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martedì 12 Ottobre 2021
TecnèNora Lux e il ciclo di Unus Mundus in 6 stanze

Nora Lux e il ciclo di Unus Mundus in 6 stanze

Sacralità e ambiente. Retaggi antichi e dialogo col proprio corpo. Oriente e linguaggio alchemico. Echi della cultura classica ed esplorazione del femminino, in rapporto ai cicli della natura. Vi sono questi e altri spunti dal fascino indubbio, nel percorso artistico di Nora Lux. Quasi i nuclei tematici e filosofici di una canzone di Battiato, consentiteci l’ardito accostamento, pronti a coagularsi intorno a performance dal vivo, progetti fotografici, altre esperienze e intuizioni estetiche.

Pertanto abbiamo seguito con particolare interesse, sin dai primissimi appuntamenti programmati in tarda primavera, il ciclo performativo di Unus Mundus in 6 stanze, che si chiuderà il 21 dicembre alle ore 16.00 al Palatino di Roma, in concomitanza col Solstizio d’Inverno.

Ma di tutto ciò abbiamo voluto parlare più approfonditamente con l’artista stessa.

Nora Lux e l’affascinante, intenso percorso di Unus Mundus in 6 stanze

Introdurre questo tuo nuovo progetto artistico, Nora, significa anche accennare al fatto che Mutaforma ha esordito in un periodo nel quale vigevano ancora, in parte, le normative e le sanzioni imposte dal governo in occasione del lockdown.

Cosa ha comportato tutto ciò per te, come performer?

Mutaforma, azione performativa del progetto Solve et Coagula, esordisce alla galleria Canova 22 a Roma, ex fornace del grande scultore Antonio Canova, per me luogo ideale da cui partire in questo periodo di grandi trasformazioni: l’Athanor ermetico dove lavorare con il fuoco, il forno neolitico a forma di ventre gravido della Dea Madre che tutto trasforma; ed è la mia prima performance in streaming il 7 maggio, in piena emergenza covid.

Siamo stati tutti molto coraggiosi, dalla gallerista ai fotografi, l’animal trainer, il mio ufficio stampa… e il gufo! Erano appena passati 3 giorni dall’uscita del lockdown, si potevano incontrare solo i congiunti; invece noi, sempre mantenendo le distanze di sicurezza, abbiamo deciso di “scendere in campo” e agire, non esiste performance senza il corpo, il luogo e il pubblico, non posso prescindere da questo!

Il momento dell’ideazione è stato emozionante come sempre, le mura di un appartamento non limitano la progettualità di un artista, la fiamma è sempre accesa. Il prigioniero della caverna deve essere liberato, la conversione può portare verso la luce.

Più in generale, ci potresti descrivere gli elementi di cui si compone una performance e dirci come ti sei rapportata tu, rispetto ad altri artisti, nei confronti delle difficoltà insite nel realizzarne una in quel frangente così particolare, per cui cui certe direttive sanitarie impedivano di fatto una vera e propria interazione sociale?

Come accennavo prima, il corpo e il luogo, l’athanor, sono fondamentali: nonostante le limitazioni mantenere questi elementi attivi, senza dover ricorrere ai luoghi domestici è stato per me importantissimo, un’urgenza comunicativa che proprio in questo periodo storico ho trovato ancor più incisiva, come se la coscienza del mondo fosse contenuta in queste mie azioni ed io officiante di un rito che trasporta tutti puntualmente in streaming, ma attraverso l’ambiente, la natura, gli animali e l’archeologia, in un’inedita visione, un linguaggio numinoso e una parabola di valori e intenti condivisi per continuare ad interagire.

Altro aspetto peculiare della prima giornata di Mutaforma è stato vederti in scena con uno splendido esemplare di gufo, il che a coloro che seguono da anni i tuoi lavori non poteva non ricordare l’analoga, precedente presenza dell ‘Aquila in V.I.T.R.I.O.L.U.M. Quale significato ha per te interagire con questi maestosi animali?

