Caso Orlandi, il fratello Pietro ospite da Giovanni Floris dopo il suo incontro in vaticano per la riapertura delle indagini, parla dell’audio shock che accusa Giovanni Paolo II: “Nell’audio ci sono riferimenti molto precisi sul Papa, di come lo chiamavano all’interno del Vaticano, di come era conosciuto all’interno del Vaticano. Non ho mai detto Papa Giovanni Paolo II era un pedofilo, ma ho detto che è giusto indagare a 360 gradi”.
Emanuela Orlandi, altra intercettazione shock
Pietro Orlandi ospite a Di Martedì, il programma di Giovanni Floris su La7, ha affermato di avere parlato dell’audio con il promotore di giustizia Diddi durante il lungo colloquio, durato oltre otto ore, ottenuto dopo anni di battaglie, per poter riaprire il caso sulla scomparsa della sorella:
“Sono rimasti un po’ così, perché l’audio senza beep è molto più pesante, ci sono riferimenti molto precisi sul Papa, di come lo chiamavano all’interno del Vaticano, di come era conosciuto all’interno del Vaticano. Ho detto che questa persona o il Vaticano o la procura di Roma lo deve ascoltare, perché questa persona fa delle accuse molto gravi su una persona e bisogna capire se ha delle prove, chi gliel’ha detto”.
“‘Lei che prove ha?’, mi hanno chiesto. Io non ho prove, ma sento quest’audio e sento nell’ambiente vaticano, dove le persone restano molto meno sconvolte quando faccio accenno a questa situazione rispetto a politici e giornalisti. Mi dicono che il Papa ogni tanto usciva di sera e andava in giro con due suoi amici polacchi, qualcuno mi dice non andava certo a benedire delle case. Non ho mai detto Papa Giovanni Paolo II era un pedofilo, ma ho detto che è giusto indagare a 360 gradi. Io penso che nel 2023 non possono esserci persone intoccabili”, ha dichiarato ancora Pietro Orlandi.
Si parla poi del nastro di un’intervista shock realizzata dal giornalista Alessandro Ambrosini in cui un uomo vicino a Renatino De Pedis, boss della Banda della Magliana, fa precisi riferimenti a papa Giovanni Paolo II:
“Wojtyla pure insieme se le portava a letto, se le portava, non so dove se le portava, all’interno del Vaticano. Quando è diventata una cosa che ormai era diventata una schifezza, il segretario di Stato ha deciso di intervenire. Ma non dicendo a Wojtyla ora le tolgo da mezzo. Si è rivolto a chi? Lui essendo esperto del carcere perché faceva il cappellano al riformatorio, si è rivolto ai cappellani del carcere. Uno era calabrese, un altro un furbacchione. Un certo Luigi, un certo padre Pietro: non hanno fatto altro che chiamare De Pedis e gli hanno detto sta succedendo questo, ci puoi dare una mano? Punto. Il resto so tutte caz*ate”.
Caso Emanuela Orlandi, l’audio shock su Papa Giovanni Paolo II
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