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martedì 12 Ottobre 2021
TecnèD.O.R.I.A.N.A. di Mariano Lamberti, un 'kammerspiel' moderno

D.O.R.I.A.N.A. di Mariano Lamberti, un ‘kammerspiel’ moderno

Abbiamo assistito all’anteprima di D.O.R.I.A.N.A. di Mariano Lamberti, proiettato in anteprima lo scorso 18 settembre all’Auditorium WeGil a Roma. Dal testo di Roberta Calandra un kammerspiel moderno.

D.O.R.I.A.N.A. di Mariano Lamberti

Sappiamo fin troppo bene quanto abbia sofferto il mondo dello spettacolo, dall’inizio della pandemia ad oggi. Ma ai momenti di crisi si deve pur sempre reagire. E da un cortocircuito tra linguaggio teatrale e linguaggio cinematografico tanto fecondo, quanto determinato dalle ben note circostanze, ha preso forma questa strana creatura; una creatura ibrida, drammaticamente attuale, che di certo (e non lo diciamo per sminuire la portata del testo, ma per celebrare un connubio perfettamente riuscito) non avrebbe avuto lo stesso impatto senza la magnetica presenza di Caterina Gramaglia sullo schermo.

D.O.R.I.A.N.A. di Mariano Laurenti, un 'kammerspiel' moderno

La creatura in questione si chiama D.O.R.I.A.N.A.  In principio vi era un testo teatrale, Doriana Grigio Vana di Roberta Calandra, che esprimeva comunque una profonda solitudine, alimentata dalle tante scorciatoie che la modernità, attraverso i nuovi media, propone alle nostre contraddizioni ed angosce più radicate.

Con la brusca chiusura dei teatri non si è più potuti andare in scena, la primavera scorsa. Ma il testo, opportunamente adattato, è diventato la solida base di un esperimento ancora più estremo, tradotto in forma audiovisiva con notevole acume dal regista Mariano Lamberti.

Ricordando i Parlamenti di Aprile

Si accennava all’inizio ad un proficuo cortocircuito tra forme espressive diverse, ed era quasi inevitabile che ci tornasse in mente l’aggettivo anfibio, emerso (è proprio il caso di dirlo) con inusitato vigore nel corso di alcune tavole rotonde seguite, in quel di Ravenna, circa un anno e mezzo fa.

Eravamo stati infatti ammessi, in qualità di extraparlamentari, agli emozionanti Parlamenti di Aprile che Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, fondatori del Teatro delle Albe, hanno ideato quale punto d’incontro per permettere a studiosi ed artisti, sia giovani che affermati, di porre a confronto idee, riflessioni, esperienze, momenti particolari di crescita umana e professionale.

Riguardo all’ibridazione dei linguaggi, la sua importanza nelle discussioni ravennati era uscita fuori più volte. Sicché ora ci sembra che la natura anfibia, posta in sospensione tra le modalità della rappresentazione teatrale e lo specifico cinematografico, si applichi benissimo alla particolare gestazione cui è andato incontro un lungometraggio come D.O.R.I.A.N.A., incline alla sperimentazione visiva tanto quanto all’esplorazione, attraverso il testo, di dinamiche interpersonali sempre più alienanti.

Così alienanti, che forse occorrerebbe riprendere in mano qualche saggio di Marcuse, Adorno e Horkheimer, per comprendere appieno la portata di questo kammerspiel moderno.

L’anteprima a Roma

Dato lo spessore della proposta, ci fa piacere che il film in questione sia stato proiettato in anteprima, lo scorso 18 settembre, in una cornice importante come la sala dell’Auditorium del WeGil, a Roma; e che a fare gli onori di casa ci fosse la consigliera regionale Michela Di Biase. Purtroppo nel nostro paese le figure istituzionali, quando si materializzano, tendono a privilegiare passerelle d’impronta decisamente più glamour e modaiola. Lode quindi alla Di Biase, che ha mostrato invece interesse per un prodotto culturale senz’altro spigoloso, severo nella sua estetica spartana, ma al contempo solidamente ancorato alla solipsistica realtà che stiamo vivendo.

D.O.R.I.A.N.A. di Mariano Laurenti, un 'kammerspiel' moderno (2)

D.O.R.I.A.N.A., scioccante parafrasi contemporanea del Ritratto di Dorian Gray, non è soltanto un riuscitissimo update delle tematiche esistenziali già care ad Oscar Wilde, bensì il caleidoscopico ritratto di una società multimediale in cui l’apparente libertà di comunicare con tutti cela trappole d’ogni sorta: cinismo, pulsioni egoiche, cyberbullismo, volontà di apparire ad ogni costo.

Il fatto che il film sia stato girato in corrispondenza del lockdown in fondo ha aggiunto solo altre suggestioni ad un male di vivere, che appare ben più radicato.

La storia

La protagonista, che ha appena perso il lavoro (e qui, nel caustico controcanto della competitività esasperata e di altre efferate dinamiche sociali, abbiamo ritrovato tutta la vena spiazzante ed ironica presente negli spettacoli della Calandra, in primis La Strategia del Colibrì), crede di poter sublimare la sicurezza perduta a suon di dirette Facebook, collezionando followers con sconcertante rapidità, per perderli poi in modo ancor più repentino non appena la sua maschera di successo si incrina.

D.O.R.I.A.N.A. di Mariano Laurenti, un 'kammerspiel' moderno 3

Nel prosieguo del plot si dipana tutta la follia dei tempi moderni, tra relazioni insincere e desiderio di scioccare il pubblico ad ogni costo. Che tutta la residua umanità si sia trasferita nei gatti di casa, i cui graffi e balzi sulle pareti sembrano rappresentare a un certo punto l’ultimo salutare scossone, per quella donna dominata ormai dalla propria gigantografia sulla parete?

Se Caterina Gramaglia è magistrale nel dar voce a ogni sbalzo umorale e sussulto di dignità del suo personaggio, il nostro plauso va anche alla dimensione volutamente asfittica, claustrale, ritagliatale intorno da Mariano Lamberti, abilissimo nel giocare sulla povertà dei mezzi di ripresa e sulla logica spietata dei social network, con tanto di contatore delle visite impresso sullo schermo.

L’alienazione si sviluppa nel corso della paradigmatica narrazione fino alle estreme conseguenze. Ma l’epilogo, con quella fantasiosa installazione sullo sfondo ed il ruolo del giovane artista, fino ad allora presenza puramente ipotetica in controcampo, a manifestarsi pienamente, lascia spazio a una possibile catarsi. Come è giusto che sia.

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D.O.R.I.A.N.A. di Mariano Lamberti e le altre recensioni di Stefano Coccia.

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Stefano Coccia
Giornalista dello spettacolo e critico cinematografico da più di vent'anni, un tempo nel Comitato dei collaboratori fissi della storica Cinemasessanta, attualmente collabora con Sul Palco, CineClandestino e Taxi Drivers ->

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