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domenica 23 Gennaio 2022
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Santa Maria Capua Vetere, dopo le violenze i depistaggi: ecco chi diede gli ordini

Nell’ordinanza del Gip per i pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere sono individuati tre livelli di responsabilità: chi ha pestato, chi ha guardato senza intervenire e chi ha coperto tutto.

Santa Maria Capua Vetere, dopo le violenze i depistaggi

Sergio Enea giudice per le indagini preliminari nelle 2.300 pagine dell’ordinanza per i pestaggi sui detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, scrive che si trattò di una vera e propria “spedizione punitiva” con tre livelli di responsabilità, che coinvolgono rispettivamente chi ha picchiato, chi ha guardato e chi ha comandato “l’ignobile mattanza”.

L’ordinanza coinvolge 117 agenti di polizia penitenziari e l’intera catena di comando dell’amministrazione delle carceri campane: dal provveditore all’amministrazione penitenziaria della Campania, Antonio Fullone, oggi interdetto dai pubblici uffici e sotto accusa per falso, depistaggio e favoreggiamento, al comandante, Pasquale Colucci, finito in carcere per il pestaggio.

Ci sono poi il comandante della penitenziaria nel carcere Gaetano Manganelli, Anna Rita Costanzo (commissario capo responsabile del Reparto Nilo) e Francesca Acerra (comandante del Nucleo Investigativo Centrale).

Santa Maria Capua Vetere, dopo le violenze i depistaggi: ecco chi diede gli ordini

Negli atti depositati figurano anche le chat tra Fullone e l’allora capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dello Stato Francesco Basentini dopo la rivolta.

Scrive Colucci il 6 aprile: “Buona sera capo, è in corso perquisizione straordinaria con 150 unità provenienti dai nuclei regionali… Era il minimo per riprendersi l’Istituto…“.  “Hai fatto benissimo“, gli risponde Basentini.

Scrive il Gip che quella perquisizione, “diventa lo strumento mediante il quale si è dato sfogo ai più beceri istinti criminali degli agenti a cui è stato consentito di operare ogni sorta di violenza ai danni dei detenuti”.

L’opera di depistaggio

Come anticipato dal Corriere della Sera,  secondo gli inquirenti, alcuni degli indagati tentano di far sparire le registrazioni del circuito di videosorveglianza. Il capo del Gruppo di supporto scrisse a Fulloni: “Vado a Smcv. Per video“. Tempo dopo aggiunse: “Sono sul posto, ho raccolto tutto“. “Ottimo”, è la risposta del provveditore.

Il 10 luglio 2020 i pm titolari delle indagini interrogano Fullone che ammette di aver deciso la perquisizione straordinaria rivendicando il suo operato perché in presenza di “specifiche situazioni emergenziali”, ma di aver saputo dei pestaggi solo quando ne hanno parlato giornali e tv: “Nessuno mi ha mai informato, tra le persone che avevano operato in concreto, del fatto che ci fossero state violenze ai danni di detenuti”.

Fullone ha visionato i video dei pestaggi insieme ai pm e, interrogato sulla possibilità di riconoscere i poliziotti picchiatori, risponde: “Non riconosco nessuno“.

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