Delfi era alle radici del Parnaso, accanto al tempio una fonte profetica, bevendo quest’acqua si acquistava il potere di predire l’avvenire. Da ogni parte d’Europa e d’Asia si giungeva verso l’oracolo, cosi i poeti immaginarono che questo luogo fosse al centro del mondo provandolo con Giove che lanciò le due Aquile.

Amica del sole, vola altissima in solitudine, senza mai essere colpita dal fulmine, combatte con il drago che perciò caccia le sue uova. Cosi inizia la mia passione per i rapaci, in primis per l’aquila.

Nora Lux e il ciclo di UNUS MUNDUS in 6 stanze

Lavorare con i volatili per me significa entrare in relazione con i due mondi: attraverso di loro, mediatori tra cielo e terra, la mia immaginazione e il mio sentire sono continuamente stimolati, predisponendomi alla conoscenza.

Conosci te stesso era inciso proprio sul fronte del tempio di Delfi. Dopo l’Aquila che per me rappresenta anche la Fenice, mi ha accompagnata il Gufo delle metamorfosi di Apuleio: Panfile che si trasforma, la mutazione da donna ad animale, per volare dall’uomo che ama.

Il mito, la visione e la simbologia sono gli elementi che mi inducono a cercare il rapporto reale con le presenze animali e di conseguenza confrontarmi con l’imprevedibilità.

Nora Lux e il ciclo di UNUS MUNDUS in 6 stanze

Sempre sui rapaci che sono stati protagonisti con te, nel corso degli anni, di tali performance, ci risulta che abbia avuto un ruolo importante gente abituata da tempo ad addestrare tali animali e a gestirne la loro partecipazione ad eventi artistici di varia natura, anche e soprattutto cinematografica. Cosa ci puoi raccontare a riguardo?

Si, questo genere di performance le realizzo con la collaborazione della Zoo Grunwald societa attiva dal 1971, tutti gli animali presenti nelle mie azioni, a parte Ygeia la mia serpentessa, sono realizzate con i loro animali.

Giusto due parole, a questo punto, su tale meravigliosa realtà: Zoo Grunwald nasce nel 1971 quando, per la prima volta, venne impiegato un bellissimo alano arlecchino di nome Juta per il film “La Califfa” di Alberto Bevilacqua.

Da allora Pasquale Martino ha realizzato più di 500 film in Italia e all’estero. Attualmente la Zoo Grunwald è guidata dal figlio Edoardo che con la stessa passione per il mondo degli animali continua a lavorare per le produzioni italiane e internazionali.

Tra i tanti film realizzati ci sono: Il Gladiatore, The Passion, Ben Hur, Gangs of New York, La Grande Bellezza. Serie televisive come: Don Matteo, il Commissario Montalbano, I Medici. Negli anni si sono susseguite le collaborazioni con i più importanti registi mondiali di ieri e di oggi: Fellini, Bertolucci, Antonioni, Citti e poi Terence Malick, Paolo Sorrentino, Martin Scorsese, Mel Gibson, Matteo Garrone, Michael Bay e tanti altri.

Da sempre loro lavorano con una professionalità attenta alle esigenze dei registi, ma anche umile nell’indicare le possibilità e i limiti che ogni animale ha quando viene impiegato nel cinema.

Quando sul set viene pronunciata la fatidica frase “Azione” quella, in genere, è l’ultima fase di un processo di addestramento e preparazione che permette di entrare in relazione con l’animale dopo aver costruito un rapporto che tende a conquistarne la sua fiducia. Tale approccio non può avvenire mediante l’uso di pratiche violente o coercitive poiché un animale maltrattato non sarà mai docile.

Nora Lux e il ciclo di UNUS MUNDUS in 6 stanze

Il 21 maggio, di nuovo all’interno del progetto Solve et coagula, ha avuto luogo la seconda parte della performance Mutaforma, proprio in prossimità di una Giornata Mondiale della Biodiversità che vede sempre più persone sensibili alle questioni che tale data solleva. Cosa puoi dirci del tuo rapporto con questa particolarissima giornata e più in generale con l’ambiente? Approfondendo il discorso, cosa ha comportato per il tuo progetto spostare la performance dal “chiuso” all’aria aperta, nel mondo naturale?

