L’interista esistenzialista, “Nerazzurri formato Mina: sei grande grande grande come te nessuno mai”

Nel 1972 Mina cantava: “Ma c’è di buono che al momento giusto-Tu sai diventare un altro-In un attimo tu- Sei grande, grande, grande- Le mie pene non me le ricordo più”

“Nerazzurri formato Mina: sei grande grande grande come te nessuno mai”

Nel 1972 la Tigre di Cremona cantava:

Con te dovrò combattere
Non ti si può pigliare
Come sei
I tuoi difetti son talmente tanti
Che nemmeno tu li sai

Ma c’è di buono che al momento giusto
Tu sai diventare un altro
In un attimo tu
Sei grande, grande, grande
Le mie pene non me le ricordo più

Chissà a chi rivolgeva il pensiero il mitico Alberto Testa mentre cercava di adattare la metrica delle parole alla musica di Tony Renis. Mi piace pensare che pensasse all’Inter. Chi meglio può incarnare i contrastanti sentimenti che suscita una bizzosa, ombrosa e umorale amante?

Non è forse l’atteggiamento che riscontreresti in una donna sciatta e trasandata quando gira tra le mura amiche ma che diventa una conturbante ammaliatrice grazie a solo con un filo di trucco e un abitino che giusto le cada bene diventando in un attimo il clone di Deeta Von Teese quando la porti fuori in un elegante ristorante o a teatro? Svenevole e svampita talora, aggressiva e voluttuosa talaltra. Rubando al cantautore Sergio Caputo: una creatura che è un po’ demonio e un po’ pin-up e un po’ massaia Dash.

Quanto tempo perderesti a valutare l’ondivago comportamento di una tale maliarda? Neanche un attimo, perché lo sai: ella è così, prendere o lasciare. E nel dubbio, prendi, perché sai che una che anche solo si avvicini a lei, non la troverai mai.

Una che ti fa uscire dai gangheri ad ogni piè sospinto ma che è anche capace – quando le va, se le va – di portarti all’esaltazione, farti sentire unico, un privilegiato, un decorato con la medaglia d’oro, un primatista, un pluripremiato dalla vita, il possessore di una Bugatti Veyron.

É  la descrizione dell’Inter, senza ambiguità: venire dalla trasferta di Salerno dove fai la partita, decidi di non chiuderla scialacquando occasioni su occasioni da gol consegnandoti poi all’avversario prendendo un gol da polli per poi presentarti allo stadio “da Luz” dove vai a domare e dominare il Benfica, che ancora ha nel carniere lo scalpo della Juventus, è qualcosa che si realizza sono nelle narrazioni nerazzurre.

Narrazioni che proseguono quando si parla di un allenatore, Inzaghi, che stando a quel che dicono i più sarebbe incapace di condurre in porto le competizione a lunga percorrenza ma in grado di stroncare qualsiasi avversario negli scontri secchi o semisecchi.

La verità probabilmente sta nel mezzo: la sua squadra, per come è progettata e per gli interpreti che può mettere sul palcoscenico, si trova molto più a suo agio quando deve giocarsela a viso aperto, quando non deve trovare squadre che l’attendono passivamente e stringono gli spazi che sono vitali per i passisti di cui è provvista. Gli attaccanti che non fanno dell’agilità la loro principale virtù e il non poter disporre di un fantasista dall’ultimo passaggio quando lo spazio tra le linee diventa risicato fa il resto.

Per fortuna Roger Schmidt queste cose non le sa e fa giocare ai suoi la partita come sa e per questo perde. Oltre alla mancata capacità di lettura del suo tecnico nel bel successo dell’Inter di ieri ha fatto la sua decisiva parte l’atavica incapacità delle squadre portoghesi di arrivare al tiro: purtroppo per loro non è sempre possibile entrare in porta con tutto il giocatore.

Così nessun interista si è davvero meravigliato di vedere la sua amata vestirsi dell’abito più bello (ieri in uno psichedelico giallo canarino, a mio disutile giudizio una delle maglie meglio riuscite dell’ultimo decennio) tenere testa, poi imporre il gioco e infine portare la stoccata per ben due volte nella pancia dei rossi di Lisbona.

Un Barella in versione Mister Hyde ha colpito ai fianchi del Benfica fino a fiaccarne la resistenza ha fatto il più, ma si sottolineino senza remore le prestazioni eccellenti degli altri.

L’applicazione di Darmian è cosa risaputa e straconosciuta, ma che le stesse caratteristiche la stessa rabbia e la pulizia nel contrasto le sfoderasse per l’occasione anche Mhkitarian equivale allo “special” che si accende nel flipper quando hai spento tutti i bonus. La fotografia dell’armeno che sradica la palla dai piedi di Antonio Silva lanciato a rete è il riassunto della sua rabbia agonistica.

Brozovic che sbraccia come i vecchi tempi, e che come i vecchi tempi detta i tempi e le distanze. Bastoni che batte la fascia in continuo raddoppio in combutta con Dimarco e poi crossa come solo i mancini sanno fare, Acerbi che non fa vedere palla a Ramos restituiscono prove che offuscano i pochi punti oscuri di una performance quasi perfetta.

Tipo quelli di Lautaro che gira a vuoto alla ricerca di se stesso senza trovarsi, di Dumfries che alterna giocate degne di nota a vaccate altrettanto degne di essere riferite, di Dzeko che spegne il suo motore dopo un’ora di gioco. Ma è appunto poca roba quando tutto ha funzionato come un meccanismo ben oliato.

Persino i cambi di rito non hanno sortito i soliti effetti perniciosi: pur non facendo sfracelli El Tucu ha tenuto il campo senza deprimersi troppo, Lukaku è stato più mobile e, chiamato al suo unico fondamentale su cui può contare senza titubanze, il rigore, non ha fallito e ha messo la sottolineatura all’esito finale di Benfica-Inter.

Ora però si mettano da parte i pensieri osceni. É  un attimo che la bomba sexy riprenda drammaticamente le fattezze della massaia di Voghera. L’incontro di ritorno tutto sarà tranne che una formalità. Il Benfica, ci si può scommettere, farà di tutto per buttarla in caciara. Lì starà alla malizia di tutti non cadere nelle trappole che i Lusitani proveranno a disseminare per il campo. Calma e gesso, il compare non è fesso, direbbe Umberto Eco.

Il tutto mentre si attende lo scontro fratricida tra Napoli e Milan. Chi abbia voglia di intervistare un ragionevole campione di tifosi nerazzurri non otterrà una risposta omogenea: meglio incontrare i partenopei o i cugini? Considerato tutto, perdere una semifinale contro i primi sarebbe forse più accettabile che farlo con i secondi, quindi la mia scelta è fatta, poi pensatela come meglio credete.

Che tanto, a stare ai risultati delle altre, è tutto tempo perso: il Manchester City che strapazza per la collottola i campioni di Germania non danno troppo adito a pensieri aurei. E mica solo per noi. Per chiunque.

Si vedrà, il tutto è rimandato alla prossima settimana. Intanto sabato ci sarà Inter-Monza: pare che la padrona di casa si presenterà col pigiamone di flanella e ciabatte…

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Meridionale ma anche settentrionale. Sono lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi.

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