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lunedì 10 Maggio 2021
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Un 1 Maggio senza Erriquez e senza sogni

In questo 1 Maggio senza Erriquez ci accorgiamo che anche i nostri sogni si sono ristretti perchè un disagio senza nemici elimina i conflitti ma anche le aspettative.

1 Maggio senza Erriquez

Se n’è andato poco più di due mesi fa, e in questo 1 maggio, suo habitat naturale per una vita, il pensiero corre subito a Errico Greppi, in arte Erriquez, l’anima della Bandabardò: 28 anni di musica, 13 album, 10 in studio, 2 dal vivo. Dove il gruppo dava il meglio.

Con lui sono andati via alcuni anni delle nostre vite,  gli incontri, gli aneddoti di chi arrivava a Roma per il 1 Maggio, e di chi, in piccolo, cercava di vivere da antieroe romantico tutto l’anno.

Erriquez si è portato via una parte di vita, di storia, di tanti di noi, dello stesso concertone del 1 Maggio che da quando esiste non è più quello di una volta, e forse non è mai stato quello che avrebbe dovuto essere, ma almeno per qualche anno ci abbiamo creduto.

Un 1 Maggio senza Erriquez e senza sogni

In fondo non è questa una delle funzioni della musica?  La musica è una mozione degli affetti che ti riporta continuamente ai vent’anni. Dopo ci si mescola al mondo.

Se penso per un istante a me stesso, alle case cambiate, le città, il figlio, gli amici e i lutti,  la musica è sempre stata presente ad accompagnare. Ho ascoltato di tutto, cambiato idee, approfondito o dimenticato, cercando di non sembrare uno di quegli ultraquarantenni fermi al boom della “wave”.

Ma non c’è un solo giorno in cui non torni sempre lì, almeno un momento, canticchiando o con un flash visivo della memoria, a quelle canzoni: ai miei vent’anni, anzi ancor prima. Ai 15 anni con un verso dei primi Litfiba, nel 1987: “l’energia corre via, l’energia si trasformerà“, che continuo a ripetere come un mantra da trent’anni.

Oppure i gorgheggi di Miro Sassolini in “Elena” dei Diaframma, per finire a un nastro che mi diede un amico con un gruppo impossibile, che urlava “live in Mosca, live in Praga, live Pankow”. Ritorno sempre li, quando avevo tutto quello che mi occorreva racchiuso in tre minuti e mezzo, e a mia madre che mi ripeteva: “Ma che canzoni tristi che ascolti“.

Un 1 Maggio senza Erriquez e senza sogni
Diaframma

E poi c’era Erriquez. Se avevi vent’anni negli anni ’90 e ti sentivi di sinistra, era impossibile non entrare in contatto prima o poi con la Bandabardò o finire a un loro concerto, per il semplice motivo che la vita che volevamo vivere e quella cantata da Erriquez erano vasi comunicanti. Non andavi a cercarli, ti capitavano inevitabilmente. Che ti piacessero o meno, finivi ad ascoltarli e poi a muoverti, sempre di più, e ti ritrovare a ballare scatenandoti, a urlare, sudare…proprio come Erriquez.

Le sue parole arrivavano a tutti, avevano una funzione di fuga, lontanissime da quello che in realtà si viveva. Canzoni che raccontavano di eterni fricchettoni e ubriachi innamorati, di mojito e di danze, fino a quelli che sognavano un mondo pacifico, con l’incrollabile certezza che prima o poi  sarebbe successo.

Certo, non succedeva mai alla fine, ma il sogno era quello e tu continuavi a crederci. Nel frattempo arrivavano Seattle, Genova 2001, l’11 Settembre e il sogno si macchiava sempre più di sangue. Ma da qualche parte, dentro, c’era uno spazio che diceva: si, ok, ma avevamo ragione noi…

Un 1 Maggio senza Erriquez e senza sogni
Genova, luglio 2001

Ora Erriquez non c’è più, c’è ancora la pandemia e il concertone per il secondo anno consecutivo sarà senza pubblico. Quest’edizione per la prima volta non sarà nemmeno nella storica location di Piazza San Giovanni a Roma.

Non mancheranno polemiche, come sempre. Molto se n’è discusso negli ultimi anni.

Ricordo l’edizione del 2018 in particolare per un articolo di giornale. Un “articolone” celebrativo su Repubblica, che indicava quell’ edizione come la migliore di sempre. Il motivo? Il pubblico. Un pubblico giovane, venuto da tutta Italia, che finalmente aveva trovato rappresentanza sul palco di piazza San Giovanni, con annessa elegia del primo “concerto” post ideologico, con frotte di ragazzi venute per ascoltare i propri idoli e cantare a squarciagola le canzoni, del tutto distanti da simbologie e slogan vetusti.

Praticamente come fosse il Festivalbar, o un Vodavone Summer Festival qualsiasi. Non c’è nulla di male, per carità. Solo che quello non è il Festivalbar, ma il concerto organizzato dai sindacati, in una data precisa, simbolica. C’è da chiedersi se serva ancora a qualcosa, in questi termini. Altrimenti si potrebbe farlo direttamente in altra data, anche a giugno, e magari chiamarlo “Giovinezza Sound”.

Un 1 Maggio senza Erriquez e senza sogni
Piazza San Giovanni

Un disagio generale senza nemici ci sta privando dei sogni. I ragazzi, i giovani uomini, non hanno più un nemico: i genitori, l’insegnante, il preside, l’autorità costituita, il mondo che non li capisce… Hanno solo amici, veri o finti, stretti in un rapporto di patologica empatia.

I “nemici” di un tempo rappresentavano la palestra del conflitto, mentre oggi sono amici a tutti i costi. E senza di loro non c’è più l’ideologia, i simboli che la racchiudevano, le date simbolo. Tutti pretesti per sognare.

Per tutto questo, la lettera di addio che scrisse Erriquez sui social, sembra il commiato migliore ai nostri sogni.

“Ogni storia ha una sua vita e ogni vita ha mille storie.
La mia vita è stata musica che accade, incontri di popoli, magie, racconti, mille soli splendenti e vento in faccia.
Non ho rimorsi, non ho rimpianti, la mia vita è stata tutta un’avventura.

Finalmente, dopo tanto inutile errare, ho trovato la donna perfetta e l’ho sposata, rendendola mia per sempre, la mia compagna di vita, di viaggio e di sogni, la mia migliore amica, la mia donna, mia moglie Silvia a cui devo tanto, a cui devo tutto.

Sono padre felice di un figlio strepitoso, il migliore che si possa desiderare, con il sorriso più bello del mondo. Rocco.
Ho goduto abbestia con i migliori compagni potessi avere, la mia Banda del cuore, la nostra creatura meravigliosa dai mille colori.

In questo grande girotondo saluto e ringrazio tutti quelli che mi hanno amato e tutti quelli che ho amato, i nomi sono tanti, voi sapete chi

Un abbraccio che circonda!

Un 1 Maggio senza Erriquez e senza sogni

Bandabardò – Se mi rilasso collasso

 

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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