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mercoledì 28 Luglio 2021
PolisLa vittoria dei riders è storica, ma cos'ha detto la Cassazione?

La vittoria dei riders è storica, ma cos’ha detto la Cassazione?

I Riders, gli ormai ben noti fattorini motorizzati o semplicemente su due ruote, reclutati tramite app installata sullo smartphone, sono stati riconosciuti dalla Corte di Cassazione lavoratori subordinati.

La vittoria dei riders

I riders sono fattorini che effettuano consegne a domicilio, per lo più di cibo, organizzate tramite app, come Deliveroo, Foodora e Glovo, spostandosi in bici o con il motorino. Questi ricevono un ordine di consegna attraverso una piattaforma digitale. Ricevuto l’ordine, il fattorino va a prendere il prodotto ordinato (recandosi presso l’azienda fornitrice) e lo consegna al domicilio del cliente. Durante l’emergenza coronavirus i riders hanno fornito un importante servizio pubblico.

Possiamo delineare la figura del rider descrivendolo come un soggetto (di qualsiasi età) che corre da una parte all’altra della città, 24 ore su 24 (perché è il solo modo per guadagnare di più), in bici o in motorino, incurante delle condizioni atmosferiche, senza nessuna garanzia anche sul piano della sicurezza. Per loro non ci sono differenze tra festivi, weekend e orari notturni perché sono lavoratori “autonomi”, sebbene non siano loro a concordare il compenso o la modalità di svolgimento della prestazione.

 

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Lavoro autonomo

I riders da sempre sono stati considerati lavoratori autonomi o parasubordinati. Sono, cioè, dei co.co.co. di terza generazione, inquadramento introdotto dalla riforma Jobs act del 2016 (art. 2 dlgs n. 81/2015). Tale apprezzamento giuridico si fonda sull’errato presupposto che il moderno fattorino è libero di dare o meno lla propria disponibilità per i vari turni offerti dall’azienda, ovvero sulla possibilità che questi possa decidere se e quando lavorare senza dover giustificare tale decisione, potendo addirittura omettere la prestazione del servizio, anche se la disponibilità è stata accettata. In sostanza viene posta in evidenza la mancanza del requisito dell’obbligatorietà della prestazione.

Riconoscimento della subordinazione

Sulla questione è intervenuta la Corte di Cassazione che con l’ordinanza n. 23768 del 28.10.2020, ha statuito che a fronte dell’attribuzione di mansioni meramente esecutive, il rider non può essere inquadrato come collaboratore a progetto. Nessun dubbio circa la non occasionalità della prestazione (in ragione della reiterazione nel tempo delle consegne). Viene ravvisato anche il c.d. potere direttivo nel fatto che è la società committente a stabilire la turnistica e i tempi di consegna. Un riconoscimento importantissimo per questi lavoratori i quali debbono beneficiare degli stessi diritti e delle stesse tutele riconosciute ai lavoratori subordinati.

 

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La vittoria dei riders, Ma come vivono? 

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Giuseppe Pennone
Giuslavorista napoletano, appassionato di pittura, ha collaborato con numerose riviste ed associazioni culturali in qualità di esperto di tematiche sociali quali lavoro, diritti negati e ambiente.

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