stavate pensando? Invece lui no.
E cosa ha fatto Alain? Non ha salutato neppure lui. Perché gli avevano dato fastidio quei giovani lanzichenecchi senza nome. Perché lui è Alain e quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Come direbbe il buon John Belushi. Ruttando.

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