Non possiamo capire la storia di un popolo, giudicandolo con i nostri occhi o il senso della lunga marcia della Cina verso il futuro e la potenza se non cogliamo il bisogno di rivalsa.
La lunga marcia della Cina
Nel 1963, si consumò la rottura sino-sovietica. I due paesi, nonostante uno scambio di visite diplomatiche, non riuscirono a ricomporre la frattura.
I cinesi pubblicarono 25 tesi per criticare la nuova politica internazionale sovietica. In particolare, si criticava l’URSS per gli accordi sul contenimento del rischio nucleare con USA e Regno Unito. Dicevano che si trattava di un’alleanza informale tra l’URSS e i paesi imperialisti.
Nel 1955, in Indonesia si era svolta la Conferenza di Bandung, in cui India-Egitto-Jugoslavia avevano proposto una linea alternativa ai due blocchi.
La Cina -che aveva subito la colonizzazione giapponese e i trattati diseguali- aveva visto un’opportunità nel nuovo gruppo.
Nonostante, oggi la stampa faccia un gran parlare di invasione cinese in Africa, quei legami sono ben più vecchi: già nei documentari extraeuropei di Pasolini si sente parlare di presenza cinese.
Il pendolo demografico ed economico che oscillava tra Europa e Estremo Oriente, aveva ripreso da tempo a spostarsi a Oriente.
Strana fu la così netta affermazione europea (avvenuta grazie allo sfruttamento geografico dell’America e demografico dell’Africa), più che la ripresa dell’Estremo Oriente.
Il susseguirsi delle rivolte nella seconda metà dell’800 (Taiping e Boxer le più note), la fine dell’Impero, la lotta anti-coloniale contro i giapponesi, la Lunga Marcia, l’affermazione (con i nazionalisti fuggiti a Taiwan) della Repubblica Popolare, la creazione del socialismo -con tutti gli strappi-, il Grande Balzo in Avanti, i Cento Fiori e la Rivoluzione Culturale, fino alla Banda dei Quattro a fine maoismo, furono le convulsioni per trovare la via cinese alla modernità.
Anche il Giappone soffrì questo passaggio: rovesciamento dello shogun, Riforma Meiji, guerra con i russi, colonizzazione della Corea, ascesa del fascismo, guerra mondiale, bombe atomiche.
Non parliamo della Corea: merce di scambio tra russi-cinesi-giapponesi, poi privata dell’imperatore, colonizzata, area di lotta, divisa e di nuovo area di guerra.
Ancora più triste il destino di Vietnam, Laos o Cambogia.
Non possiamo capire la storia di un popolo, giudicandolo con i nostri occhi o il senso dell’ascesa cinese se non cogliamo il bisogno di rivalsa. Non possiamo non vedere nei successi del PIL un prosieguo dello scontro che i cinesi, già nel ’63, insistevano per portare avanti.
“Non importa se il gatto è bianco o nero, l’importante è che acchiappi i topi” – Deng Xiaoping –

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