Spostare la performance all’aria aperta per me è stata una diretta conseguenza dei miei autoscatti che di fatto sono già delle azioni, non avevo mai pensato di realizzarle in natura, poiché per me erano sufficienti le immagini.

Le opere fotografiche sono il completamento di ogni processo che coinvolge il corpo e lo spazio nei vari luoghi in un lavoro che può durare giorni o settimane, fino a creare il ciclo integrale del viaggio interiore, sia esso nel triangolo etrusco Pitigliano Sovana Sorano o nelle grotte marine di Ustica o in uno dei boschi sacri del viterbese: l’importante è creare l’immagine e così, con la stessa tenacia, ho messo su una serie di performance che vivono della natura in rapporto al mio corpo.

Proprio la totalità con la quale vivo l’ambiente e la congiunzione con gli elementi mi hanno condotta alla giornata mondiale della biodiversità: a questa giornata nel 2021 dedicherò gran parte delle mie energie, in riferimento all’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, in riferimento all’obiettivo 15 “la vita sulla terra – proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre”.

Al punto 3 sulla Biodiversità leggiamo un dato allarmante: delle 8.300 specie di animali conosciute, un 8 % si è estinto e un 22% è a rischio estinzione, tra cui c’era anche l’Aquila di Mare testa Bianca, (il piumaggio bianco della testa compare in età adulta, la mia nonostante la grandezza fisica era ancora giovane, per questo nelle foto la vedete marrone) fortunatamente grazie ad una serie di provvedimenti si è riusciti negli ultimi anni a rintrodurre delle coppie, e considerando che si tratta di animali fedeli che vivono insieme anche per trent’anni, possiamo sperare che questo esemplare continui a crescere!

Rispetto alla situazione che viviamo oggi inoltre non dimentichiamo che i virus emergono non perché il virus è diventato più cattivo, non è un nemico che ci aggredisce, abbiamo noi umani rotto gli equilibri fondamentali a livello ambientale, basta pensare agli allevamenti intensivi e al modo in cui facciamo crescere gli animali per soddisfare le nostre esigenze di cibo, e le modalità con le quali coltiviamo la terra distruggendo le specie animali che mantenevano questi equilibri ed anche a livello energetico.

La lotta al virus richiede un impegno molto più grande del vaccino, che potrebbe significare creare squilibri ancora più gravi, bisogna recuperare il rapporto con la natura che non è rapinarla e sfruttarla, ma creare un rapporto con la Terra alla quale apparteniamo.

Nora Lux e il ciclo di UNUS MUNDUS in 6 stanze

Altro aspetto della tua attività artistica che stiamo apprezzando sempre di più, nel corso delle dirette, è il differenziarsi dei punti di vista, degli angoli di ripresa proposti al momento della performance. Cosa puoi dirci a riguardo? E questo significa forse che il tuo gesto artistico si rifletterà o si sta già riflettendo in forme di fruizione tra loro diverse?

Sì, utilizzo uno o due smartphone in posizione verticale, uno in campo lungo e l’altro in soggettiva , a seconda dell’esigenza performativa decido se utilizzarli entrambi; in ogni caso lo streaming è sempre in verticale poiché questa verticalità per me è come un antenna di congiunzione con l’alto mentre noi siamo nell’orizzontalità della materia.

Sicuramente vivo una trasformazione continua in questa nuova modalità, mi immergo in ciò che devo rappresentare, in una sintonizzazione che è anche spirituale, i vari passaggi sono cambiamenti sostanziali che diventano mutamenti condivisi.

