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domenica 10 Ottobre 2021
AgoràL'addio a Giorgio Galli, un gigante della cultura

L’addio a Giorgio Galli, un gigante della cultura

Ci ha lasciati Giorgio Galli,  storico e politologo, uno dei massimi studiosi italiani di scienza della politica, teorizzatore negli anni della Prima Repubblica del bipartitismo imperfetto tra Dc e Pci, ma anche singolare figura  anticonformista capace di abbinare l’indagine sui poteri occulti e l’esoterismo a un’analisi complessa che mai scadeva nella dietrologia permanente; Galli ha riflettuto a lungo sull’anomalia del sistema partitico italiano, coniando espressioni come capitalismo assistenziale e sistema bloccato.

Un infarto lo ha portato via ieri mentre era, nella sua casa di Camogli, in provincia di Genova. Aveva 92 anni.

Addio a Giorgio Galli, rigoroso storico, eccentrico intellettuale, faro per la sinistra

Nato a Milano il 10 febbraio 1928, laureato in Giurisprudenza, Giorgio Galli è stato docente di storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano per trent’anni. Autore di oltre 70 libri dedicati alla storia contemporanea italiana, Galli ha incentrato il suo lavoro sulla storia politica italiana recente, adottando metodologie mutuate dalle scienze sociali, argomento dei suoi volumi e saggi giornalistici, prevalentemente su Panorama, con cui ha collaborato per un trentennio. Si affermò con il saggio Il bipartitismo imperfetto. Comunisti e democristiani in Italia (Il Mulino, 1966), in cui descrisse il sistema politico repubblicano come un dualismo tra Dc e Pci al quale però mancava l’alternanza.

I suoi lavori si caratterizzano per l’attenzione anche ad aspetti particolari sulla storia delle idee politiche, quali, ad esempio, le radici magiche o irrazionali che concorrono a formare l’adesione di massa a determinate ideologie politiche, soprattutto quelle di natura totalitaria.

Ma Giorgio Galli è stato anche un faro per la sinistra, nonostante alcune posizioni eretiche.  Nel 1958 scrisse una Storia del Pci che provocò le ire di Togliatti ma trent’anni dopo, nel 1989, si schierò in difesa del comunismo contro il coro unanime liberaldemocratico sulla fine della storia, che rimuoveva proprio la storia non edificante del capitalismo neoliberista. Negli ultimi anni aveva attribuito la crisi della sinistra all’abbandono del marxismo.

L'addio a Giorgio Galli, un gigante della cultura

In un’intervista a Radio Popolare in occasione del suo novantesimo compleanno lo spiegava bene:

Nella cultura della sinistra è prevalsa l’idea che il crollo dell’impero sovietico equivaleva al crollo del grande prodotto culturale che è stato il marxismo.

Il marxismo ha studiato il capitalismo meglio dei grandi studiosi liberali, Marx è meglio di Keynes e Schumpeter”(…) la sinistra italiana nella grande maggioranza ha identificato la Russia con il marxismo e il socialismo, il che non era vero, quando ha visto crollare l’Unione Sovietica la sinistra ha creduto che fosse crollato anche questo grande prodotto culturale (il marxismo) che avrebbe permesso di capire il capitalismo globalizzato delle multinazionali.

Avendo abbandonato strumenti concettuali costruiti in un secolo e più la sinistra si è trovata spiazzata di fronte al neoliberismo, la famosa idea della Thatcher ‘non c’è alternativa’, il sistema attuale visto come unico sistema possibile.

L'addio a Giorgio Galli, un gigante della cultura

 

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Giorgio Galli, ricostruire un progetto socialista

Al contrario della stragrande maggioranze del ceto intellettuale di ex comunisti, oggi opinionisti, direttori di giornali e volti noti in tv, Galli riteneva fondamentale ricostruire un progetto socialista per questo secolo:

Il problema vero non è che non esista la classe operaia o che non ci siano lotte operaie, ma trasformare tutto questo in un progetto è un passaggio davvero molto difficile. La classe operaia non è scomparsa, le sue lotte (con varie modalità dalla Cina a Torino) si manifestano ancora, però non fanno più parte del grande progetto alternativo della rivoluzione socialista mondiale, non ci sono più soggetti che l’avevano interpretata. Questo è uno dei grandi problemi del XXI secolo: la classe operaia c’è, le lotte operaie ci sono, manca il soggetto politico in grado di trasformarle in un progetto per il futuro.

Nella postfazione al libro di Paolo Ferrero, Quel che il futuro dirà di noi: idee per uscire dal capitalismo in crisi e della seconda repubblica, così scriveva:

Se mi pare difficile uscire dal capitalismo, seppure in crisi, più facile mi pare uscire dalla seconda Repubblica. Dopo aver descritto, appunto sin dai lontani anni Sessanta, il bipolarismo come la forma propria della democrazia rappresentativa occidentale, oggi esso mi appare a sua volta in crisi, per l’estrema contiguità programmatica degli schieramenti che si dovrebbero presentare come alternativi.

Tra i numerosi libri di Galli si ricordano: “Manuale di storia delle dottrine politiche” (Il saggiatore, 1985); “Storia dei partiti politici europei. Dal 1946 a oggi” (Rizzoli, 1990); “Affari di Stato” (Kaos, 1991); “Mezzo secolo di Dc” (Kaos, 1993); “Storia del Pci. Livorno 1921, Rimini 1991” (Kaos, 1993); “Storia delle dottrine politiche” (Bruno Mondadori, 1995); “Piombo rosso. La storia completa della lotta armata in Italia” (Baldini Castoldi Dalai, 2004); “Credere obbedire combattere. Storia, politica e ideologia del fascismo italiano dal 1919 ai giorni nostri” (Hobby & Work, 20089); “Il pensiero politico occidentale. Storia e prospettive” (Baldini Castoldi Dalai, 2010).

Gallo ha tenuto per anni una rubrica mensile su “Astra”, occupandosi di astrologia e politica, pubblicando due libri con la direttrice della rivista Rudy Stauder: “Politica ed esoterismo alle soglie del Duemila” (1992) e “Noi e le stelle” (1994), entrambi da Rizzoli.

 

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Sira De Vanna
Speaker radiofonica, redattrice, storico dell'arte. Caporedattore per Kulturjam.it

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