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venerdì 3 Settembre 2021
TecnèMario e Pippo Santonastaso, uno più uno uguale duo

Mario e Pippo Santonastaso, uno più uno uguale duo

Il 4 ottobre 1970 debuttarono in televisione Mario e Pippo Santonastaso, con il loro umorismo condito da un linguaggio espressivo capace di passare dalla quotidianità al surreale in un lampo.

Oggi apparirebbero come un oggetto alieno nell’idea di spettacolo che si è consolidata dopo gli anni ’80, fatta di velocità, dialettalità spinta e la tendenza al greve fatta passare per realismo, sincerità.

Ma i due fratelli napoletani, adottati da Bologna, sono tra i capiscuola della comicità figlia della grande tradizione del cabaret italiano.

Mario e Pippo Santonastaso: prologo

Mascarino, 24 febbraio 2007. Questo nome probabilmente non vi dice niente e non mi stupisco, è una frazione di Castello d’Argile, comune della provincia di Bologna al confine con quella di Ferrara.

Un paesino come ce ne sono tanti da quelle parti, tutti in fotocopia: attorno campi grassi, quattro strade, qualche piccolo esercizio commerciale, chiesa in neogotico di mattoni rossi, ma questo ha una particolarità.

Forse proprio per il suo trovarsi all’estremo settentrionale della provincia i bolognesi hanno fatto assurgere il toponimo a simbolo di località remota (Duv vèt? A Mascarèn?, cioè Dove vai? A Mascarino?, dicono ironicamente).

Mario e Pippo Santonastaso, uno più uno uguale duo
La chiesa di Mascarino

Da Roma a qui sono quattro ore di macchina, abbiamo fame, e così anche mio fratello che è partito stamattina da Londra. In trattoria ci attendono due amici, un bolognese e un modenese. Tortelli, rane fritte, lambrusco, grappa molta, poi verso la meta finale che è a pochi passi: il teatro parrocchiale.

La scommessa

Che cosa ha spinto sei uomini adulti (alcuni sono padri di famiglia, un paio sono professori universitari ma li accettiamo senza discriminazioni) a ritrovarsi qui, dopo 390 o anche 1100 chilometri di viaggio? Una scommessa.

Qualche mese prima, durante una cena in cui il tasso alcolemico dei partecipanti era a livelli irlandesi, qualcuno chiede che fine hanno fatto Mario e Pippo Santonastaso, che tanto abbiamo apprezzato da ragazzi e da diverso tempo spariti dalla TV.

Le farneticanti risposte vanno da sono morti a si sono nascosti in Africa con Jim Morrison ed Elvis Presley, finché lancio la sfida: se trovo un loro spettacolo, andiamo tutti a vederlo.

Mario e Pippo Santonastaso, uno più uno uguale duo
Mascarino – teatro parrocchiale

Si apre il sipario

Il web mi ha dato una mano, ed eccoci qua. C’è il tutto esaurito, pieno di gente del posto, che noi metropolitani ubriachi guardiamo col malcelato sussiego di chi compatisce l’affollarsi a uno spettacolo di cabaret (come se noi invece andassimo a vedere Ibsen a teatro una settimana sì e una no).

Conto le file di sedili e i sedili di una fila, la moltiplicazione mi restituisce un risultato superiore a 200, sull’esattezza del quale però non giurerei. Lo spettacolo si intitola Paghi uno e prendi duo, per più di due ore Mario e Pippo padroneggiano il palco e quando l’atmosfera si è riscaldata vi fanno salire anche una decina di persone del pubblico per ingaggiarle in una sorta di sceneggiata andalusa, issa isso e ‘o malamente a ritmo di flamenco (con tanto di accompagnamento musicale dal vivo).

Finiamo con l’immancabile autografo in camerino a ricordo della zingarata, e via.

Paghi uno e prendi duo

 

Però, che bravi Mario e Pippo, ci diciamo una volta smaltiti gli effetti neurotossici dell’etanolo e dei suoi metaboliti. Ritmi perfetti, una tecnica sopraffina mista alla capacità di improvvisazione che può avere solo chi ha fatto serate a migliaia (letteralmente, non per iperbole) sui palcoscenici di tutta Italia.

E allora nasce una sorta di fan club informale, cui si aggiungono anche altri amici, e andiamo a vederli molte altre volte: al Teatro Dehon di Bologna (due serate infrasettimanali con la platea da 500 posti quasi piena, e stavolta non mi sbaglio), al minuscolo e caratteristico Teatro degli Angeli sempre in Bologna, al Cinema Teatro Italia di Castenaso, a Padulle, Vignola, Marano sul Panaro…

Mario e Pippo Santonastaso, uno più uno uguale duo

Niente Wikipedia, ecco la loro storia

Ora, è possibile, e doloroso, che non tutti, in particolare i più giovani, conoscano i fratelli Mario e Pippo Santonastaso, nati rispettivamente nel 1937 e nel 1936.

