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mercoledì, Agosto 17, 2022

La società degli indignati: a chi tocca oggi?

Tra urla, haters e meme siamo diventati la società degli indignati. Ormai vien da domandarsi a chi toccherà la patata bollente della prossima settimana.

La società degli indignati

Passato lo sdegno per le parole di Grillo, dimenticato il suo faccione rosso e i suoi sputacchi tra gli schiamazzi e l’oscena apologia del figliol prodigo, chi avrà l’onore, e l’onere, di conquistarsi l’indignazione sociale nei prossimi giorni?

Forse potrebbe essere l’idea per un nuovo business: ostrabet, lo slogan sarà “finalmente il sito dove scommettere sulla prossima vittima di ostracismo digitale”. Salvini è il più quotato, puntando su di lui prima o poi qualcosa si porta a casa.

Scommesse a parte, lo sciagurato di turno in realtà conta poco, così come conta poco il motivo, ciò che conta è indignarsi. Indignarsi sempre e comunque, questo è il nuovo credo.

Tra un selfie e l’altro si trova sempre il tempo per una filippica moralista, dove redarguire il prossimo su ciò che è accettabile e ciò che non lo è, bisogna sfruttare la patata bollente finché scotta, usarla a nostro vantaggio nella giungla social per imbellettarci con qualche stoccata perbenista, convincendoci, e cercando di convincere gli altri, di essere migliori.

Una volta sganciato il post bomba – o le stories – bisogna poi mantenere l’argomento tiepido in attesa del prossimo hot topic, e via, con un po’ di fortuna tempo qualche mese saremo degli attivisti. Dovrebbero chiamarli “attivisti dell’indignazione”.

La società degli indignati: a chi tocca oggi?

Volete far crescere il vostro seguito sui social e non sapete come? Semplicissimo: indignatevi! E non indignatevi in silenzio, fatelo sul vostro profilo, premuratevi di spiegare in maniera puntuale perché siete indignati, fornite agli altri motivi di indignazione e vedrete i risultati. In pochi mesi avrete migliaia di followers, ve lo assicuro.

D’altronde siamo nell’era di internet, i social sono un’estensione virtuale della piazza, del bar, del muretto, non va più di moda tenersi le proprie opinioni per sé, le gioie si condividono con sorrisi perfetti, i fallimenti si sbandierano come preziosi insegnamenti, persino i dolori e le vergogne finiscono sui social, perché ormai ci sembra giusto così, perché siamo drogati, non tanto di like, ma di condivisione. Se posso condividerlo perché non farlo? Perché non gridare al mondo ciò che penso e sento e vivo e faccio?

Succede così che persino Grillo cada vittima della sua stessa indignazione: tenta di salvare il figlio dalla condanna mediatica, lancia la lingua a briglia sciolta, sragiona, strepita e fa un errore fatale. Una frase sbagliata. Come in un labirinto di specchi, la sua collera gli rimbalza addosso, non era l’uscita era un altro specchio. Farebbe quasi ridere se non fossero state così grottesche le sue affermazioni.

Beppe Grillo, lo stupro e il Trono di spade.

Fatale poi è eccessivo, sappiamo bene tutti che, passata l’ondata di sdegno pubblico, le sue parole avranno ben poche conseguenze sulla sua carriera, o sulla sua persona. Perché non c’è niente oltre quell’indignazione, sono solo latrati di un cane senza denti, di una società che urla a gran voce ma poi si rassegna.

È l’attitudine italiana, non solo politica, che Faber mise così bene in parole e musica:

Prima pagina venti notizie
Ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
Si costerna, s’indigna, s’impegna
Poi getta la spugna con gran dignità

Perché siamo tutti così indolenti, così pronti a dar fiato alle bocche e poco ad agire? Forse perché alla fine ci sta bene, nonostante i Grillo di turno, finché lo schifo non ci tocca personalmente, indignarsi basta e avanza, perché in realtà stiamo bene così.

 

Fabrizio De André -Don Raffaè

 

 

“Tutto il giorno con quattro infamoni briganti, papponi, cornuti e lacchè – tutte l’ore cò ‘sta fetenzia che sputa minaccia e s’à piglia cò me- ma alla fine m’assetto papale mi sbottono e mi leggo ‘o giornale – mi consiglio con don Raffae’ mi spiega che penso e bevimm’ò cafè…”

 

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Alessandra Spallarossa
Alessandra Spallarossa
Laureata in Mediazione Linguistica alla Sapienza, per vivere lavora come consulente di comunicazione a Roma, per passione scrive, legge e insegna yoga. Ha pubblicato il romanzo "La luna crescente" (Emersioni, 2020)

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