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lunedì 8 Marzo 2021
Polis Mondo Salute o privacy: i dilemmi dei governi europei

Salute o privacy: i dilemmi dei governi europei

I governi europei accelerano sulle riaperture: la paura del tracollo delle economie nazionali ormai va di pari passo con quello dell’epidemia e, per  entrare in quest’ormai famigerata fase due, contano sulla tecnologia di localizzazione dei telefoni cellulari per aiutare a tenere sotto controllo il virus.

Il problema principale è convincere i cittadini a un’imponente violazione della privacy.

In Corea del Sud, Israele e Cina, dove i sistemi di tracciamento vengono utilizzati in modo metodico e aggressivo per seguire i movimenti dei cittadini e identificare coloro che potrebbero essere esposti al virus, ci sono stati risultati ottimi nel contenimento.

In Europa, tradizionalmente restia a cedimenti della propria sfera privata, e immaginiamo in Italia, con la nostra idea comunitaria ancora legata a dinamiche familistiche, cioè di chiusura verso l’esterno, come abbiamo già ricordato in quest’editoriale, sarà molto difficile un uso capillare di questi strumenti.

Prendiamo il caso dell’Austria, primo paese ad allentare le restrizioni sul covid19, ha iniziato il tracciamento della popolazione con la sua app  Stop Corona, rilasciata dalla Croce Rossa austriaca. Questo strumento utilizza il Bluetooth sui telefoni degli utenti per monitorare altri telefoni che si avvicinano a loro e conserva in memoria queste informazioni nel telefono.

Se in seguito una persona sospetta di positività o di aver ricevuto una diagnosi formale, tali informazioni possono essere utilizzate dall’app per avvisare in forma anonima, altre persone che potrebbero essere state esposte. Se gli utenti vogliono interrompere il tracciamento, possono semplicemente eliminare l’app e i dati perchè non esiste un database centrale.

Sembrerebbe una soluzione di compromesso, eppure solo 230.000 austriaci hanno scaricato l’app dalla sua uscita alla fine del mese scorso. Ma in un paese di 8,9 milioni di persone, quella percentuale di utenti potrebbe essere troppo bassa per fare la differenza.

Un rapporto dei ricercatori dell’Università di Oxford, pubblicato sulla rivista Science il mese scorso, ha suggerito che anche se relativamente poche persone utilizzano strumenti di tracciamento, la diffusione del virus potrebbe essere rallentata. Ma metterlo sotto controllo richiederebbe il tracciamento del 60 percento di una popolazione.

La legge sulla privacy dell’Unione europea, la GDPR, contiene eccezioni per le emergenze di salute pubblica, il che significa che le sue misure più rigorose non si applicano agli strumenti destinati a combattere la pandemia, ma tutto questo è al centro del dibattito.

Anche se fatto con le migliori intenzioni, dobbiamo fare attenzione che queste misure non diventino permanenti“, ha affermato Diego Naranjo, responsabile della politica europea per i diritti digitali.

D’altro canto, molti ricercatori affermano che i sistemi che integrano i tracciamenti con le più forti protezioni per l’anonimato, potrebbero ostacolare la risposta medica. E questo coinvolge direttamente i giganti del web.

Il vero problema con l’approccio di Google e Apple è che non fornirà informazioni sufficienti agli epidemiologi per rintracciare il virus in modo efficace“, ha affermato Ross Anderson, professore di ingegneria della sicurezza presso l’Università di Cambridge. “Gli epidemiologi possono ottenere alcune informazioni utili, ma, per usarle in modo efficace, è necessario collegare i diversi avvistamenti del telefono a persone diverse e ciò compromette la privacy in una certa misura. (leggi il suo intervento)

La partita tra sicurezza e privacy, come sempre, resta continuamente in bilico.



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