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Il moralismo dilagante ha oscurato il vero tema di Adolescence che va anche oltre la serie stessa: la rabbia repressa. Un tempo c’erano rock, letteratura, cinema selvaggio e ribellione. Oggi restano educazione, controllo e Crepet. Ma senza follia, si soffoca.
Elogio della rabbia e della follia creativa
Per una forma di perversione, ho letto molte recensioni su Adolescence, trovandole tutte o quasi poco centrate. La gente vede nelle cose ciò che vuole, e così si è enfatizzato soprattutto, secondo moda, il tema dei femminicidi, il patriarcato, ecc., dimostrando di non aver capito assolutamente niente. Il tema vero, peraltro non nascosto, è la rabbia, quella dei giovani – anche delle donne – che esplode incontrollata, ma pure quella ipercontrollata degli adulti.
Allora, pensavo questo: oggi la rabbia, il diritto alla rabbia, è negato. È pure per questo che succedono cose terribili. Innanzitutto per questo. Il controllo è una stronzata da educatorini ministeriali, proprio come la sterilizzazione/educazione del sesso e come tante altre cazzate oggi in auge.
Un tempo c’era invece la musica, il rock and roll, che consentiva di dare sfogo non pericoloso alla rabbia; naturalmente il sesso, negli anni iniziali della rivoluzione sessuale, ma oggi è diventato poca roba, lo si vuole, appunto, morale, educato e politicamente corretto, de-emotivizzato. Ha perso attrattiva.
C’erano poi certi versi, l’ebbrezza di certa letteratura, una ribellione dei gesti, delle parole, delle scelte, non assorbita, non istituzionalizzata, e c’era il terrorismo di alcune pellicole, perché come dice Cronenberg, l’artista deve essere un criminale e dare sfogo alla sua e nostra follia.
C’era il mito di Muhammad Ali e c’era il calcio selvaggio di Maradona. C’era Sam Peckinpah e film come Il mucchio selvaggio o l’oggi improponibile Cane di paglia.
Oggi si enfatizza il fair-play nel calcio (Pardo ha un orgasmo ogni volta che due giocatori avversari si danno la mano dopo uno scontro di gioco), mentre il cinema italiano racconta le solite storie di corna e turbamenti di coppie di quarantenni invece di narrare la straordinaria storia del maestro di boxe casertano Brillantino, uno che ha salvato tanti ragazzi sottraendoli a un destino di malavita (almeno negli USA c’è Clint che non se lo sarebbe fatto scappare).
E fatale è stato altresì il passaggio dai Pasolini ai Crepet, uno che sostiene che chi sia cresciuto ascoltando Mozart non può uccidere (ma a me, che amo Mozart, come mai mi viene il prurito alle mani a leggere Crepet? Sarà l’influenza di altre musiche che ho ascoltato? Lou Reed? Gli Slayer?).
Parafrasando Deleuze: “Datemi un po’ di follia sennò soffoco”.

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