La biografia completa può essere letta nel libro La bicicletta dalle gomme piene scritto da Pippo: famiglia napoletana con padre funzionario pubblico (fu costretto a comprare la camicia nera ma la mise in un cassetto e non la indossò mai) e per questo trasferito di città in città.

Mario e Pippo dall’adolescenza vivono a Bologna e già alla fine degli anni ‘50 cominciano a calcare i palcoscenici di balere, sagre e teatri con un complessino rock, per poi passare agli sketch comici, accompagnati dall’ottima chitarra di Mario (chissà dove sarebbe arrivato se avesse fatto il chitarrista e non il comico, ma è andata benissimo così), che più avanti li renderanno famosi.

Ricordiamo la pulce, il giornalista inviato nel locale di Harlem dove si suona il blues, le Olimpiadi con la partenza dei 100 metri al ralenti, il bom bom bom bom (un duetto musicale nel quale l’uno cerca di dominare sull’altro), Kaganoff il cosacco ubriaco, e soprattutto lo sbarco sulla luna.

Gli anni della TV

Dopo lunga gavetta debuttano ufficialmente in Rai il 4 ottobre del 1970 nello spettacolo Ti piace la mia faccia in quattro puntate (anche se nel 1960 c’era stata una loro fugace esibizione, esclusivamente canora, a Il musichiere).

Di lì una lunga serie di partecipazioni e conduzioni: Per un gradino in più (1971), Qua la mano Mino (1972), Foto di gruppo (1974), Uno + uno = duo (1974, spettacolo affidato completamente a loro, una rarità nella Rai di quegli anni), Due alle due (1977, inserito nell’allora seguitissima Domenica in, con la loro canzone Tic e tac a fare da sigla del loro spazio), Grancanal (1981).

Sono popolarissimi, nel frattempo continuano ad esibirsi dal vivo (devono cambiare una macchina ogni anno per quanti chilometri percorrono su e giù per la Penisola) ma nel mondo dello spettacolo anche il più grande successo può scemare: l’avvento delle tv commerciali, svecchiando le formule del varietà e del connesso cabaret, cambia, non sempre in meglio, i paradigmi della comicità.

Mario e Pippo non hanno nulla a che vedere con Drive In o contenitori simili, non possono e non vogliono snaturare il rigoroso mestiere che hanno coltivato: dopo decenni di risate vere strappate a un pubblico vero sarebbe un disonore farsi accompagnare da volgari risate registrate.

E così, complice anche la scelta di continuare a vivere a Bologna per restare vicino alle famiglie, e quindi lontano da Roma e Milano dove ci sono gli studi di produzione e soprattutto gli agenti, li vediamo sempre meno in televisione.

Pippo intensifica la sua carriera cinematografica, si dedica anche come regista e attore all’operetta (sua vecchia passione), ma il duo continua a fare ciò che sa fare meglio, cioè cabaret nei teatri: grandi e piccoli, prestigiosi e amatoriali, dalle grandi città (vennero anche a Roma nel marzo 2011 al Salone Margherita) fino a Mascarèn.

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Mario e Pippo Santonastaso – Lo sbarco sulla Luna

 

2019, l’epilogo

Casalecchio di Reno, al Teatro Comunale Laura Betti è in programma addirittura una doppia data, sabato 6 la sera e domenica 7 aprile in pomeridiana, quindi si parte.

Nel primo spettacolo sul palco c’è qualcosa che non va: qualche volta manca il ritmo, ma soprattutto non c’è intesa, tanto che alcune battute vanno perse. Che sia l’età, ci chiediamo?

Il giorno dopo sono rimasto solo io, gli amici hanno preso il treno per tornare nelle loro città e alle loro famiglie. Faccio un giro per Bologna e dopo pranzo ritorno a Casalecchio in tempo per lo spettacolo che inizia alle 16:00.

Parcheggio sul retro del teatro e, mentre mi dirigo verso l’ingresso, da dietro le porte tagliafuoco sento parlare a voce alta. No, sono proprio urla di qualcuno molto arrabbiato. È Pippo, che sta provando con Mario, la piccola defaillance di ieri gli brucia al punto da farlo infervorare affinché non si ripeta, e Mario si infervora assieme a lui.

Incredibile dove prendano tutta questa energia, hanno passato gli 80 da un pezzo e ancora si appassionano a ciò che fanno. Qualche minuto dopo vanno in scena, e lo spettacolo fila liscio come l’olio, un’ora e mezzo a ritmi sostenuti che i due reggono come fossero ventenni, in sala si ride di gusto, tutto perfetto come sempre.

No, tutto perfetto no, perché alla fine quando vado a salutare (nel tempo si può dire che siamo diventati amici) Pippo mi comunica che ho assistito alla loro ultima esibizione come duo. Si chiude un’epoca, in sordina ma con grande dignità e orgoglio.

Sarebbe bello se tutti coloro che hanno avuto modo di apprezzarli non dimenticassero mai la passione e il rispetto per il pubblico che questi due artisti hanno portato avanti per più di 60 anni con una professionalità esemplare.
Grazie Mario, grazie Pippo.

 

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A.C. Whistle
Giurista e poeta

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