Francia ed Europa, il paradigma comune: le periferie ‘reazionarie’ contro i grandi centri urbani

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Ormai il dato è comune in tutta Europa e le elezioni francesi lo confermano: la grande provincia periferica vota in massa per le destre, di qualsiasi tipo, in un cortocircuito che le equipara a una sorta di marxismo involontario (con le ‘pezze al culo’).

Le periferie ‘reazionarie’ contro i grandi centri urbani

Fausto Anderlini*

Il Rassemblement National che già era forte nelle ‘campagne’ le conquista quasi per intero. Il voto in Francia era diviso secondo due fratture: centri metropolitani vs territori remoti, Est vs ovest, con la destra anti-europea più forte, paradossalmente, proprio nell’area prossima all’asse centrale europeo lotaringico renano, la sinistra nelle lande atlantico-meridionali: la Bretagna, l’Aquitania, i Pirenei, il massiccio centrale, cioè più lontane al nucleo europeo.

Oggi di queste fratture ne resta in piedi solo una la prima. Nelle aree metropolitane (Parigi, Lione, Bordeaux, Nantes, Tolosa, Lille, ma non Marsiglia e Nizza), la sinistra post-moderna satura il campo assieme alla borghesia macroniana.

In tutto il resto del territorio, ovest compreso, e persino in Bretagna, il dominio della destra è quasi totale. E in Francia il dualismo fra le poche isolate aree grandi-urbane e il resto del territorio è abissale, molto più marcato che in Italia dove l’urbanesimo è assai più diffuso. La provincia francese è davvero una enorme area ‘remota’.

La perdita di mordente territoriale della sinistra è ormai un dato ovunque acquisito, almeno nel mondo euro-atlantico. La destra incarna non più il solo tradizionalismo rurale dei piccoli produttori, ma una clamorosa revanche della periferia come tale contro il centro politico-economico-finanziario e culturale, in sè globalista e cosmopolita. È diventata marxista, sebbene con le pezze al culo. E li sta la sua forza. La controrivoluzione infine vincente. Due secoli dopo.

Circa il secondo turno sono pessimista. Dubito assai che l’elettorato di centro si orienterà sui candidati del fronte. Il centro se non ha le redini nelle sua mani, preferisce sempre cederle alla destra. A ogni latitudine.

* Grazie a Fausto Anderlini

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