Attraverso la ripresa video con uno strumento che è sempre con noi come lo smartphone si crea quasi un prolungamento della nostra percezione – visione e ancor di più se posso utilizzarlo in maniera creativa indagando sulla trasmissione delle informazioni che non sono solo visive, ma contengono un percorso, che abbiamo iniziato insieme con questa emergenza sanitaria. Tutte queste immagini sono i tasselli di un unico progetto, tutto questo cammino è anche l’opera .

 

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Grande risalto è stato dato, anche su alcuni quotidiani nazionali, alla terza tappa di questo viaggio: Unus Mundus In 6 stanze, di cui la prima stanza ha avuto luogo in occasione del Solstizio d’Estate. Questa è una data davvero importante, anche sotto il profilo simbolico. Quale significato ha per te? Mentre ora ti prepari a chiudere il tuo progetto con il Solstizio d’Inverno, come mai questa scelta?

E’ un tempo sacro, il sole che dopo il 21 giugno ha superato il punto solstiziale comincia a decrescere sull’orizzonte, inizia cosi il semestre del sole decrescente che si concluderà con il solstizio d’inverno quando l’astro “morirà “per poi rinascere come sole nuovo. Questo è anche il tempo di Unus Mundus che si conclude con la sesta stanza dedicata al Sol Invictus.

Ciò che è dentro di noi, vive anche al di fuori di noi, in un rapporto di integrazione e unione continua con la natura, il sole, la luna.

Nora Lux – Unus Mundus – Stanza 1

 

 

E cosa puoi dirci, facendo un piccolo passo indietro, proprio sulla location toscana scelta per il solstizio estivo, così suggestiva e in linea col dialogo tra elemento naturale e presenza antropica, che abbiamo ravvisato all’interno della tua ricerca?

La Terra, la Pietra e gli Astri sono la scrittura oltre lo spazio e il tempo, in una connessione tra la terra, il cielo, e l’uomo. È attraverso le nozze tra l’alto e il basso che fluisce l’energia Primordiale, il sacer che permea ogni cosa.

Una memoria continua, infinita, attraverso gli elementi della natura selvaggia e salvifica Poggio Rota in Toscana è luogo che rappresenta i Boschi Sacri Etruschi delle mie immagini; i raggi solari, attraverso le fessure tra una pietra e l’altra del cerchio megalitico, hanno guidato la mia azione del 21 giugno.

Il cerchio megalitico unico in Italia, sopra una collina che si affaccia sul fiume Fiora, ha funzione astronomica sul tipo di Stonehenge, probabilmente è stato eretto dai Pelasgi, i popoli del mare e dominatori delle rotte mediterranee ed è l’unico monumento esistente del genere in Italia; anche per questo motivo, non solo per la coerenza del percorso artistico, ma anche per l’importanza del sito, ho ritenuto di creare una performance site specifica.

Qui veniva celebrato il solstizio estivo e invernale, quest’ultimo era collegato alla rinascita del sole e della madre terra che con i primi raggi solare si preparava alla semina in primavera.

Nora Lux e il ciclo di UNUS MUNDUS in 6 stanze

Sappiamo altresì che la successiva parentesi insulare, caratterizzata anche da imprevisti, rotte nuove da prendere e dolenti ricorrenze storiche, ha arricchito il tuo progetto di tracce ugualmente significative. Insomma, parlaci di Ustica!

Nominare Ustica significa anche fare riferimento alla strage, proprio quest’anno ricorrono i 40 anni e come non pensare agli anni di piombo, la strage di Bologna… la storiografia ufficiale fatica a dare narrazioni precise, nonostante questo il gesto artistico può riportare concetti di giustizia perché li fornisce attraverso l’immaginazione, la memoria, cosi nella stanza 2 di Unus Mundus e nel punto più alto dell’isola, in quello che un tempo era il centro eruttivo del vulcano, e dove mi soro ritirata per i 2 mesi estivi, ho suonato la conchiglia Sanka riportando in ogni direzione l’ascolto.

A proposito di ascolto, Ustica come in una sincronia junghiana direi contiene in se anche delle relazioni, degli incontri personali della mia vita con uomini straordinari che sono diventati per me delle guide, dei punti fermi.

