La rivoluzione digitale come malattia. Diagnosi e rimedi

La sofisticata rivoluzione digitale è riuscita a farsi ritenere vantaggiosa e indispensabile, proprio come la più classica delle truffe. Ma se tutto questo si paralizzasse, dove finiremmo?

La rivoluzione digitale come malattia

Di Flavio Piero Cuniberto*< E se gli hacker riuscissero a paralizzare tutto l’essenziale? O meglio: tutto l’inessenziale, dal momento che il sistema digitale si è innestato sul corpo sociale come una subdola neoplasia (o come la piovra platonica del Gorgia, l’Octopus che insinua i suoi tentacoli sotto il corpo sano). Però concettualmente sofisticata, al punto da farsi ritenere indispensabile e vantaggiosa, come la più classica delle truffe.

Non c’è un solo ambito dell’attività umana a cui la digitalizzazione forzata abbia portato vantaggi reali (reali cioè non fittizi, apparenti: le conquiste fittizie si potrebbero elencare a iosa, come nel Catalogo di Don Giovanni: “e in Ispagna son già 1003“).

E quanto maggiore è l’impatto economico-finanziario della Rivoluzione, tanto più agguerrita è la casta degli ideologi pronti a magnificarne le virtù. La compagnia di Dulcamara, quella che lo precede nei paesi invitando i gonzi ad accorrere verso l’Elisir.

Le neoplasie andrebbero asportate, molto spesso non c’è cura. E si teme che gli hacker – in italiano si chiamavano “guastatori” – siano troppo interni al sistema per esserne una cura affidabile. Il crollo del sistema li lascerebbe senza lavoro, e poi è così anglosassone il nome (non c’è speranza, negli hacker).
Il crollo vero del sistema sarebbe traumatico, si capisce, non una passeggiata. Un po’ di sana confusione generale: quanto basta per capire che il ritorno al cartaceo e alle distanze (senza tappeti volanti telematici, e illusionismi da baraccone, e vocine in falsetto scambiate per Interlocutori Intelligenti), sarebbe un guadagno, non una perdita.

E tuttavia anche questo scenario (bisogna attraversarli a uno a uno, gli scenari) è pura utopia. Perché la marcia indietro, quella che piace ai “passatisti”, non si può innestare. A quando si dovrebbe “ritornare”? Agli anni ’50? All’Ancien Régime? All’Impero Ottoniano? Alla Roma repubblicana? Alla civiltà mesopotamica? Esercizio futile.

La clessidra deve svuotarsi fino in fondo prima di poterla capovolgere. Tanto più che, quando sarà sul punto di svuotarsi, potrebbe arrivare un Dulcamara Rovesciato, il Truffatore degli Ultimi Tempi, che promette, mentendo, la disfatta della Tecnologia e il Ritorno alla Tradizione.

Il rimedio vero, non infantilmente utopico, è mantenere lucida e salda la coscienza del Trucco e coltivare in privato l’Orto dei Semplici, delle Erbe Essenziali, senza stancarsi mai.

Quelle erbe danno l’olio necessario per alimentare la lucerna, come le Vergini Sagge in attesa dello Sposo (Mt 25, 1-13).

* Ripreso da Flavio Piero Cuniberto

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli