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Negli USA fa discutere il caso di Kenneth Eugene Emith, un 58enne condannato a morte in Alabama, che lo scorso anno era sopravvissuto a una prima esecuzione: non erano riusciti a infilargli nelle vene gli aghi per l’iniezione letale – ora l’uomo, che uccise su commissione una donna nel 1988, sarà giustiziato con l’azoto puro – è la prima persona a subire il nuovo metodo, escluso da anni in ambito veterinario ma ritenuto “rapido e indolore” dai giudici americani.
Il nerissimo umorismo di A.C. Whistle ci accompagna in un viaggio nell’orrore della pena capitale, partendo dal South Carolina e le sue “tradizioni”.
South Carolina reintroduce la fucilazione al posto dell’iniezione letale
Partiamo dall’iniezione letale: come si esegue questa civilissima (e moderna, il primo utilizzo fu nel 1982, ovviamente negli USA) modalità di esecuzione capitale? Al condannato vengono iniettate tre diverse sostanze: la prima è un sedativo, perché il morituro deve soffrire il meno possibile (immagino che, mentre cade in deliquio, sussurri “com’è umano lei”); la seconda blocca il diaframma inducendo paralisi respiratoria; la terza causa paralisi cardiaca, e buonanotte.

Voi anticapitalisti, che parlate male delle multinazionali farmaceutiche (anzi, di tutte le aziende farmaceutiche, anche se fossero Srls), sappiate che queste da un po’ di tempo si rifiutano di fornire agli Stati americani le tre sostanze necessarie per l’iniezione letale. Chissà se sono realmente scosse da un fremito etico (perché sorridete?) oppure se il loro direttore delle relazioni esterne e comunicazione ha deciso che è il modo migliore per dare una ripulita all’immagine.
South Carolina non si piega a Big Pharma
La necessità aguzza l’ingegno, ed ecco che il governatore della Carolina del Sud nel maggio del 2021 ha promulgato la legge, approvata dal senato dello Stato, che reintroduce la pena di morte per fucilazione. Governatore repubblicano, direte voi, e avete ragione, perché Henry McMaster è proprio del GOP. Ma la mozione sulla fucilazione è del democratico Dick Harpootlian: forse gli piace il vintage, e poi non sono mica solo i repubblicani a doversi conquistare il voto di malmostosi farisei amanti dell’ordine e di vecchie beghine spaventate dall’uomo nero (in senso figurato, pur se la maggioranza dei condannati non è certo costituita da WASP, ça va sans dire).

Fremiamo dalla curiosità di sapere come sarà organizzato il plotone di esecuzione. Quanti saranno i componenti? Direi non troppi, sì da non maciullare il corpo, né troppo pochi, per non rischiare di non attingere subito gli organi vitali. Quali divise indosseranno? So che resterà un sogno, ma a me piacerebbe che fossero quelle dell’esercito confederato, con il meraviglioso grigio cadetto e l’oro di bottoni e alamari. Dopo la scarica sarà previsto il colpo di grazia da spararsi alla testa? Mi pare irrinunciabile, e ci vuole un bel revolver classico: Colt modello Single Action Army 4.75″, $ 1.799 sul sito della casa produttrice.

La sedia elettrica
Ma la sedia elettrica, chiederete? Anzi, la sedia, come viene chiamata nei film di gangster. Quella c’è sempre, tranquilli, solo che i condannati tendono a non sceglierla (sì, negli USA si può sempre scegliere, solo che è come per i menu dei fast food, alla fine hanno tutti lo stesso brutto sapore). Io vi spiego come funziona, giudicate voi se essi sono troppo schizzinosi: legato il condannato mani e piedi e gambe e tronco, gli si applica sulla testa -rasata in precedenza- una calotta metallica munita di elettrodi con una spugna bagnata all’interno, altri elettrodi su una gamba, e via con la cottura.
Che in effetti, se non è rapidissima come previsto dal protocollo a causa di problemi di energia elettrica (sono macchinari usati poco spesso, e gli operatori non riescono a fare abbastanza pratica), può essere lenta e dolorosa, soddisfacendo così il desiderio segreto di molti: globi oculari che esplodono (ma il cappuccio non fa vedere nulla, purtroppo), teste che bruciano, emorragie, ecc.
Insomma, come effetto sul grande pubblico non c’è paragone, la sedia vince.

