Anche quest’anno il 25 Aprile è vittima di una dinamica tutta interna al perimetro delle sinistre, in in cui si persevera ad assimilare la legittima guerra di difesa Ucraina alla Resistenza italiana.
Il 25 Aprile e le “resistenze”
Il 25 Aprile, oltre alle celebrazioni, ripropone le solite polemiche strumentali sulle contrapposizioni che creerebbe storicamente questa data, da parte di chi vorrebbe l’azzeramento della memoria storica, sostituito da un generico senso di appartenenza nazionale, che cancella le differenze e non è in grado di valutare le origini e le fondamenta di uno stato, di una democrazia.
Ma quest’anno si va molto oltre perchè – oltre alla presenza di un governo di destra che non nasconde affatto le proprie pulsioni revisioniste, si aggiunge una dinamica tutta interna al perimetro delle sinistre, in cui si persevera ad assimilare la legittima guerra di difesa Ucraina alla Resistenza italiana.
Questo accade in buonafede in chi continua a far prevalere la dimensione valoriale su quella storico e analitica, mentre nella componente mediatica e politica, l’uso invece è puramente strumentale per giustificare scelte molto opinabili.
Oltre poi al sofisma per il quale qualsiasi guerra dove c’è un invasore presuppone una resistenza (erano resistenti gli iracheni che non si arresero agli Usa. Con lo stesso criterio erano resistenti anche i talebani?), c’è la componente storica che ci dice che le differenze sono molte più delle analogie
La Resistenza italiana fu anche e soprattutto guerra civile, in un paese sconfitto, diviso (il re fuggito al sud, la Repubblica di Salò al nord, i comitati di liberazione a coordinare i territori) che con i partigiani cercava un riscatto prima ancora politico e valoriale (al suo interno si formò il fior fiore dell’intellettualità italiana che costruì il futuro del paese), che militare, dal passato fascista.
E fu guerra di liberazione contro un invasore (la Germania) che però “tecnicamente” era sul nostro territorio perchè fino al giorno prima era stato nostro alleato.
E c’era un altro invasore (gli angloamericani) che, con la stessa velocità, diventava un alleato e ci liberava ma di noi si fidava poco (e difatti al termine della guerra amnistiò -su proposta del ministro di grazia e giustizia Palmiro Togliatti e approvata dal governo De Gasperi nel 1946- tutti gli ex fascisti per mantenere attiva la macchina Stato e anche per arginare la presenza dei partigiani comunisti nello stato).
La resistenza ucraina ha le sue ragioni e la sua legittimità, non c’è bisogno di trasformarla anche in quello che non è.

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