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mercoledì 1 Dicembre 2021
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Il silenzio del massacro di algerini a Parigi nel 1961

Macron riconosce le responsabilità della polizia francese nel massacro di algerini a Parigi: “Crimini imperdonabili”. Ma la strada della riconciliazione con l’Algeria è ancora lunga.

Il massacro di algerini a Parigi nel 1961

Il 17 ottobre 1961 a Parigi la polizia francese attaccò i 30.000 partecipanti alla manifestazione per la pace in Algeria ammazzando centinaia di immigrati algerini.

Una parte morì per le percosse, altri annegati nella Senna dove era stati spinti dagli agenti. Le stime vanno dai 40 ai 300 morti.

Erano algerini immigrati che chiedevano la fine della guerra e dell’occupazione francese e a sostegno del Fronte di Liberazione Nazionale. Si trattò di un massacro coloniale nel cuore dell’Europa. Solo nel 1998 il governo francese ammise la responsabilità per soli 40 morti e i fatti che aveva sempre negato e occultato con la complicità della stampa.

Il massacro fu intenzionale come dimostrò nel 1999 lo storico Jean Luc Einaudi che portò in tribunale il capo della polizia Maurice Papon che lo ordinò. Nel 1998 questo serial killer era già stato condannato per crimini contro l’umanità per il suo passato di collaborazionista con i nazisti durante il regime di Vichy.

Ovviamente rovesciare sul solo Papon la responsabilità della strage di stato non è possibile. È il colonialismo, condiviso dalle classi dirigenti capitalistiche e dagli apparati dello stato francesi, a portare la responsabilità. Papon che promise ai poliziotti impunità per le violenze voleva dare una lezione al movimento anticolonialista in patria mentre in Algeria si facevano torture e massacri ogni giorno.

Da anni leggo ex-comunisti e ex-socialisti, provenienti dal Psi o Pci o dai gruppi, identificarsi con l’Occidente e addirittura usare espressioni come “mondo libero”.

Quel poco che rimane della sinistra non può che invece identificarsi con la tradizione anticolonialista degli antifascisti socialisti e comunisti. Non a caso fu un regista ex-partigiano nella Resistenza, il comunista Gillo Pontecorvo, a realizzare La battaglia di Algeri, il capolavoro cinematografico che raccontò l’epopea della rivoluzione algerina.

A lavorare nella solidarietà e diffusione di scritti e testimonianze fu il partigiano socialista Giovanni Pirelli, amico di Raniero Panzieri, il curatore delle preziose ‘Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana’.

Chi ha manifestato contro i fascisti, espressione estrema della tradizione colonialista e razzista occidentale, dovrebbe riprendere la lezione della generazione della Resistenza che sostenne sempre (persino Dc come Mattei o La Pira) la causa dei popoli oppressi dall’imperialismo occidentale.

Oggi l’establishment europeo che nega accesso ai vaccini ai popoli poveri per difendere monopoli multinazionali è erede dei Papon (o del golpe contro Thomas Sankara) non della Resistenza.
Come ricorda lo storico Paolo Favilli a porci in una posizione di alterità rispetto all’attuale centrosinistra è anche il dovere di non essere complici delle nuove forme del dominio.

ps: tra le foto segnalo quella delle donne che il 20 ottobre 1961 cercavano notizie dei loro figli, fratelli, mariti, fidanzati scomparsi.

Il silenzio del massacro di algerini a Parigi nel 1961

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Maurizio Acerbo
Segretario nazionale di Rifondazione Comunista- Sinistra Europea. Attivista, agitatore culturale. Comunista democratico, libertario e ambientalista. Marxista psichedelico.

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