Nello stesso anno, nel 2019, come fossero proprio due vie di congiunzione incontro a casa del mio caro amico Arturo Annecchino il dottor Azima Rosciano, discepolo di Osho che da quel momento in poi diviene un riferimento per il mio percorso interiore; riguardo la meditazione Vipassana condivido con lui l’esperienza del Silenzio e del vuoto Interiore, proprio su quest’isola dove lui abita.

Le camminate insieme parlando di ogni cosa, per poi arrivare alla scogliera a picco sul mare, di fronte al sole dove meditiamo, queste sono immagini del mio cuore che rimarranno in eterno.

Come dicevo poco fa due sono gli incontri, l’altro in una visione più nostra occidentale mi conduce sulla via della spada a me tanto cara: Umberto Di Grazia, sensitivo di fama mondiale, con il quale scambio Idee, opinioni, mi indica proprio li ad Ustica la scoperta di un villaggio preistorico dell’età del bronzo dove è stato eseguito dallo stesso Di Grazia un esperimento di Archeologia Psichica Subacquea e dove ho realizzato una parte del nuovo ciclo fotografico di Ustica insieme alle grotte marine del precedente “solve et coagula”

Abitare sull’Isola, nel punto più alto è stata per me la scoperta di un appartenenza antica, sentire cosi fortemente la natura e i suoi elementi, assistere da quella posizione privilegiata all’alba, al tramonto e ai pleniluni, e di nuovo il rapporto con i rapaci di cui è popolato il bosco di Ustica, mi ha fatto vivere magicamente e comprendere di quanto ciò che è dentro di noi è fuori e viceversa.

L’incontro notturno che quasi puntualmente ogni sera avveniva con il Barbagianni silenzioso e luminoso che vive nella cavità rocciosa della casa mi ha rapportata ancor di più ad una solitudine notturna, che diviene contemplazione mistica che accoglie il sacro come soprannaturale presente in ogni persona.

E cosa puoi mettere invece in rilevo, ora che si avvicina la fatidica data del Sol Invictus, su questa sesta e ultima stanza coincidente col solstizio invernale?

Il 21 dicembre alle ore 16.00 al Palatino di Roma porterò in scena l’ultima stanza del mio ultimo lavoro Unus Mundus in 6 stanze. Questa ultima stanza è curata dalla critica e curatrice Lori Adragna.

Nella performance Sol Invictus porto il culto del femminino sacro presso le rovine del Tempio di Eliogabalo sul colle Palatino. L’Azione vuole ridefinire le relazioni tra il culto di Eliogabalo e il culto della Magna Mater, assegnando a quest’ultima una nuova centralità ,che respinge la tradizione storica dell’appropriazione delle sue reliquie.

L’aerolite di Emesa, pietra meteorica ,sacra al Dio Sole, diviene simbolo di coniunctio oppositorum.

L’Intera performance si svolgerà in presenza, nel pieno rispetto delle norme anti-covid davanti all’entrata della Chiesa di San Sebastiano Al Palatino, in via di San Bonaventura, proprio di fronte ai resti del tempio di Eliogabalo, l’imperatore romano Marco Aurelio Antonino Augusto, che prese il nome del Dio El-Gabal rendendo pubblico il suo culto col nome di Deus Sol Invictus.

In questo momento la ricerca è sulla relazione tra la Grande Madre tellurica e il Dio solare patriarcale.

Ricordiamo che la performance sarà visibile on line sulla piattaforma social di Facebook

 

Nora Lux. Le foto del backstage sono di Alessandro Vasari 

Nora Lux e il ciclo di Unus Mundus in 6 stanze. L’intervista è stata realizzata da Stefano Coccia.

 

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Stefano Coccia
Giornalista dello spettacolo e critico cinematografico da più di vent'anni, un tempo nel Comitato dei collaboratori fissi della storica Cinemasessanta, attualmente collabora con Sul Palco, CineClandestino e Taxi Drivers ->

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