L’impiccagione
Ma perché tornare alla fucilazione, quando gli americani hanno una grandissima tradizione in uno dei metodi più spettacolari per mandare i malfattori all’inferno: l’impiccagione. Ladri di cavalli e banditi in genere (dopo breve processo o direttamente per linciaggio), schiavi negri fuggiti dalla piantagione, tutti venivano appesi a un albero o a una forca. E c’è una fondamentale differenza fra l’una e l’altra tecnica.
Se tirati su a forza di braccia (ad esempio da buontemponi in cappuccio bianco che vogliono rallegrare una festa campagnola ove crepita la croce infuocata) si muore “rapidamente” per asfissia in 5-10 minuti: vi invito a leggere la relativa voce dell’Enciclopedia Italiana Treccani del 1933, in cui la minore sensibilità che c’era all’epoca porta l’autore a non tralasciare dettagli da grand guignol IMPICCAMENTO in “Enciclopedia Italiana” (treccani.it) .
Se invece c’è un bel patibolo con forca e botola e un boia che sa il fatto suo, si muore quasi all’istante per la rottura dell’osso del collo. Attenzione però: se l’impiccando è troppo pesante o se il boia usa una corda di lunghezza eccessiva, il contraccolpo è tale che può condurre a decapitazione. Anche e soprattutto per questo è un sistema sempre meno usato, ormai sopravvive solo in pochissimi Stati USA.

Camera a gas
Quelle dei nazisti sono indubbiamente più note di quelle americane, non foss’altro per la quantità di uccisioni incomparabilmente superiore, ma vorrei sottolineare una differenza per così dire filosofica: i nazisti uccidevano per categorie (molto ampie: ebrei, zingari, comunisti, omosessuali, ecc.), mentre gli americani vogliono uccidere proprio quell’uomo lì, quello che ha commesso reati orribili e ha ucciso e seviziato e violentato, e che pertanto deve morire malamente per garantire alla società (quella ricca e buona, chiaro) la necessaria catarsi.
Questa della camera a gas è una tecnica in cui la scienza fa progressi (si fa per dire): oltre ai classici cianuri, nel 2018 Alabama, Mississippi e Oklahoma hanno approvato l’uso dell’azoto. Ora, questo gas non è mai stato sperimentato a tali fini neppure sugli animali, per cui immagino che ci sia grande attesa per la prima. Per la quale suggerirei di non utilizzare ispanici o asiatici immigrati o di prima generazione, bensì un criminale che parli correntemente l’inglese, in modo che i pochi presenti possano riferirne agevolmente le invocazioni e imprecazioni nell’ipotesi -non remota- che il nitrogeno non faccia in fretta il suo dovere.

Arabia Saudita: decapitazioni, crocifissioni, lapidazioni
Già che siamo in argomento, o fratelli, vi propongo un ideale giro del mondo sull’argomento attraverso il rapporto di Amnesty International Rapporto di Amnesty International sulla pena di morte nel 2020: nonostante la pandemia da covid-19 alcuni stati hanno proseguito senza sosta condanne ed esecuzioni – Amnesty International Italia e la mappa interattiva di Nessuno Tocchi Caino NTC – Bancadati (nessunotocchicaino.it) .
Ma a me interessano le modalità, e mi soffermerei un attimo sull’Arabia Saudita. Lì va forte la decapitazione: il boia grida l’immancabile Allah akbar e giù la scimitarra. Le donne possono optare per un colpo di pistola per non essere costrette a scoprire il capo (credo che da quelle parti questa cosa sia classificata come affirmative action).

La crocifissione in realtà è la successiva esposizione del cadavere del reo decapitato, che deve fungere da monito, mentre la lapidazione è poco utilizzata, giusto su qualche adultera tanto per mantenere la tradizione.
Ed è interessante il fatto che la pena di morte non venga comminata (e robustamente irrogata) solo per fatti di sangue, ma anche -fra l’altro- per apostasia e blasfemia: dal 2014 anche solo l’introdurre in Arabia una Bibbia è condotta passibile di pena di morte.
Comunque tutto molto rinascimentale.
P.S. non avrei potuto scrivere questo pezzo senza assumere prima un potente antiemetico. Se voi durante la lettura non avete avuto almeno un pochino di nausea, siete da curare.

- Questo articolo è stato pubblicato su Kulturjam in una prima edizione il 21 maggio 2021
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