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martedì 12 Ottobre 2021
TecnèIan Curtis: 40 anni senza Joy Division

Ian Curtis: 40 anni senza Joy Division

Quarant’anni fa, il 18 maggio del 1980, moriva Ian Curtis, leader iconico dei Joy Division, band fondamentale per tutti gli stilemi musicali della nostra contemporaneità.

Essere Ian Curtis. Vivere Joy Division

Ci sono artisti con i quali è arduo non essere partigiani. Personaggi per i quali abbandoniamo le vesti che abbiamo faticosamente raggiunto con la maturità, per tornare ad indossare la maschera della nostra adolescenza.

Chi più, chi meno, tutti noi turisti del vivere siamo cresciuti assorbendo emozioni, stili di vita, quando non proprio l’indotto culturale, dai nostri personalissimi miti. Il rock ci ha cambiato la vita, ci ha dato chiavi di lettura del mondo attorno, e noi siamo cresciuti anche grazie a loro, le nostre rockstar, che potevano essere sconosciute ai più ma per noi erano Dio e basta.

Ian Curtis, Joy Division e gli altri: morire a vent’anni

Come Ian Curtis dei Joy Division. Siamo cresciuti,  bene o male, almeno anagraficamente, siamo diventati genitori, anche chi negli anni ’80 si struggeva di qualche amore non corrisposto, che sembrava straziante e irrimediabile nella sua determinazione assoluta, e nel buio della propria cameretta frustava la puntina del giradischi  riascoltando compulsivamente Love will tear us apart

Abbiamo vissuto intensamente accompagnati dal nostro bagaglio ricco di emozioni. E Curtis è stato tra i numi tutelari, uno di quei padri invisibili che ci hanno insegnato cose involontariamente.

Ma il leader dei Joy Division, a pensarci bene, si è spento a soli 23 anni. E pensare a questo, ora, da padri, questo pensiero lascia un’idea diversa dell’assurdo del vivere. E vale per tanti altri: Hendrix è diventato un’icona immortale, sembra avere mille anni, ma si è spento che ne aveva appena 27.

Noi invecchiamo e ci spegniamo come candele, c’è chi fa una luce immensa ma si consuma immediatamente, come un cerino.

Ian Curtis: 40 anni senza Joy Division

 

Love will tear us apart: noi invecchiamo gli idoli bruciano

Quando scompare un immortale come David Bowie, Lou Reed, Prince (ognuno ha il suo), in realtà scopriamo non la loro vulnerabilità ma la nostra.

Quando qualcuno che ci ha accompagnato, ispirato, reso migliore la vita, ci lascia, ci accorgiamo di essere meno immortali. Quando muore un idolo, una parte di noi se ne va con lui.

È un promemoria: è la candela che si scioglie inesorabilmente.

La morte è l’allegoria che domina l’arte in contrapposizione alla vita. Nel mondo è mistero, biologia, filosofia, religione. Qui da noi, nel Belpaese, è la prima voce del welfare.

La morte quotidiana libera case, posti di lavoro, alleggerisce l’INPS, lascia piccole eredità.

Essere Ian Curtis

 


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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